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Mettere alla prova il Maestro

Questo breve aneddoto mostra la freddezza di sensei Funakoshi alle sfide “dimostrative” dei suoi allievi

funakoshi kumite aneddotoIchizo Otake attraverso questo racconto evoca i suoi ricordi di sensei Funakoshi: 

«Questo succedeva, credo, nel 1928: mi stavo cambiando dopo l’allenamento al dojo di Meisei-juku, quando arrivarono quattro allievi più avanzati. Quando li ho salutati, essi mi hanno detto: “Andiamo a mettere alla prova l’arte del Maestro tendendogli un agguato, vieni a guardarci.” Li ho seguiti dicendomi: “Toh, è divertente.” Ero giovane. Ben presto il Maestro Funakoshi arriva, esce dall’allenamento, si asciuga il sudore dalla fronte, si avvicina a noi con un gentile sorriso. A un tratto, tre dei miei superiori lo circondando tirandogli pugni e calci. Non erano attacchi portati con la volontà di uccidere, ma erano sufficientemente seri, tirati da Karateka ben allenati.

Il Maestro, sorpreso, ha prima preso l’attacco come uno scherzo e ha schivato sorridendo. Ma ha capito molto presto l’intenzione dei suoi allievi. Il suo viso è arrossito e ha lanciato dei kiai, ho allora avuto l’impressione che il suo piccolo corpo fosse diventato tutt’a un tratto molto grande. E quando ha compiuto alcuni movimenti circolari, i miei superiori si sono accovacciati tenendosi il gomito o il ginocchio. Perché le parate del maestro erano talmente dure che avevano l’impressione di venir colpiti con una sbarra di ferro.

 Uno di loro ha gridato: “Abbiamo apprezzato la sua tecnica, Maestro. Ci scusi, per favore”. Il maestro ha gridato: “Idioti!”, e si è ritirato nella sua camera di tre tatami dopo averci lanciato uno sguardo incollerito. 

Per un certo tempo sono rimasto inerte, sentendo un grandissimo rimorso. Poi sono andato a
vedere il Maestro. Sono rimasto un momento esitante davanti alla sua porta, e alla fine ho domandato timidamente il permesso si vederlo. Mi ha detto di entrare. Entrando, ho abbassato profondamente la testa per scusarmi, ma ero incapace di articolare una parola. Il Maestro ha detto, con una voce leggermente più forte del solito: “Testare la capacità del maestro è totalmente in disaccordo con la via. La passione del budo non deve condurre a ciò. Questo non è lo spirito del budo”. Ero ancora incapace di pronunciare parola, coperto di sudore freddo. Dopo un momento, il maestro disse: “Andiamo a fare il bagno”.

Più tardi, ho fatto ancora una volta una cosa che è dispiaciuta al Maestro. In quell’epoca, in molte università, alcuni studenti cominciavano a fare combattimento libero e a confezionare delle armature di protezione… Alcuni mescolavano il pugilato inglese con il karate e io ne facevo parte. Un giorno ho sentito dire che il Maestro Funakoshi era molto in collera e stava per escluderci dal suo dojo. Sconvolto, mi sono precipitato dal Maestro. Egli mi ha detto con calma: “Capisco che non siate soddisfatti dei kata e degli esercizi convenzionali di combattimento, ma questo dipende da una vostra mancanza di approfondimento dell’arte. Nel karate, come budo, il combattimento significa “il combattimento a morte”. La boxe inglese è stata elaborata come sport, eliminando le tecniche pericolose: colpi di gomito, uraken ecc. Quali che siano le armature che metterete a punto, fare il karate come competizione vi farà deviare dalla via.” Dopo un momento ha aggiunto: “…Ma penso che nella boxe inglese vi siano dei modi di stare in guardia e degli spostamenti che valgono la pena di essere studiati. Se è in questo senso che desiderate impararla, vi raccomando di praticare la boxe come boxe, senza mescolarla con il karate”. Sono stato commosso dalla sua perspicacia e dalla sua comprensione».

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