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Un, due, tre, Artista !

La visione dell’Arte secondo Daniele, ricerca di un senso profondo a quello che da fuori è dare calci e pugni

modellare argilla se stessi arte marzialeMi sono spesso chiesto, quale praticante di un’arte marziale, cosa faccia di me un artista. Molti potrebbero dire che artista non lo sono affatto, che in fondo la mia non è altro che un tipo di lotta come ce ne sono molte, o se preferisco che la mia è una disciplina tra le tante, con i suoi principi, i suoi canoni e regole, le sue conformità che trasformano il semplice menare calci e pugni in qualcosa di più sviluppato e meno grezzo. Tuttavia io potrei ribattere che ciò che pratico, aldilà del nome specifico della disciplina, rientra in una categoria chiamata Arti marziali, ergo io sono un artista [marziale].
La discussione potrebbe protrarsi per le lunghe, soprattutto rimanendo legati unicamente all’aspetto nominale della faccenda. Cerchiamo allora di capire che cosa può rendere un karateka, o un judoka o un qualsiasi altro praticante di arti marziali, un artista.
Nella mentalità comune l’artista è colui che crea un’opera d’arte e la esprime attraverso vari linguaggi (musica, pittura, teatro ecc..).

Inutile dire che un artista marziale non dipinge quadri quando si allena, o non recita; insomma sembrerebbe che questa definizione di artista non sia molto in linea con la figura del praticante di arti marziali.
Ma allora cosa mi renderà tale da poter portare quel nome? Cosa faccio per poter essere definito “artista”? è forse stato solo un vezzo degli antichi sensei il voler aggiungere il termine “arte” per indicare il loro modo di lottare? Sono, forse, un artista per magia, senza che nessuno sappia il perché?
No, il motivo ci deve essere.
L’artista marziale, è vero, non crea opere d’arte “classiche”, tuttavia egli costantemente lavora all’opera più complessa e incompleta: se stesso. Ogni praticante durante i propri allenamenti non solo modella il proprio fisico e lo rende più forte o agile, ma al contempo allena il proprio spirito, modella e dà forma al proprio carattere, impara a formare i propri obiettivi e ideali. Insomma l’artista marziale altro non fa che modellare se stesso in tutti gli aspetti.
Paragonando l’essere umano al letto di un fiume lungo cui scorre la propria energia, in base a come il letto e gli argini sono disposti l’energia scorrerà in modo diverso; l’artista marziale altro non fa che modellare costantemente il proprio letto e i propri argini per poter sfruttare a proprio vantaggio l’energia al suo interno.
Ma allora non potremmo dire che il nostro karateka o il nostro judoka o qualsiasi altro praticante agendo su se stesso altro non è che un artista, che diviene opera d’arte e inversamente da opera d’arte diviene artista, in un continuo mobile equilibrio di armonia e bellezza?

 

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