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Ferdinando Balzarro. La mano vuota si racconta

Un’intervista con Nando Balzarro

nando balzarro shuto karatePer gentile concessione, oggi ci troviamo a parlare con uno dei grandi esponenti del Karate Italiano: Nando Balzarro. Non vi diremo i suoi titoli, non vi parleremo della sua bravura, non guarderemo agli enormi contributi che ha apportato come pioniere di questa disciplina nella nostra nazione. Parleremo con lui come se fosse un nostro vecchio e saggio amico. Perché se di pregi vogliamo parlare, è questo che contraddistingue il Maestro: la sua grande umanità.

Ecco cosa ci ha raccontato:

1) Chi è Nando Balzarro ?

Ho settanta anni, cinquantadue dei quali dedicati al karate stile Shotokan. I miei Maestri si chiamano T.Kase e I.Shirai. Cerco a mia volta di percorrere la ripida Via della Maestria, anche se mi rendo conto che il tempo a disposizione comincia a scarseggiare. Scrivo libri (romanzi e saggi), amo gli animali, mi commuovo facilmente.

2) Oltre al gusto personale, perché decidere di dedicare la vita proprio a quest’Arte ? Perché il Karate e non altro ?

Come tutti quelli della mia generazione, la provenienza marziale riguarda il Judo che scelsi di praticare sin dalla giovanissima età. L’arrivo in Italia nel 65 del M. Shirai (allora ventottenne) decretò la svolta definitiva della mia vita.

3) Qual è stato il contributo decisivo che ha ricevuto da quest’arte marziale e che le ha permesso di sentire la vocazione che la tiene ancora sul tatami ancor oggi dopo tutto questo tempo ?

Devo tutto a questa disciplina che mi ha radicalmente formato nel fisico e nel carattere. La parola a cui corrisponde sempre l’azione. L’inderogabilità dell’impegno preso con se stessi e con gli altri. L’assoluta corrispondenza tra ciò che sei e ciò che fai.

4) Qual è la cosa più significativa che il maestro Shirai le ha trasmesso ?

Appunto: il rigore con se stessi. La determinazione. La scelta radicale. L’allenamento quotidiano. La fede assoluta in ciò in cui si crede.

nando balzarro arti marziali5) Cosa pensa dello strumento facebook, del web e delle community nate sulle arti marziali ?

Come per tutto ciò che propone il mondo, anche su Facebook si può dire tutto il male e tutto il bene. Ottimo (addirittura indispensabile) mezzo di comunicazione e divulgazione, misero ricettacolo di pettegolezzo e menzogna. Occorre valutare i pro e i contro e, per quanto possibile, utilizzarlo in modo positivo evitando con cura i suoi frequenti lati oscuri.

6) Dopo tanti anni di insegnamento, studio continuo , libri scritti e stage per l’Italia, cosa ha capito di questo tanto citato Do ?

Sul concetto di “DO”, ho detto e scritto molto. L’argomento è assai controverso nonché oggetto di accanite discussioni che lo esaltano o lo negano. Molto semplicemente considero il “DO” una vera e propria scelta di vita, anzi, “la” scelta di vita. Quel viaggio individuale che ogni uomo sceglie di compiere qui sulla Terra. Un viaggio che sappiamo dove inizia ma ancora non ne conosciamo la definitiva meta.

7) “Frustrazioni e soddisfazioni sono la molla dell’Arte e trampolino per arretrare o avanzare in essa… in che modo lei si rapporta a questi due estremi ? Pensa di aver trovato un equilibrio ?”

La vita è una continua alternanza di soddisfazioni e (forse prevalenti) frustrazioni, delusioni, amarezze, per non dire lutti. Occorre destreggiarsi tra questi due opposti, lottando con tutte le forze per cercare di realizzare i propri sogni nei confronti dei quali dobbiamo sempre essere all’altezza…

8 ) Saprebbe consigliare come riconoscere un Maestro vero a un praticante inesperto ? Essendo un qualcosa che va al di là dei titoli, come si raggiunge la maestria e quando ci si sente maestri ?

Non è poi così difficile! Quando l’incontri non puoi non riconoscerlo. L’unico problema consiste appunto nella possibilità di incrociarlo sul proprio cammino. Resta inteso che va cercato… cercato con ostinazione attraverso tutti i mezzi disponibili. Devo dire che non sono tanti i Maestri (quelli portatori di Maestria), il che potrebbe renderne ardua la ricerca.

9) Che sensazioni le da poter scrivere dei libri ? Quali sono i temi che più ama e da cosa si lascia ispirare ?

Be’… allo stato attuale la scrittura rappresenta per me una passione enorme assolutamente complementare con quella collegata al Karate. Scrivo romanzi e saggi e articoli, ognuno dei quali mi consente di portare in superficie tutto ciò che in qualche modo si nasconde al mio interno. Scrivere romanzi significa vivere più vite. Le vite dei personaggi sono le mie vite… quelle che per le ragioni più disparate e contingenti non hanno potuto o voluto realizzarsi. I saggi parlano di Karate, ma mai dal punto di vista tecnico o didattico, bensì emozionale e filosofico. Una bellissima esperienza che consiglio a tutti.

10) Cosa ne pensa del karate attuale e cosa farebbe per migliorarlo ? È favorevole alla proposta per le Olimpiadi ?

Il karate attuale, com’è sotto gli occhi di tutti, sta conoscendo un progressivo declino per non dire imbarbarimento. La maggior parte dei valori di cui è portatore sta man mano disperdendosi o soccombendo sotto la forsennata (se pur per certi versi legittima) spinta agonistica che inevitabilmente ne ha depauperato il grande patrimonio tecnico e filosofico. La sua eventuale (assai improbabile) entrata alle Olimpiadi decreterebbe la definitiva irreversibile morte (vedere come si è ridotto il Judo olimpico) di un’arte marziale non certo nata per confrontarsi su una materassina.

11) Ogni arte marziale ha dei tratti ben delineati e specifici, il karate, con l’eccessiva divisione in stili, sembra essere più vaga e ambigua. Di cosa parliamo quando parliamo di karate in senso ampio? Sarebbe d’accordo ad un’unificazione degli stili?

Parlare di unificazione di stili (operazione peraltro più volte tentata in diversi ambiti federali) risulta immediatamente destinata all’insuccesso. Gli stili non nascono a caso e, checché se ne dica ciò che li distingue l’uno dall’altro, è molto superiore a quello che li accomuna. Gli stessi praticanti tengono molto alla scuola di appartenenza e non accetterebbero mai una definitiva perdita di “identità”in nome di una non ben definibile “unificazione di stili” (fra l’altro a chi, a quale figura tecnica, a quale super Maestro, verrebbe riconosciuto onore e onere di creare un unico stile?). No! Credo proprio che sarebbe una mossa tanto impossibile quanto inutile e negativa per il Karate stesso.

12) Un consiglio finale a chi ha voglia di inoltrarsi in questa disciplina/e e a chi invece già ne fa parte ?

Consiglio? Non è mai facile dare consigli e, forse, non è neppure giusto. Infatti ognuno ha il diritto di scegliere la propria strada e formare la propria esperienza. Comunque per coloro che già da tempo hanno intrapreso la loro “Via”, il consiglio, anzi la raccomandazione, è sempre la stessa: seguite i Maestri, non smettete mai di cercare di capire, non smettete mai di studiare, non smettete mai di allenarvi, non accontentatevi mai del livello raggiunto, siate umili, siate… siamo sempre “principianti”.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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