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Un maestro è mare o stagno

” Far valere l’erede – Chi ha fondato con spirito altruistico qualcosa di grande, provvederà ad educarsi degli eredi. È segno di una natura tirannica e bassa vedere degli avversari in tutti i possibili eredi della nostra opera, e vivere in stato di difesa contro di loro”

maestro mare arteMi avvalgo ancora delle parole del filosofo tedesco Nietzsche come premessa ad un argomento molto trascurato o bonariamente messo da parte dicendoci che sono solo cattivi pensieri i nostri , arrivando a vergognarci persino delle idee che seppur per un attimo hanno occupato spazio nella nostra mente.

La fastidiosa domanda che a qualcuno può sorgere è questa: “ il mio maestro in realtà vuole insegnarmi proprio tutto? ”

Molto spesso si tende quasi a divinizzare il proprio sensei sacrificando con ciò la nostra capacità di giudizio, l’eccessiva stima può annebbiare la nostra vista scambiando lucciole per lanterne. Questo problema può porselo solo il praticante avanzato, la questione si pone quando si ha la sensazione di aver smesso di imparare, quando ci si reca al dojo con scarse speranze riguardo il perfezionare il nostro karate, quando si ha la sensazione che abbiamo preso tutto ciò che potevamo prendere da quell’uomo che chiamiamo maestro.

I casi possono essere due, diametralmente opposti:

Il nostro Maestro non ha realmente altro da insegnarci.

Il nostro Maestro non vuol insegnarci altro.

In ogni caso v’avverto la separazione è imminente. Nel primo caso il Maestro può comportarsi in due modi: il primo è continuare ad allenarci mascherando il fatto di non saper altro (lo si abbandonerà scoperto l’inganno), il secondo sarà quello di comunicarci di aver raggiunto un livello tale in cui lui non potrà darci altro e ci consiglierà di recarci altrove (costui è un buon maestro e lo porteremo nel cuore).

Ora veniamo al secondo caso, il più subdolo, colui che nega la conoscenza. Le ragioni di tale comportamento sono molteplici ma traggono tutte origini dalla vanità (l’ego insomma), non accettando che un allievo stia sviluppando un potenziale superiore al suo il maestro in questione (ma poi, potremmo definirlo maestro?) si guarda bene dall’insegnarli tutto ciò che sa, cercherà invece di essere sempre e comunque perlomeno un gradino sopra, dunque la stima di sé la tiene in vita rendendo inaccessibile all’allievo una parte del suo sapere.

È il più dannoso essere che l’arte possa incontrare, è uno stagno e non un mare, blocca, tronca, falcia il progresso del karate, vuol mantenere ai suoi e agli altrui occhi il titolo di sensei eterno, insuperabile.

Diffidate amici miei di questi pusillanimi, il vero maestro è lieto di ‘perire’ per mano dell’allievo, arde dal desiderio di forgiare un altro maestro, non vorrà tenere allievi eterni, vorrà creare al di sopra di sé giacché un maestro si supera solo se viene superato dall’allievo, è questa la grande sfida di un maestro, solo facendosi superare avrà dato il giusto contributo all’arte, si sarà fatto un altro passo nel Do dell’umanità.

Chiudo con un altro pensiero dello stesso filosofo: ” si ripaga male un maestro se si rimane sempre allievi. ”

Dunque orsù! Obi allacciate e sotto col prossimo allenamento!

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