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Campioni del mondo e tornei parrocchiali

Articolo a cura di Thomas

Chi ormai mi conosce e mi legge da tempo sa cosa penso delle gare nel karate.

karate sportivo puntiOggi voglio invece cambiare l’ottica e entrare (ammetto con un pò di rigetto) in quella del karate sportivo e ne vorrei fare un parallelo con il calcio.

C’è un circuito dove gioca l’eccellenza dello sport, diciamo la serie A del caso; che piaccia o meno sono le gare Fijlkam.
Si lavora ore in un certo modo per poter competere con la creme della creme italiana. Si fanno i tornei regionali, i nazionali, e cosi via fino ad arrivare nel migliore dei casi ai campionati del mondo.

Poi ad essa si affiancano le altre sigle federali, che nonostante i mille distinguo a monte sulla loro tipologia di pratica, gira e rigira sono sempre lì: a fare le stesse identiche gare.

 

La differenza? Che il tasso tecnico tenderà chiaramente e inesorabilmente a scendere, però ci troveremo sempre alla fine con campione regionale, in campione italiano, un campione del mondo.

Ma questo campione può definirsi tale?

E’ come se squadre come il Livorno, il Sassuolo, il Chievo (con tutto il rispetto) facessero un campionato alternativo alla Seria A e poi si rogassero il diritto di definirsi campioni d’Italia.

Ha senso?

C’è una sigla che ogni anno fa lo stesso campionato del mondo, sempre in Italia, e sempre nella stessa città. Anche un occhio inesperto vedrà che c’è qualcosa che stride.

Ultimamente mi sono accorto di un nuovo fenomeno. Siccome esistono campionati open, dove chiunque di qualunque sigla può partecipare, per la Longobarda di turno ;), ultima in Serie A l’occasione è ghiotta, quella di partecipare al campionato da lui considerato di Serie B.

Già si frega le mani per come una squadra come la sua possa vincere tutte le medaglie a mani basse. “Io faccio parte della Fijlkam, gli altri mi sono inferiori”

Poi all’improvviso ti arriva uno tsuki nei denti che te lo ricordi per un pò: si chiama “verità”.

Puoi considerare la Serie B inferiore, però c’è gente che lavora seriamente, anche per quella gara “della domenica”.

Quindi, quando tu che fai parte della Serie A, smetti di sudare, di lavorare sodo, ripeti come un mantra “siamo i migliori” poi non dare sempre la colpa agli arbitri se non vinci il campionato in cui dovevi asfaltare tutti. Non è sempre colpa loro se abituato ad allenarti con poca convinzione o non farlo ormai più, entri sul tatami con i braccialetti e vieni squalificato ancor prima di cominciare.

E torniamo al punto di partenza. Vuoi fare gare? Spaccati il c**o allenandoti in modo specifico per quello, per vincere la Serie A.

Sennò lascia stare e magari chessò… inizia a fare Karate.

– Gackeen

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Sulla Via del nebuloso Do.

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