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La dimensione temporale nel kumite 2

Ritmo, tempo e previsione

kendo anticipo tempoCombattere è sintonia. Questo l’abbiamo visto nel precedente discorso e abbiamo parlato degli effetti di una corretta gestione del tempo.

Ciò che non abbiamo visto è il ruolo che propriamente svolge il ritmo e il tempo all’interno di un combattimento. Ci facciamo dunque aiutare dal più grande spadaccino giapponese: Miyamoto Musashi.

Nel Go Rin no Sho (il libro dei cinque anelli), nel capitolo “Chi no Maki” (il libro della terra), egli ci spiega cosa sia il ritmo:

 Il ritmo di Heiho (Heiho no hioshi no koto)

Il ritmo è qualcosa che esiste in ogni cosa, ma i ritmi delle arti marziali sono particolarmente difficili da padroneggiare senza esercizio e pratica.

C’è un ritmo in ogni cosa, ma in Heiho (la strategia) il ritmo non può essere padroneggiato senza avere una valida esperienza pratica.

Il ritmo si manifesta in tutto il mondo in cose come la danza e la musica, flauti e strumenti a corda. Questi sono tutti detti ritmi armoniosi.

Nella Via della danza e in quella dei musicisti il ritmo è fondamentale poiché governa alla perfezione la buona esecuzione; anche nelle discipline guerriere esiste un ritmo e un tempismo nell’azione dei vari elementi che combattono. In ogni destrezza e abilità esiste un tempismo.

Non a caso ci indica danza e musica … immaginate che i ballerini comincino a pestarsi i piedi fra di loro durante un’opera teatrale perché non andando a tempo si trovano in posizioni sbagliate. Diverrebbe una commedia e non più qualcosa di sublime poesia visiva !

Nel campo delle arti marziali ci sono ritmi e armonie nel tiro con l’arco, tiro con armi da fuoco e anche nelle passeggiate a cavallo. In ogni arte e scienza non può essere ignorato qualsiasi ritmo.

C’è anche un ritmo di essere vuoto.

Nella vita professionale di un guerriero eccellente di rango vi sono ritmi alti e bassi, ritmi di soddisfazione e di ritmi frustrazione.

Tale ritmo esiste anche nella mente vuota di un guerriero. Il bushi, per esempio, trova il ritmo dell’azione nella riuscita come nel fallimento, nel raggiungere un obiettivo, come nel mancarlo.

“Tutte le cose implicano un tempo per crescere e uno per ritirarsi”. Il momento in cui tutte le cose progrediscono e quello in cui vanno male deve essere avvertito e compreso. E’ importante, all’inizio, conoscere il ritmo giusto prendendo in considerazione il momento giusto per agire, le difficoltà dell’ambiente e tutto ciò che potrebbe interferire con il risultato.

“Heiho riserba la vittoria a chi combatte comprendendo il ritmo del nemico”.

aikido anticipo tecnicaTali parole valgono solo per la Via della spada ? Certo che no ! Come i Pitagorici consideravano l’universo come formato da numeri, allo stesso modo Musashi comprese che l’universo è fatto di ritmi (ciclo delle stagioni, il giorno e la notte, il respiro, etc…)

Allo stesso modo un calcio o un pugno se ben allenato, può risultare fatale quanto una spada. Per tal motivo se non si vuole essere investiti da un K.O. tecnico o peggio ancora, andare in contro alla morte, è necessario comprendere i ritmi del combattimento.

Se nel calcio, occorrono tempi diversi per tirare il pallone a seconda degli effetti che si vogliono imprimere alla palla, e ad esempio qualora vi sia un portiere pronto ad uscire per andare in contro l’attaccante ormai in solitaria, bisogna tener conto dei propri tempi di uscita (e il rischio di lasciare la porta scoperta) e dei tempi dell’attaccante (che ad esempio può fintare, sfasando i tempi), così da non subire goal.

Il praticante di arti marziali allo stesso modo se non vuol “morire” (in allenamento o sul serio) deve considerare alla perfezione i propri tempi e quelli altrui.

Musashi ancora ci dice che proprio per tali motivi il combattente non può assolutamente usare lo stesso ritmo più volte, perché non bisogna dare indizi al proprio avversario e anche perché se non ci si pone in maniera differente a seconda del contesto, usare un ritmo lento a uno veloce (e viceversa) diverrà controproducente.

Egli dunque afferma che esistono vari ritmi o Hyoshi (o yoshi) nelle arti marziali  e ognuno di questi va compreso in fondo e combinato con gli altri tipi.

Come si controlla lo Hyoshi ? L’autore del libro dei cinque anelli suggerisce di cominciare controllando la respirazione.

Quanto è vero ! Mentre combattiamo, quante volte capita di arrivare con un “fiatone” squilibrato rispetto alla nostra effettiva prestazione ? 

