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Okinawa e le origini

A ritroso nel tempo, luogo ed epoca in cui nacque il Karate

okinawa_karate_sanchinFin ora abbiamo visto con piacere numerosi articoli, tra i più disparati, abbiamo fatto video con la nostra redazione e ci
siamo confidati e confrontati nei gruppi di facebook.

Eppure qualcosa dopo tutto questo tempo c’è sfuggito ! Forse è voluto, forse è un errore, ma ancora non abbiamo messo per iscritto una fatidica domanda:

Ma il Karate dove è nato ? E quando più o meno ?

Acciderbolina. Mica roba da poco. Qualsiasi occidentale avrà almeno sentito dire che il karate è una disciplina orientale. E fin qua siamo in un buon 80 % della popolazione mediamente acculturata. Altri sapranno con sicurezza che è un’arte giapponese (ma vedremo presto che c’è tanto da dire anche su questa affermazione) e la percentuale scende a un 50 %.

Meraviglia delle meraviglie qualcun altro addirittura saprà che precisamente il karate si è sviluppato… ad Okinawa ! Scendiamo adesso a un drastico 15 % (e figuratevi che neanche tra i praticanti stessi si sa molto, perché non prendono la briga di andar a vedere se il proprio maestro dice panzanate o meno).

Eccoci qua, ci siamo dilettati con queste statistiche puramente inventate da me, ma sono certo che qualcosina l’ho azzeccata. Ci siamo ! Okinawa ! Terra mitica ed esotica… terra ??? ISOLA !

Bhè perché se non vogliamo andar a scomodare di nuovo le percentuali, molti “dovrebbero” sapere che il Karate è nato su un’isola ! E quindi ? Non è da poco ! Anzi, fa comprendere a chi ha volontà di capire, che questo “piccolo” particolare mette in conto parecchie sfaccettature nascoste e permette di analizzare meglio molti punti della nostra bella Arte.

Ok fin qui ci siamo… ma Okinawa è in Giappone giusto ? La risposta è n-i (no/si).

Tanto per farvi capire date un’occhiata a questa mappa:

Okinawa_Ryukyu_Giappone

Okinawa non è un’isola come le altre ! Si trova in modo quasi equidistante da Cina, Taiwan (735 miglia a sudest di ques’ultima) e Giappone. Per la precisione si trova nell’arcipelago delle cosiddette isole Ryukyu, che separano il mar cinese orientale dall’oceano Pacifico, di cui Okinawa è l’isola più grande (con altre piccole isolette annesse). Queste isole si estendono per circa 1200 km e ad oggi contano insieme 1 milione e mezzo di abitanti (quanto una delle nostre piccole regioni d’Italia).

I principali luoghi dell’isola sono: Shuri, che era l’antica capitale del regno delle Ryukyu, Naha, il principale centro commerciale e Tomari, il porto di Naha.

Perché tutti questi particolari geografici ? No, non stiamo a scuola e non voglio annoiarvi. Però viene subito alla luce che essendo uno snodo nevralgico fra potenti e antiche nazioni, questa isola in passato è stata teatro di un fervente via vai di scambi commerciali, di culture e di conoscenza. Ecco perché non è un’isola qualunque.

Tanto è vero che Okinawa anticamente era un regno a sé e non faceva parte del Giappone (inteso come nazione).

Dovete sapere inoltre che il terreno agricolo di questa isola non è dei migliori, non permetteva grandi quantità di produzione. Ecchissene ?…stop ! Ora vi spiego.

Si è riusciti ad importare la patata dolce solo nel 17° secolo in questa isola, mentre prima la varietà era molto scarsa e le tecniche agricole erano primitive. Mettiamoci poi che dove scarseggia il cibo, aumentano le malattie come il colera. Non c’era quindi la possibilità di sostenere una grande popolazione.

Perché vi dico tutto ciò ? Non vi sembra strano che un’arte marziale nasca su un’isola ? No ? Bhè pensateci. Gli addestramenti militari richiedono eserciti numerosi, la necessità stessa di combattere per qualcosa, e quindi di conseguenza grandi quantità di cibo per sfamare una moltitudine di persone che si sarebbe poi dedita, tra le altre cose, allo studio militare.

Cosa potè fare Okinawa in tutto ciò ? L’abbiamo detto di sfuggita un po’ più su tra le righe. Commercio e diplomazia !

Furono questi gli assi nella manica degli abitanti di questa isola. E qua si apre uno scenario interessante: lo scambio.

Grazie agli scambi commerciali navali, si venne a contatto con altre civilità avanzate tecnologicamente, socialmente e udite udite… nelle arti marziali. Ora immaginate di essere un piccolo regno, di avere dei commercianti che sono linfa vitale per il proprio Paese, di essere preda magari dei pirati o di ladri di merci.

Non avete bisogno di protezione ? Non una protezione da un migliaio di persone (esercito), ma da uno o da massimo un piccolo gruppo di nemici.

Capite dunque come i limiti e le possibilità dell’isola siano state dettate dalla geografia del territorio, ora però comincia la storia.

Nell’11° secolo d.C. l’isola venne suddivisa in tre regni: Hokuzan, Chuzan, Nanzan. Vere e proprie città-stato che affrontarono un periodo di belligeranza tra di loro (abbiamo quindi spiegato come sia possibile la presenza di caratteri militari in un contesto isolano/to grazie agli scambi esterni). Ogni regno era retto dai signori della guerra locali detti Anji.

Si sa che purtroppo le civilità evolvono più velocemente quando si ingegnano a far la guerra tra di loro, quindi si passò da tribù locali a forti regni indipendenti.

Shuai_jiao_lottaDa dove arrivarono le influenze e le tecniche militari ? Nel 1180-1185 si sa che molti sopravvissuti delle guerre Gempei scapparono ad Okinawa e che nel 1372, fu l’anno in cui un signore feudale (Anji) d’Okinawa, Satto, sottoscrisse un trattato di alleanza con l’imperatore della Cina, Ming, legandosi ad esso come tributario ma aprendo le porte all’immensa cultura del continente.

Nel 1392, secondo un programma di scambio economico/culturale tra i due paesi, una comunità cinese si stabilì presso Naha, nota col nome de “le 36 famiglie di Fukien” che si trasferì a Kume, un villaggio vicino Tomari e Naha.

Gli storici pensano che furono loro a mettere gli okinawanensi in contatto con le arti marziali cinesi, filippine e thailandesi.

Senza ombra di dubbio si può riconoscere una forma autoctona primitiva di lotta senza armi nel Tegumi (molto simile al Sumo) perché questo tipo di discipline è praticamente universale e conosciuta in ogni tipo di società umana. Non lo si può definire comunque uno studio codificato di tecniche omni-comprensive.

Il Karate sarà dunque figlio del Tegumi (di Okinawa) e delle altre arti provenienti da Cina, Giappone, Corea (?), Filippine e Thailandia.

Per ora prendiamoci una pausa, per vedere come in seguito l’evoluzione del Tegumi si sia fusa con la popolazione, divenendo lentamente qualcosa a sé stante, diverso in tutto e per tutto dai suoi progenitori e certamente non uguale al karate che conosciamo oggi.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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