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Filosofia artistica

Riflessioni sul significato del Karate-Do per poi giungere a una concezione di Filosofia Artistica

filosofia artistica nelle arti marzialiDa tempo mi chiedo una cosa… Cosa è di preciso il Karate Do?

Oramai sappiamo tutti che non si tratta di calci e pugni (non solo almeno), fosse solo quello cosa cambierebbe da un picchiatore?
No, no, ci sarà qualcos’altro…

Dunque suppongo a questo punto si arrivi all’etica, ai pensieri morali, ma non credete anche voi che manca ancora qualcosa?

La moralità insegna a distinguere il giusto dallo sbagliato, ma ciò che può essere giusto per me può essere sbagliato per un altro, la moralità cambia troppo spesso e in troppe situazioni, cambia in base al tempo e al luogo, in ogni tempo e in ogni dove si sono sviluppate svariate morali; qual è quella giusta? Anche questa domanda è poco sensata.

No, no, ci sarà qualcos’altro…

Vedo già la nave del mio pensiero approdare (o naufragare?) nella filosofia, l’amore per la conoscenza, per il vero (vero di che, poi? Mah…), la continua ricerca nel conoscere il mondo e noi stessi.

Ma cosa significa filosofia ai nostri tempi? Conoscere il mondo (la differenza con lo scienziato? O con l’astronomo? O col fisico?), conoscere noi stessi (la differenza con lo psicologo?), il filosofo, Mmmmmm… A questo punto mi domando: il karateka può coincidere col filosofo o deve esserlo necessariamente? Se il karateka non può separarsi dal filosofo, perché sempre quei pugni e quei calci se l’obiettivo è quello di conoscere noi e ciò che ci circonda? Perché non prendere semplicemente dei libri in mano, perché usare anche il corpo?

No, no, ci sarà qualcos’altro…

Forse dimentico che facciamo un’ arte e per definizione chi pratica un’arte è un’artista, un’artista-filosofo credo in questo caso, filosofia ed arte, mi sembrano opposti:

la prima, puro uso della ragione e dell’intelletto;
la seconda, esplosione di irrazionalità ed emozioni;

Mmmmmm…
E se fossero complementari? Uno bisogna dell’altro, proprio come da svegli siamo costretti alla realtà avendo bisogno del pensiero razionale e la notte per restar sani psicologicamente diamo libero sfogo a pensieri e desideri (alle volte sconcertanti) tramite i sogni; ed eccomi alla fine all’ormai famoso yin-yang, i complementari che generano, che reggono l’equilibrio del tutto…

Il Karate Do a questo punto è reso a “filosofia artistica”, si usa l’ardore, la potenza, la gioia euforica dell’arte come benzina, come nettare, sostentamento che ci permette di avere energie potentissime da consumare al servizio della conoscenza di sé e del mondo e quando saremo stanchi, quando le energie della conoscenza si stanno esaurendo, attingeremo ancora una volta a quella fonte inesauribile che è l’arte, il che dovrebbe accadere quotidianamente…

Chi usa se stesso quotidianamente al massimo, nasce e muore ogni giorno, perciò userà tutte le energie al conoscere e le riprenderà nel quotidiano allenamento, tutto ciò si alternerà donandoci un ottimo equilibrio, staremo sempre al centro di noi e avremo l’idea e la sensazione che tutto va come deve andare…(Ma poi…è così ?)

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