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Apparente ipocrisia dell’artista marziale Parte 2

Ci eravamo lasciati con la promessa di concrete spiegazioni riguardo la pratica di un’arte di guerra per fini pacifici

Meditazione marziale mokusoIl dojo (termine giapponese per indicare il luogo dove ci si allena) non è altro che una metafora della vita. Il compito del Maestro è quello di insegnare innanzi tutto il rispetto per gli altri praticanti per creare un clima costruttivo ai fini di una corretta pratica, dunque il fattore etico viene anteposto esplicitamente ai colpi che verranno insegnati in un secondo momento. Quando si è disposti ad imparare in un ambiente sereno allora inizierà l’allenamento marziale, nel tempo si impareranno tecniche di ogni sorta cercando di far fronte alle svariate situazioni che possono capitare in un combattimento, ed è proprio il combattimento il miracolo! Giunta ad una sufficiente esperienza inizieranno i confronti con gli altri praticanti nel massimo rispetto, non si combatte “contro” ma “con” il compagno, ognuno imparerà molto dall’altro. Nel combattimento abbiamo di fronte il caso, ci può capitare di ricevere qualsiasi colpo (proprio come nella vita!) e noi dovremo avere responsabilità, gestire l’attacco, adattarsi e giostrarlo a nostro favore!

Un combattimento non è altro che prendere il totale controllo dell’avversario, perdere il controllo significa secondo la metafora che i problemi della vita hanno preso il sopravvento, che non siamo stati capaci di affrontarli col giusto spirito, ma il bello del dojo è che ci dà tutti i tentativi che vogliamo! Dopo ogni combattimento si impara qualcosa di nuovo, si rafforza il nostro spirito e saremo in grado di portare quella forza d’animo nella vita quotidiana.

Inoltre ricevendo dei colpi (alle volte duri) capiamo quanto sia pericoloso farne un uso errato di queste abilità, la sofferenza da noi provata non vorremmo causarla ad altri, chi si allena a colpire punti vulnerabili sa quanto è pericoloso litigare fino ad arrivare al contatto fisico e cercherà di evitare sempre! Troppo spesso capita che in una lite, senza saperlo, si colpiscono punti particolari che portano a gravissime conseguenze, l’artista marziale conoscendo questi punti si riguarderà bene dal colpirli se non nell’estremo caso di salvarsi la vita.

Insomma chi lavora in una centrale nucleare deve conoscere i pulsanti da non premere per poter lavorare con serenità, così il praticante deve astenersi dal premere tasti tanto importanti se non strettamente necessario, tutta l’etica che circonda l’arte marziale impone il controllo totale di sé.

Concludendo, con le arti marziali si è preso il lato distruttivo dell’uomo e lo si è canalizzato verso il bene.

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