Home / Studio / Kumite / Kumite: muoversi nello spazio e il tempo 2

Kumite: muoversi nello spazio e il tempo 2

Spazio e dinamicità nel kumite

elusioni schivate uscite karateParte 2 – Precedentemente abbiamo affrontato il discorso riguardante lo spazio in senso statico potendo così delineare almeno in via generale il concetto di distanza sotto due parametri diversi (che a mio dire risultano sempre pochi).

Questo approccio ha evidenziato l’importanza della distanza per la scelta del giusto arto da utilizzare, mostrano palese l’impossibilità dell’utilizzare ad esempio, un pugno nella lunghissima distanza. Emerge anche il ruolo dello spazio comune che si viene a creare quando quelle bolle si intersecano vicendevolmente, se gli avversari sono posti a una certa distanza fra loro. Al variare del maai, quindi, variano le tecniche utilizzabili.

Tuttavia, questa analisi è riduttiva e semplicistica della realtà. Nel kumite, mai più vera è l’affermazione che nessuno tra i due sta fermo, e anche nella immobilità entrano in gioco fattori di tipo strategico o psicologico. Tutto è dinamico.

Se ricordate la mia definizione di kumite nel precedente articolo, vi balzerà alla mente il fatto che le variabili rasentano pressoché l’infinito. Ma da qualcosa dobbiamo pur partire. Io proporrei di cominciare dalla consapevolezza di ciò che è il corpo umano e le leggi che regolano la biomeccanica, per tal motivo vi rimando a questa sezione, appositamente dedicata allo scopo.

bruce lee schiva pugnoConoscendo in che modo il corpo interagisce con la fisica e la geometria, la nebbia dal sentiero preparatorio al combattimento, comincia a schiarirsi. Avendo questa base e conoscendo quindi i punti deboli del corpo umano, possiamo accenare al concetto di Kyo (il vuoto) e di uscita.

Mi dispiace deludervi, se vi siete entusiasmati non appena avete appreso tutti i punti deboli del vostro avversario per quanto riguarda la biomeccanica: quegli stessi punti deboli valgono per voi ! Dobbiamo essere consci che coprirci da una parte, porterà inevitabilmente a lasciare scoperta un’altra parte, non vi è una guardia perfetta in senso fisico. 

Quando parliamo di Kyo, intendiamo uno stato fisico o mentale, che non è più ormai in equilibrio o armonia. Un’apertura insomma, un cancello dove far breccia prima che sia troppo tardi (e qui viene richiamato il concetto di tempo che analizzeremo in seguito, per poi far vedere come spazio e tempo siano intimamente legati). Parlando solo del disequilibrio fisico, tale precarietà può riguardare la guardia, lo sbilanciamento o l’ instabilità del corpo, l’errato calcolo della distanza, ma si determina soprattutto mentre si attacca, creando letteralmente uno spazio dove per l’avversario sarà difficile o quasi impossibile contrattaccare per poter riparare al danno.

Tutto sta nell’intuizione che si affina pian piano con gli anni, il saper riconoscere all’istante tale spazio che viene a crearsi quando si manifesta il vuoto altrui. Una volta riconosciuto cosa occorre ? Un mezzo. E quale sarà in questo caso ? Il movimento di uscita dalla portata dell’avversario.

te nakashi uke uscita elusione tecnicaUscite – Un’ uscita corretta fa si che andremo a mettere una bandiera di dominio in quello spazio comune tanto citato. C’è da dire che per il 90 % delle volte, quando si pratica il kumite, succedano due cose: o si cozza come i cervi a sguardo basso, oppure si svolga tutto in linea retta, andando avanti quando si attacca e indietreggiando quando ci si difende (istintivo nella maggior parte delle persone).

L’ultima cosa non è che sia sbagliata ! La correttezza dipende dal caso in cui ci troviamo e non c’è una regola generale. Ma l’allenamento aiuta proprio a superare la difficoltà dal dover uscire da colpi portati velocemente in linea retta. L’aiuto in merito proverrà dai Taisabaki, cambi di passo, frustate d’anca ed elusioni in generale che ci porteranno via dal target dell’avversario e in uno spazio “sicuro” dove poter contrattaccare.

Fondamentale è anche l’arbitrarietà del maai: un pugno può divenire di media-lunga gittata, qualora impieghiamo salti per abbreviare le distanze, ciò però non deve portarci in spazi di facile contrattacco o a squilibri dell’insieme del corpo.

Per concludere, la dimensione spaziale assume un’importantissima rilevanza nel combattente, a seconda del terreno saranno richieste abilità diverse (immaginate una lotta su uno stretto ponte, vi occorrerà stabilità ed equilibrio maggiore) e a seconda dell’avversario e alla sua conformazione fisica varieranno le condizioni in gioco (un longilineo avrà il raggio della lunga distanza molto più ampio grazie alle sue gambe più slanciate). Ciò che va allenato è il senso della distanza e la capacità di usare queste stesse a proprio vantaggio, portandoci in una posizione di dominio rispetto all’altro.

Conquistando lo spazio, sapremo conquistare il nostro avversario, talvolta senza neppure ferirlo, ma sfinendolo per le energie impiegate a vuoto in uno spazio dove non siamo più ! Che dire ? Vi aspetto ancora per affrontare il tema del tempo e i parametri fondamentali che lo compongo.

About Karatesen

Sulla Via del nebuloso Do.

Check Also

Cos’è il kumite ?

Il kumite è lo studio del combattimento , quest’ultimo però non è un termine esatto. ...

Lascia un commento