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Il viaggio del guerriero: la necessità di essere ronin

IL VIAGGIO DEL GUERRIERO: la necessità di essere ronin

Lo so, sembra anacronistico parlare ancora di ronin ma appunto, sembra!

Per chi non lo sapesse “ronin” è una parola giapponese che usualmente viene tradotta con “uomo onda” (che non è un supereroe), con questo termine venivano chiamati i guerrieri samurai che non avevano padrone (il signore feudale che aveva al suo seguito svariati soldati è il padrone in questione, il datore di lavoro dei samurai insomma, il daimyo).

ronin allenamento solitario

I ronin dunque erano costretti dalla sorte a girovagare per l’intero Giappone alla ricerca di un padrone o semplicemente (per i più liberi d’indole) cercando mansioni e “lavoretti” marziali che gli consentissero di vivere e di proseguire lungo la via del guerriero.
Sono questi spiriti liberi che ci interessano.

Ma cosa centra tutto questo con il nostro secolo?

Sempre più spesso nelle arti marziali (o presunte tali) si assiste alla deplorevole azione da parte di maestri (o presunti tali) che tengono volutamente i propri allievi perennemente tali, possono non mancare un allenamento per trent’anni ma loro sono gli eterni allievi e lui l’eterno maestro.

Cosa ancora più sconcertante è l’incapacità da parte di questi allievi di notare cosa sta succedendo, non riescono a notare il blocco della loro crescita psicofisica ma anzi vantano ed esaltano continuamente il loro pseudo-maestro.

D’altronde è comprensibile che un allievo non si accorga di nulla, essendo un apprendista quale metro di giudizio deve adottare?

E qui subentrano i ronin.

Quasi tutti credo abbiamo sentito parlare di “Via” o “Do” (almeno i meno sportivi e più “tradizionali” o comunque quelli un poco più informati), comunque, per “Via” si intende generalmente il percorso che un guerriero deve apprendere nel dojo (che appunto significa “luogo dove si apprende la Via”) e seguire nella vita.

Vediamola sotto un punto di vista strettamente più fisico, “Via” intesa come una strada, nel nostro caso lunga, talmente lunga da non vederne distintamente la fine.

Immaginate che vi è stato detto che lungo questa via c’è un luogo dove troverete moltissime risposte che cercate, c’è un problema però, non vi è stato comunicato il numero civico di questo luogo.

Alcuni, in preda all’angoscia di dover cercare un luogo specifico senza sapere come è fatto e dove si trova di preciso, preferiscono rinunciare.

Altri potrebbero aver la fortuna (?) di trovare direttamente (o con pochi tentativi) il luogo che cercano, possibile tanta fortuna in mezzo ad una via così assurdamente lunga e fitta di luoghi da visitare? Ma quest’ultimi non se ne curano, credono di aver trovato il luogo perfetto e tutti gli estranei che vengono da altri punti della via che si permettono di dire qualcosa di critico riguardo il suo dojo (ops! Luogo!) vengono trattati in malo modo e considerati ignoranti e zoticoni.
Qualcun altro veramente fortunato potrebbe non trovare subito il luogo che cerca e così, quasi fosse un supplizio, si mette a visitare ogni luogo che incontra, non ne manca uno! Certo è che si ritrova lungo la via a inveire contro se stesso per la sua cocciutaggine, a maledire il giorno in cui gli venne in testa questa idea, a tratti gli viene voglia persino di ritornarsene indietro ma ormai è stato inghiottito dalla strada e non può che continuare a suonare ai vari campanelli che incontra.

Pian piano si accorge di un fatto bizzarro, sebbene nessuno soddisfi appieno ciò che cerca inizia ad avere un senso di strana familiarità con l’asfalto, camminare non gli pesa più e tentare gli riesce sempre più facile, ogni luogo inizia a dargli spunti, tutto ciò che lo circonda sembra suggerirgli qualcosa.

samurai ronin riflessioneAdesso si è abituato a correre da una parte all’altra, saluta la gente raccontando e ascoltando esperienze lungo la via con cordialità ed è entusiasmato di conoscere cosa c’è dietro l’ennesimo campanello suonato.

Ma che è accaduto?

È accaduto che sempre più in fretta sta capendo che il vero Maestro non è in un punto della Via ma è la Via.

Il Vero Maestro è il continuo vagare da una parte all’altra, il Vero Maestro è l’insieme delle persone che incrociamo, il Vero Maestro è l’esperienza e la sperimentazione.
Certo può accadere di affezionarsi a qualcuno in particolare lungo questo sentiero ma se questo qualcuno è uno degno di affetto vi consiglierà prima o poi di cercare anche altrove, non vi terrà con sé in eterno e seppur vi voglia un bene dell’anima vi caccerà se non fate come dice!

Questa è la Via del guerriero, si cammina e si cammina, con momenti buoni e brutti che si alternano, di certo tutti utili per comprendere qualcosa…

“La Via si percorre a piedi, senza fretta e con costanza. Ogni due passi due lacrime, una di dolore l’altra di gioia.”

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