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Miti e leggende delle Ryūkyū

(Continuazione del precendente articolo ad opera del Maestro Massimo Braglia)

Il primo documento in cui compare il termine Liúqiú nella LdP e Ryūkyū nella LdT è nella “Storia dei Suí” (Suí Shū, 隋書) completata nel 636 d.C. Dalle cronache della dinastia imperiale cinese Suí (581-618) veniamo a sapere che il primo imperatore cinese Qín Shǐ Huáng-dì (260-210 a.C.) aveva inviato più spedizioni in queste isole “per cercare il segreto dell’immortalità e la formula per tramutare il piombo in oro”. In merito alla spedizione del 219 a.C. sappiamo che incluse 300 giovani uomini e donne, numerosi artigiani e un carico di semi coi quali sperava di guadagnare la cooperazione degli ‘allegri immortali’ che si credeva abitassero in questi luoghi. Anche se queste navi non tornarono in patria è possibile che il loro prezioso carico abbia creato i presupposti in queste isole per la nascita di quello che noi Occidentali definiremmo un Giardino dell’Eden, soprattutto grazie alle preziose semenze provenienti dal continente.

Anche la tarda dinastia Hàn (II-III secolo a.C.) ereditò e sviluppò le vecchie tradizioni taoiste delle “magiche isole dei mari orientali”, entrando in contatto con antiche società matriarcali, il cui potere temporale e spirituale era detenuto dalle sacerdotesse noro di Okinawa. Ancora oggi, ad esse è deputata la divinazione allo scopo di scegliere le date migliori per le cerimonie oltre al compito di conservare e nutrire il fuoco della comunità, mantenendo intatta la comunicazione fra i consanguinei con lo spirito degli antenati e recando in tal modo continuità alle famiglie.

b) Storia Karate okinawa
La collina sacra di Sēfa utaki posta nella penisola di Chinen nel sud-est di Okinawa.

La collina sacra di Sēfa utaki posta nella penisola di Chinen nel sud-est di Okinawa. Oggi come allora, in occasione delle cerimonie religiose, le noro indossano un abito talare e collane dotate di particolari pietre a forma di virgola (magatama) che ricordano i movimenti di alcune tecniche di Karate.3

Dai canti delle vergini noro – il cui antico culto animista è per molti versi simile a quello dello shintoismo primitivo e degli antichi druidi celti – provengono i ‘Canti dei sacri boschi’ (Omoro sōshi nella LdT, おもろ草紙), la più antica raccolta di poesie e canzoni registrate nel corso del XVI e XVII secolo, ma proveniente dalla millenaria tradizione orale del popolo di Okinawa. Le leggende contenute in quest’opera, che raccoglie lo spirito di devozione e preghiera di questo popolo in oltre 1.500 poesie, narrano che l’arcipelago delle Ryūkyū venne creato da due divinità: quella femminile chiamata Amamikyu e quella maschile Shinerikyu. La narrazione aggiunge che da loro nacquero senza rapporti sessuali gli esseri umani, e che i primi ad arrivare sulla ‘Grande Isola’ di Okinawa – più esattamente nella penisola di Chinen posta nel sud-est di Okinawa che accoglie la collina sacra di Sēfa utaki (斎場御嶽) – giunsero dalla piccola e vicina Kudaka.4 A questo punto, il mito si mischia con la necessità dei primi capoclan di giustificare il loro potere come disceso dal cielo, seguendo il modello cinese.

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 Note
[3.] Vedi il paragrafo “La simbologia del tomoe” a pag. 416.

[4.] Sēfa utaki è riconosciuta dal 2000 come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO fra i Siti dei castelli e relative proprietà del regno di Ryūkyū.

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