Al di la di aspetti fisiologici, ciò avviene perché non riusciamo a controllare la respirazione correttamente, che si riflette psicologicamente sul riuscire a padroneggiare la situazione e allo stare calmi. Non a caso quando siamo in ansia o molto emozionati il cuore comincia a battere all’impazzata e la respirazione aumenta vertiginosamente. Ecco perché gli orientali ritengono che mente e corpo siano un’ unica cosa !

I ritmi vanno ricercati in qualsiasi cosa esistente ! Per fare riferimento a ciò Mushashi parla di Ku no Hyoshi (il ritmo nella vita di tutti i giorni). Si va dagl’aspetti altalenanti della vita, come periodi positivi e altri negativi, fino alla programmazione dei cicli diurni del bere, mangiare e dormire. Se ci si esercita anche in questo, nell’organizzarsi la giornata, si riuscirà pian piano a controllare i piccoli istanti frenetici e repentini.

 Ed è qui che entra in gioco il saper prevedere le cose. Se ci si organizza e si capisce l’importanza dello studio ci si ritroverà perfettamente d’accordo con la massima di Confucio:

Studia il passato se vuoi prevedere il futuro

Dove per passato si intende anche il momento dell’osservazione presente (mentre che il messaggio dell’immagine arriva al nostro cervello, l’azione è già accaduta per quanto veloce sia la reazione del cervello). Incrementando i nostri studi e migliorando l’osservazione e la deduzione, saremo in grado con una facilità man mano crescente di poter prevedere le mosse del nemico. Ciò può essere esercitato solo con l’allenamento della mente e del corpo.

Per il maestro Tokitsu, tale “divinazione” detta Yomi è un qualcosa di innato, ma può essere sviluppato in ognuno di noi con la presenza di un sensei sensibile a questo aspetto e a seconda di come personalmente ci si pone.

Sentire è qualcosa di trascendentale e non contingente la realtà. L’istinto a volte ci suggerisce cose che la razionalità non comprendere a pieno. Se ad esempio dovessimo entrare in una stanza buia e vuota, come ci comporteremmo se qualcuno fosse nascosto nell’ombra ? Lo avvertiremmo ? E se ci dicessero prima che questo qualcuno è presente, entreremmo in questa stanza allo stesso modo se non ce l’avessero detto ?

In un certo senso è quella capacità di fiutare il pericolo che nell’evoluzione della nostra specie di preservarsi dai predatori e da ogni sorta di potenziale minaccia.

Quando un ladro deve rubare una casa, passa molto tempo a studiare le abitudini della famiglia, gli orari di lavoro (guarda caso il tempo torna ancora) prima di agire. Allo stesso modo il praticante deve studiare i movimenti altrui ed entrare dentro di lui a tal punto da poter respirare con i suoi polmoni e indossare la sua pelle. Identificarsi con esso e sfruttare la sua coscienza (Kurai dori in giapponese).

kumite anticipo hyoshiNessuno sa con certezza cosa se l’avversario tirerà un mawashi geri o un ushiro mawashi geri, siamo portati statisticamente ad andare in una certa direzione a seconda dei nostri atteggiamenti e dei preconcetti, per non dire con una buona dose di c**o. Questa capacità previsionale si sviluppa con il costante allenamento e l’abituarsi a velocità sempre maggiori.

La strategia si adatta a Hyoshi e Yomi. Tirare tecniche che non si fanno alla conformazione fisica del soggetto sono sia inutili che una perdita di tempo. Ad esempio un tizio alto molto rigido, non potrà pretendere di tirare calci jodan, la strategia di tempo deve rifarsi a ciò che lui è e basarsi invece sui suoi ritmi.

Tokitsu aggiunge:

…si deve allenare la  sensibilità di percepire l’altro, di ascoltarne anche il più piccolo cambiamento osservando o, meglio, percependo ogni suo più piccolo spostamento sentendo il suo respiro, leggendo nel suo sguardo l’ostilità, l’intenzione, la rinuncia e  la mutazione psicologica che anticipa l’attacco: questo è il primo passo per allenare e sensibilizzare  lo Yomi marziale.

Riprendendo il discorso precedente, la ricerca del risultato sportivo, svincola e svilisce l’aspetto marziale di questo sesto senso, che va invece sostenuto e sviluppato con l’allenamento.

Non a caso i samurai per testare gli allievi dei dojo ponevano piccoli tranelli, come persone nascoste che attaccavano all’improvviso o come Tsukahara Bokuden, un famoso spadaccino che mise alla prova i suoi figli ponendo di nascosto un poggiatesta nella tipica porta scorrevole dell’antico giappone, vedendone le reazioni e chi riuscisse ad afferrare il poggiatesta se fosse caduto.

Ciò non significa che ora ci andremo a nascondere nel buio e far morire di crepacuore i nostri allievi/amici per istruirli al pericolo, ma è bene capire che bisogna avere ben chiaro il concetto di tempo, ritmo, tempi di reazione e capacità previsionali.

Questo è solo l’incipit per poter poi introdurre i principi Sen ! I miei preferiti, non a caso parte del nome del sito karatesen.it !

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