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Analisi psicologica di un artista marziale al di la del bene e del male

Salve a tutti, ciò che mi appresto a fare è analizzare in parte la psicologia del marzialista in genere, prima di fare ciò sono doverose delle importanti premesse

psicologia arti marzialiQuesto articolo può aiutarvi a comprendere le radici delle vostre motivazioni, l’origine dal quale proviene la vostra energia, il vostro impegno negli allenamenti. Non sono un professore, un laureato o altro, i miei sono pensieri di una mente comune. I vostri pareri e le vostre considerazioni possono aiutarmi a migliorare, migliorare per cosa ? Infatti è proprio questo il tema della mia analisi. Ultima considerazione prima di iniziare: anche se sembra ovvio la mia analisi si riferisce all’artista e non allo sportivo, determinati punti possono valere per uno e non per l’altro, perciò il tutto va inteso sotto l’ottica dell’arte.

Ogni praticante serio di una qualsiasi arte marziale sa che l’arte non si ferma alla tecnica, fosse un fatto prettamente fisico gli “artisti” sarebbero in molti; è dietro la tecnica che si nasconde l’essenza. Dunque cosa c’è dietro la tecnica? Un famoso e rinomato Maestro disse appunto che eseguire tecniche senza spirito è come fare della buona ginnastica, ciò è ben lontano dalla pratica di un’arte. Ma cos’è questo spirito?

Quest’analisi non si occupa di esoterismo e spiritualità, ma adotta un approccio più scientifico; ora si sa che la scienza uccide le religioni, il romanticismo e il mistero, dunque mirerò alla “chimica” di quest’essenza.
Alla domanda riguardo l’oltre-tecnica si risponde con spirito, ma che cosa è lo spirito se non un assetto psicologico?

L’indottrinamento marziale rafforza lo spirito, cioè insegna alla psiche come reagire nelle condizioni avverse del combattimento e della vita. Tolta la veste allo spirito mi sono accorto che non resta che psicologia.
Dunque ora sappiamo che uno spirito forte equivale a una psiche salda ed equilibrata (ciò non va confuso con una mente chiusa, pregiudiziosa), uno spirito debole si rifà ad una psiche volubile e corruttibile poco incline all’affrontare dei problemi con tranquillità.
Quindi l’obiettivo del praticante è conquistare una mente che gli consenta di affrontare meglio l’esistenza.

Pensate un attimo alla costanza maniacale dei vostri allenamenti, alle ore, al sangue e al sudore speso per la pratica, a quando tremano le gambe per la stanchezza, a quando le braccia chiedono pietà, alle cadute, i colpi subiti, la ripetizione dei gesti, il fiato corto, tutta la sofferenza quindi… perché ciò?
Tutto ciò serviva, quella sofferenza era necessaria per creare un corpo forte e resistente, un corpo da combattente, un corpo che vuole conservarsi integro nel tempo e che vuol perire sereno.

Ebbene tutto questo è ancora ginnastica, mettendoci lo spirito (psiche) quei gesti si riflettono all’interno, si trasformano in insegnamenti, quella sofferenza, quel sacrificio era il Maestro dell’animo e dunque il Maestro che si occupa di rafforzare la nostra mente.
La tecnica in sé rafforza i muscoli, lo studio dei principi tecnici e morali rafforza la mente. Arrovellarsi il cervello per essere sempre migliori è l’inizio del percorso mentale.

Dunque noi creiamo e doniamo a noi stessi le armi più potenti che possiamo, questa è la polpa dell’allenamento, il creare l’arsenale più completo possibile per meglio difendersi dai colpi della vita. Ma il nocciolo è diverso, l’origine (quasi animalesca) è ben diversa e non tutti la condivideranno, anzi sarà scartata da molti come anti-etico, d’altronde si sa che il nocciolo è duro e non commestibile, così le parole che sto per dire saranno coriacee e difficili da digerire.

 

Scrivere al di là del bene del male è stato uno spunto preso dal libro da me letto dell’illustre filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, bene e male non esistono in natura, bene e male nascono con la morale e la morale nasce dall’uomo moderno, in natura, sotto gli occhi del cielo, un omicidio di una zanzara è pari a quello di un uomo, una carezza è pari ad un pugno, ti amo e ti odio sono fiato di esseri parlanti.
La natura applica l’agire disinteressato.

L’esempio del sole può aiutare: il sole non illumina discriminando, illumina, punto; alcuni ne trarranno giovamento e ringrazieranno, alcuni lo malediranno per le morti causati dai suoi duri colpi. La stella in questione non si cura di lodi o biasimi, esprime semplicemente se stessa. L’uomo inventò da principi egoistici la sua morale (e ogni popolo ne ha una diversa), una morale che salvi la sua razza in primis, una morale di eletti.

Tornando al nostro nocciolo, alla base di ogni nostro gesto, di ogni nostro allenamento, di ogni passo lungo la Via, c’è il desiderio di POTERE.
Noi vogliamo potere, noi costruiamo un corpo ed una mente tenace per cercare di avere quanto più potere possibile, il potere di controllare gli eventi.

Il combattimento in senso fisico è un tentativo di mettere alla prova il nostro potere sull’avversario, vogliamo controllarlo, manovrarlo, impaurirlo, fargli capire non siamo alla sua portata, vogliamo avere il coltello dalla parte del manico, vogliamo prendere il suo controllo e non perdere il nostro.
Lo spirito lo si allena per trasferire quel potere alla vita di ogni giorno. Vogliamo una psiche, una mente, che controlli quanto più possibile ciò che ci circonda, vogliamo avere l’assetto giusto per piegare la vita al nostro volere, vogliamo avere in mano le redini del nostro destino e non perdere di conseguenza il controllo di noi stessi di fronte l’avversario più terribile, la vita…

Molti non condivideranno quest’aspetto poco gentile e molto primitivo, ma bisogna capire che la morale spesso rende accettabili persino degli assassini (uccidere una mucca per cibo non è lo stesso che uccidere un uomo per lo stesso motivo secondo la morale) dunque l’etica santifica la nostra convenienza, santifica l’istinto di conservazione facendoci dormire sogni tranquilli (in quanti dormirebbero tranquilli avendo mangiato un uomo a cena? Tutti dormono sereni col peso di un animale morto sullo stomaco).

Alcuni potrebbero appellarsi ad un insegnamento buddhista, alcuni potrebbero dire: “molte arti marziali sono permeate dagli insegnamenti indiani, un antico detto dice che la salvezza la si ottiene dal distacco dai desideri, dunque il desiderio di potere è un illusione.” A costoro io rispondo con una domanda: Questo voler distaccarsi dai desideri, cos’è se non un desiderio esso stesso ?

Il potere è ciò che anela il praticante, il potere è ciò che dona il Maestro. Un’altra rinomata storia insegna che ad un certo punto della Via l’allievo desidera uccidere il proprio mentore, perché ? Perché vuole andare dove lui non è riuscito ad arrivare, grazie a lui e al suo sacrificio arriverà ad un nuovo livello dell’arte sperando di trovare in futuro quell’allievo capace di ucciderlo, progresso continuo, ciò si ricollega al principio di salvaguardia della razza poiché raffinando sempre più l’arte si danno armi sempre migliori ai posteri.

 

 

 

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