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Il karate antico

Il karate antico. Difficile parlarne storicamente, i dati a nostra disposizione risalgono alla fine dell’800′, cerchiamo di dare un quadro generale

karate antico classicoÈ il karate originale. Un metodo di difesa che ricercava l’efficacia totale in tutte le forme di combattimento: alla lunga, media e corta distanza. Nelle scuole di un tempo, nessuna tecnica, nessun tipo di allenamento, nessuna ricerca veniva scartata a priori. Il praticante non imparava solamente a sferrare Atemi (colpi su punti vitali) tramite il Kyusho, ma anche ad eseguire proiezioni (Nage waza); chiavi articolari (Kansetsu-waza) e la lotta corpo a corpo (Katame waza).
Se non ci si ferma alle apparenze, si potrà notare che l’arte del karate classico, nonostante abbia come scopo la difesa personale, in realtà ha un valore etico superiore allo stesso karate tradizionale. Vediamone le ragioni.

Le tecniche contenute nei kata vengono interpretate nel karate classico, che per intendersi si è sviluppato prima del 1868, prevalentemente come manovre di lussazione articolare: Kansetsu waza o Tuite (o Tuiti, 取手 tecniche di presa e di sottomissione senza colpire). Queste azioni sono forme superiori di autodifesa che si prefiggono di dissuadere l’attaccante dal continuare la sua azione, senza provocare un danno permanente, a meno che la situazione lo richieda. Alcune influenze provengono dalle diverse arti che si svilupparono ad Okinawa, ad esempio dal Motobu Udun-di. In breve : è più semplice ed immediato sferrare un pugno sul naso del nostro aggressore, provocandogli un serio trauma, piuttosto che cercare di dissuaderlo applicando una raffinata tecnica di Tuite.

 Paradossalmente si può trovare maggiore considerazione per l’integrità fisica dell’avversario, e di riflesso per le eventuali implicazioni legali, nel karate-jitsu che non nel karate-do, dove le buone intenzioni ed i buoni propositi, molto spesso rimangono confinati nelle parole del «Dojo Kun», e sono raramente messi in pratica. II karate classico di Okinawa viene così descritto dal M. Oyata, 10° Dan di Ryukyu Kempo :

naha karate antico«Il significato di mano vuota ed anche la pronuncia ‘karate” data ai due ideogrammi 空手, non è corretta. Credo che la corretta pronuncia dei due caratteri debba essere “kute”, originariamente chiamato “te”, cioè mano; tale denominazione si riferisce alle mani incontaminate di un neonato. Si tratta dell’arte di costruire il carattere ideale dell’uomo attraverso l’apprendimento del corretto uso delle mani. L’uso corretto delle mani protegge le vite umane, mentre l’uso sbagliato le distrugge. Il vero praticante di kute usa una mano per proteggere se stesso e l’altra mano per salvare il prossimo». Un altro maestro di Okinawa, il M. Konishi della scuola Shinho Jinen Ryu, così sintetizza: «La vera arte del karate consiste essenzialmente nel non colpire. non essere colpito e non provocare».

Non è altro che un modo diverso di esprimere lo stesso concetto, attribuito a Funakoshi: «Riportare cento vittorie in cento battaglie, non è il massimo risultato ottenibile; lo è invece riuscire a vincere il nemico senza combattere».

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Sulla Via del nebuloso Do.

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