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Il concetto di Kata – Un tentativo di approccio neutrale

Articolo originale by Andreas Quast, 1 febbraio 2016

Il termine “kata” può essere trovato nelle arti marziali classiche ma anche nelle arti di spettacolo (geido 芸道) giapponesi. Il concetto non è dissimile. Nel mondo delle arti, della manifattureria e dell’artigianato, vi è una accesa disputa su quale debba essere l’ideograma più corretto per scrivere “kata”. Nel karate di Okinawa, la stessa discussione avvenne tra Nakazato Jōen e Nagamine Shōshin[1]. A causa dei limiti di spazio, sorvolerò sulla questione dell’ideogramma in sé e per sé e invece cercherò di tracciare alcune linee sul concetto di kata in modo il più neutrale possibile.

La teoria giapponese sul kata

I kata sono invenzioni create a un certo punto nel passato da un maestro in uno specifico campo di studio. Vengono associati a una qualità pratica, una qualità estetica, una qualità normativa e a una qualità congiuntiva. Suddetti kata esistevano all’origine in varie tecniche individuali, ognuna delle quali con un proprio significato specifico. Tali tecniche vennero poi assemblate e unite in un’architettura standardizzata, metodica. Dato che un gran numero di persone basò le proprie azioni, la propria condotta, il proprio comportamento, ecc., su una simile architettura metodologica, siffatti kata ottennero un riconoscimento quasi ufficiale come qualcosa dotato di una qualità distintiva.[2]

kata tengu
Shinkage-ryū Hyōhō Mokuroku no koto di Yagyū Sekishūsai (1601)

Come per il bugei, tutte le arti rappresentative sono ottenute per mezzo di abilità pratiche. Di conseguenza l’eccellenza pratica viene ammirata più di ogni altra cosa. Quando si studia un’arte rappresentativa, per prima cosa si considera importante soprattutto l’imparare le rispettive abilità pratiche sotto un maestro eccellente. Tuttavia, l’obiettivo delle arti rappresentative è ottenere l’abilità definitiva (waza). In altre parole, esse mirano a scoprire i principi nascosti, i segreti più celati, o i misteri delle tecniche all’interno delle singole arti. Per dirla diversamente: anche se si studia sotto un maestro eccellente, tutto questo non può essere ottenuto con facilità . Per questa ragione maestri dotati di ingegno formalizzarono le abilità (waza) in kata, un fatto, questo, abbondantemente dimostrato nelle tradizioni segrete scritte del geido. Esempi di tali tradizioni scritte riportanti kata sono:

  • Nanpōroku[3] con i suoi diversi rotoli.
  • Shinkage-ryū Hyōhō Mokuroku no koto (1601, autografo a opera diYagyū Sekishūsai)
  • Sen’ami 宣阿弥, che annotò su un libro di tradizioni segrete sullo stile di ikebana Rikka (tatebana) 立花di Mon’ami 文阿弥 (? – 1517), che pone l’accento sull’asse centrale.
  • Hōjutsu Hidensho 砲術秘伝書 di Inadome Ichimu 稲富一夢 (1522 – 1611)[4], nel quale si mostrano nel dettaglio metodi sullo sparare e mirare a bersagli.
  • In aggiunta, su manoscritti di tradizioni segrete appartenenti a varie ryu 8scuole) di kenjutsu, in diverse regioni, si trovano spesso soltanto descrizioni di kata.

Da tutto questo appare chiaro che il concetto di kata reca in sé un carattere quasi di legge e di normativa. I kata trattano di metodi standardizzati e costretti all’interno di tradizioni. Non è possibile cambiarli in modo arbitrario.

Siffatti kata si traducono nel dimostrare un’abilità appresa per mezzo dell’esempio. Ancora, i kata sono stati sviluppati e dimostrati da geni o maestri passati considerati come le massime autorità nei rispettivi campi di specializzazione. Pertanto, il kata è un insieme specifico di abilità che è stato riconosciuto dalla maggioranza delle persone come un risultato degno di nota e di massimo prestigio di un dato genere. Dunque, in riferimento a quanto fu insegnato dai maestri, i kata possiedono un carattere quasi di legge e di normativa. I kata sono inoltre qualcosa di ristretto, rinchiuso, connesso e collegato strettamente a quegli esatti insegnamenti.

Nel mondo delle abilità pratiche, tutti concordano su questo punto. Detto in altro modo, a meno che un kata non sia un modello, una forma standard, uno schema o una norma legati e connessi agli insegnamenti di un creatore e alla sua linea di tradizione, esso non può essere considerato un kata nel senso di forma d’arte. Sarebbe al massimo una creazione meccanica, o una mera sequenza di movimenti.

Eseguite originariamente come tradizioni culturali per pochi aristocratici in tempi antichi e medievali, agli inizi dell’era moderna diverse abilità si trovarono esposte all’attenzione di un enorme numero di persone casuali che iniziarono a interessarsi delle varie arti rappresentative. Grazie a tale sviluppo, il valore e il prestigio dei kata si accrebbe di conseguenza: il concetto di kata ottenne un gradi ai autorità riconosciuto universalmente, e si ritrovò a possedere un carattere normativo vicino all’assoluto.

Creati da individui abilissimi, i kata 型 e le abilità straordinarie in essi contenute, furono considerati come oggetti, e pertanto si ritrovarono a essere indipendenti dai loro creatori.

Tuttavia, a causa dell’elevata autorevolezza dei kata e del loro carattere normativo assolutizzato, i creatori dei kata furono tenuti in altissima considerazione da quegli appassionati che seguivano le rispettive arti rappresentative. Le casate ereditarie o le linee di discendenza che portavano avanti tali tradizioni, sono ancor oggi altamente rispettate. Si veda il caso di Sen no Rikyu (利休, 1522 – 1591), o del brillante poeta di haiku Matsuo Bashō (芭蕉, 1644 – 1694).[5] In modo analogo, specialisti nell’arte bellica scoprirono a loro volta principi nascosti e tecniche celate, svilupparono metodi di insegnamento uniformi e il riportarono in forma di kata.[6]

La relazione tra kata e ryuha

Stando a diverse definizioni date dai dizionari, e in accordo con quanto riportato sopra, i kata sono tecniche e forme di espressione che possiedono proprietà distintive e qualità speciali, e che furono create da maestri o altri personaggi autorevoli di rilievo in uno specifico campo di abilità pratica. Volendo formulare la cosa un po’ diversamente, un kata è una forma o formalità che è stata determinata da abitudini, pratiche culturali o tradizioni. È un’abitudine, un precedente, una convenzione. O, in altre parole ancora, i kata sono posizioni e azioni standardizzate, considerate come norme, come un metodo specifico, uno stile, uno standard, come nel budo, nelle arti rappresentative tradizionali, negli sport e via dicendo.[7]

Siffatti kata vanno considerati come fattori primari all’origine delle varie scuole o ryuha, nell’ambito delle quali si insegnava qualche arte. Nel loro significato letterale, i termini kata e ryuha si sovrappongono, in quanto vengono definiti come abilità artistiche tradizionali, tecniche speciali o come la creazione di una famiglia o di una linea di tradizione che adotta metodi di insegnamento come tradizioni segrete (hiden 秘伝), insegnamenti a voce (kuden 口伝) e via discorrendo[8].

Nel caso di tecniche per il combattimento reale, comandanti militari come Kamiizumi Ise-no-Kami (ca. 1508 – 1577) e Yagyū Munetoshi (1529 – 1606) della tradizione Shinkage-ryū, furono tra i primi a creare e mettere insieme prototipi di ryuha.[9]

Cos’è una ryuha? A grandi linee, è la scuola di un’arte. Secondo i dizionari monolingue Kōjien (広辞苑) e Daijirin (大辞林), i termini ryu, ha e ryuha sono così definiti:

Ryu 流: tecniche (metodi, stile, un sistema, uno schema o formule) nel budo, arti rappresentativa (geido), arti, arti creative, artigianato e simili, caratteristiche di una data famiglia, persona o linea di discendenza.

Esso si riferisce inoltre alla tradizione di tale metodo, ai suoi antenati o alla loro linea di discendenza.

Ha 派: 1) un gruppo di persone che segue le stesse dottrine, opinioni, metodi.

  1. Se usato come suffisso, indica che si appartiene a una certa corrente o tendenza, come nelle arti, nella tecnologia, negli studi accademici, nella religione, ecc.

Ryuha 流派: nome che combina ryū 流 e ha 派. In generale, ryū è una classificazione più ampia, ha ne è un sottoinsieme

A ogni modo, stando a questo un sottoinsieme (ha) non può ridefinire il suo insieme superiore (ryu) né i suoi contenuti (kata), senza che ciò implichi grossi cambiamenti.

La teoria okinawense sul kata

passai kata esempioSi dice che il karate sia un bujutsu la cui esistenza venga totalmente determinata dai kata[10].

Viste nella prospettiva di attacco e difesa, direzione, velocità e lentezza, durezza e morbidezza, ecc., le caratteristiche dei kata nel karate differiscono enormemente da quelle del judo e del kendo, o degli altri budo. Nelle arti marziali tradizionali giapponesi come il judo e il kendo, il kata offre sia la forma esterna che il contenuto di una tecnica già ben definita. In altri termini, le abilità pratiche sono già definite, in modo tale che esse possano dimostrare chiaramente la relazione tra la forma esterna (kata) e la tecnica (waza).

Di conseguenza, si può ben dire che qui i kata siano un tutt’uno con le tecniche (waza) stesse. Inoltre si usano per le singole tecniche nomi descrittivi, come anche per i kata completi, e si descrivono i loro contenuti tecnici, come nel caso del seoi-nage (proiezione caricando sulle spalle), ecc., o del nage-no-kata (forma di proiezioni).

Nel karate, i kata forniscono unicamente le forme esteriori delle tecniche, ma non i contenuti. In altre parole, le abilità pratiche non sono definite e il kata non mostra chiaramente la relazione tra forma esterna (kata) e tecnica (waza).

Inoltre i nomi dei kata nel karate sono ambigui. Per esempio, il Suparinpei, il più elevato tra i kata del Goju-Ryu, secondo una visione folcloristica includerebbe 108 tipi di tecniche. Ma, al di là di interpretazioni personali a opera di anziani maestri, questi 108 gesti non sono né specificati né fissi.

In aggiunta a questo, e contrariamente al judo e al kendo, i nomi dei kata del karate, come Naihanchi, Passai, e Kusanku, ecc., non permettono di trarre quasi nessuna conclusione riguardo i loro contenuti tecnici, né lo consentono i nomi delle singole tecniche in essi riportate.

È perfino impossibile categorizzare un dato gesto trovato in un kata come appartenente in modo specifico alle categorie di attacco o di difesa.

I kata del karate sono teorizzazioni di principi, e recano in sé una pletora di abilità con i propri significati nascosti dietro un elevato livello di astrazione. Ogni movimento o gesto all’interno dei kata del karate può essere facilmente intepretato come una moltitudine di tecniche applicate. E proprio questa è la ragion d’essere dei kata di karate, così come la maggior differenza rispetto ai kata del judo, kendo, ecc.

Questa è la ragione per cui si dice che il karate sia un bujutsu la cui intera esistenza è interamente determinata dai kata. Ed è altresì la ragione per cui si dice che “il karate inizia e finisce con i kata”.assegnando tecniche fisse ai gesti del kata, il karate verrebbe trasformato erroneamente in qualcos’altro, e di conseguenza perderebbe la propria ragion d’essere. Lo stesso vale per i cambiamenti apportati ai kata per specifiche ragioni, come per esempio applicazioni particolari o per le gare.[11]

Kihon e kumite (yakusoku, bunkai, oyo ecc.) non sono entità individuali.

Al contrario, essi sono semplicemente elementi inerenti la concezione di kata come architettura aperta. Il karate non si basa sulle “3 k”, ma il karate, in tutte le sue forme, è una funzione dei kata.

Note

[1] Cf. Ryūkyū Shinpō, 8 e 25 Novembre, 1995.[2] Takamiyagi 1996: 92.[3] Registri del Sud. Libro di segreti che descrivono gli insegnamenti del maestro di cerimonia del the Sen no Rikyū 千利休 (1522 – 1591).[4] noto come Inadome Sukenao 稲富祐直. Inadome-ryū Hōjutsu Hidensho 稲富流砲術秘伝書.[5] Matsunosuke Nishiyama: Kinsei Geidō no Shisō no Tokushitsu to sono Tenkai近世芸道の思想の特質とその展開 (Evoluzione e caratteristiche dei concetti delle arti rappresentative agli inizi dell’era moderna). In: Matsunosuke Nishiyama, Watanabe Ichirō, Gunji Masakatsu: Kinsei Geidōron. Iwanami Shoten, Tōkyō 1972. 西山松之助, 渡辺一郎, 郡司正勝: 近世藝道論 . 岩波書店, Tōkyō 1972.[6] Uozumi 2013: 6. Takamiyagi Shigeru, in: OKKJ 2008: 209–10. Con riferimenti a: Matsunosuke Nishiyama: Kinsei Geidō no Shisō no Tokushitsu to sono Tenkai 近世芸道の思想の特質とその展開 (Evoluzione e caratteristiche dei concetti delle arti rappresentative agli inizi dell’era moderna). In: Matsunosuke Nishiyama; Watanabe Ichirō; Gunji Masakatsu: Kinsei Geidōron. Iwanami Shoten, Tōkyō 1972. 西山松之助, 渡辺一郎, 郡司正勝: 近世藝道論 . 岩波書店, Tōkyō 1972.[7] 広辞苑第六版「かた(形・型)」. ブリタニカ百科事典「型」[8] ブリタニカ百科事典「型」[9] Uozumi 2013: 6.[10] Shinzato 1996: 267. 空手は型あっての武術です。[11] Takamiyagi Shigeru, Shinzato Katsuhiko in: OKKJ 2008: 209–22. Shinzato 1996: 268–93.

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Link originale alla pagina:

http://ryukyu-bugei.com/?p=5391

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