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Risse e mazzate

Risse e mazzate, quando la teoria diventa realtà

rissa mazzate pugniMi accingo ad affrontare uno degli argomenti più difficili, vista la sua complessità e gli infiniti punti di vista soggettivi in merito. Cosa non di poco conto però, perché a differenza delle argomentazioni puramente verbali, trovarsi ad affrontare un aggressione o ancor peggio capitare in una rissa (in inferiorità numerica o nel peggiore degli scenari, da solo) farebbe saltare le sinapsi di un buon 80 % delle persone, artisti marziali compresi.

O per dirla con questa citazione:

Tutti hanno un piano, finché non vengono colpiti

Cosa mi ha spinto a parlare di questa tematica ? Bhé guardate qui:

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Non è di sicuro un buon inizio per un articolo. Ma è la REALTÀ !

Con tanto di simpatica sigla e ovazione delle folle. Tutti, dico proprio tutti, dovremmo guardare questi video. Non per una sadica voglia di sangue mista ad euforia per la violenza.

Non copritevi gli occhi, non esclamate parole pudiche a riguardo. Succede ogni minuto che passa, in tutto il mondo.

La violenza è parte integrante di questo mondo ed ignorarla non la farà sparire come per magia.

Mi rivolgo a coloro che credono di vivere nel mondo fatato dove queste cose non esistono in una società civile o accadono solo nei film o ancora le ritengono distanti da noi perché di queste cose se ne parla solo nei TG.

Potrebbe capitare PROPRIO A TE.

All’IMPROVVISO.

E’capitato a me, non una, tre volte che mi minacciassero verbalmente faccia a faccia e ad una si è inevitabilmente dovuti passare alle mani (qualcuno griderà al “non ci credo” altri al “pfff troppo poche”).

Mentre magari penserai che tutto ciò non è giusto e che bisogna sostenere la pace, non posso che darti ragione. Ma quando l’altra persona non la pensa come te e conosce solo la via violenta per imporre le sue ragioni, non c’è filosofia o belle parole che tengano.

Oltre la porta di casa, puoi trovarti di fronte anche un milione di nemici (十六、男子門を出づれば百万の敵あり。)

Con queste parole il maestro Funakoshi pose un monito ai praticanti del Karate nel suo Nijukun. Un atteggiamento di costante vigilanza mentale, che non si traduce con paranoia per il pericolo, ma un richiamo alla freddezza nel momento dell’azione e al non essere ingenui pensando di essere sempre e comunque al sicuro.

Conosci il tuo nemico

Due, a mio avviso, sono le tipologie di azioni violente. Quelle motivate e quelle insensate.

Cosa vuoi dire Karatesen che c’è una violenza giustificata e una che non lo è ? No. Sto solo dicendo che determinate azioni sorgono da concause razionali sostenute da una prevalicazione dell’istinto, altre invece che non lo sono affatto.

Insensate – Avete sentito recentemente che in alcune metropolitane delle più importanti città del mondo alcune persone sono state buttate sotto ai treni all’improvviso semplicemente mentre aspettavano per recarsi al lavoro ?

Si scoprì poi che accadde ad opera di psicopatici e deviati socialmente che erano nei pressi della stazione. Perché una simile cosa ? Cosa spinge un individuo a fare ciò con tanto cinismo senza un minimo di rimorso ? Non c’è risposta. Per quanto vogliamo razionalizzare, semplicemente non c’è ! Succede e basta.

Motivate – Qua possiamo spaziare nell’infinità delle manifestazioni dei comportamenti umani, di cui potremmo citare quelle statisticamente più frequenti. Per tal motivo mi trovo a dover definire (quindi limitare) determinate categorie generalizzate di persone, cosa che odio fare.

Il bullo

bullo violenzaNon c’è bisogno di qualche telefilm americano per vedere il bulletto (fidanzato con la cheerleader più carina della scuola) stereotipato che tiene a testa in giù nel water il nerd sfigato di turno. Il bullismo è un comportamento diffuso in ogni società, assumendo connotati diversi. Quando il singolo si trova a importunare l’altro, lo fa perché ha bisogno continuo di affermarsi come “forte” e di marcare il suo territorio, minacciando chiunque ne rientri con la prepotenza e accompagnata da atti delinquenziali.

Le armi del bullo non sono solo fisiche come calci, pugni e una forza superiore; ma anche verbali, quale l’ingiuria, l’offesa personale, la messa in ridicolo.

Perché fare ciò ? Perché il bullo con la violenza ottiene ciò che vuole. O meglio, ottiene in altre forme ciò che altrove non gli è stato dato, magari affetti familiari e sociali, compensando con emozioni forti quelle mancanti.

Tale figura può essere singola o accompagnata da altre,  formando una gerarchia, dove formalmente uno è riconosciuto leader o qualora non c’è questa formalità, il riconoscimento avviene inconsciamente. Venire meno ai doveri in questo gruppo o tradirne le aspettative comporta punizioni dirette.

Gli altri soggetti sono generalmente passivi e non intraprenderebbero azioni violente senza il permesso di chi svolge il ruolo attivo, se non per procurare consenso altrui e richiamare la difesa in un aggressione singola, trasformando gli incontri da un uno vs uno a gruppo contro il singolo.

In questo caso il detto “l’unione fa la forza” non ha valenza, perché di fondo c’è una profonda insicurezza e vigliaccheria.

L’ubriaco

adolscente ubriacoLimitante dire “l’ubriaco”. In realtà tutto ciò che altera chimicamente gli stati di coscienza che porta alla tendenza ad essere aggressivi è da ritenere causa di scontri.

Non è una paternale sul “ehy tu immorale, non devi bere o drogarti”. Stiamo solo dicendo che ogni eccesso può avere risvolti negativi, che sarebbe meglio evitare, a meno che non vogliate apparire tristemente noti per le vostre molestie, no ?

Chi finisce in tale eccesso, ahimé perde il controllo di sé. Magari è anche una persona che nella vita non è affatto violenta, o che non ha mai manifestato comportamenti eccessivi.

Qualora l’ubriachezza divenga molesta e tendente alla violenza, tale soggetto può intraprendere azioni pericolose per gli altri e per sé stesso, usare o lanciare oggetti o se il tipo di persona è già violenta da lucido, l’uso di armi proprie e improprie.

Il represso

Vi sono persone che sembrano apparentemente pazienti e calme. Ma sono vere e proprie bombe ad orologeria, accumolando sentimenti negativi nel tempo. Generalmente la loro violenza si esprime in una sola grande volta come scarico tensionale.

Ciò nasce dalla sua incapacità a esprimere i sentimenti o i suoi dissapori con le persone, portando a sotterrare la negatività e le angherie nel profondo dell’animo, stampandosi un sorriso sul volto. Può esplodere da un momento all’altro e non è detto che se la prenda con la causa diretta dei suoi mali, basterà un minimo di incomprensione per convogliare tutto nella violenza.

L’esaltato

Chi è fissato con la violenza e prova gusto nel vedere la sofferenza negli occhi altrui. Può muoversi da solo o accompagnato da chi la pensa come lui. Spesso è un amante del sangue o peggio ancora milita nelle schiere degli artisti marziali, usando ciò che impara per imporre la sua forza sui deboli. Il peggiore di tutti è quest’ultimo citato, sia per condotta morale (violando le leggi sacre non scritte delle arti marziali) che nella pratica. Per cui difendersi da un soggetto così sarà deciso solo dalla nostra capacità tecnica e preparazione psico-fisica.

Altre macrocategorie

Creare queste categorie, è pressoché inutile, vista la variabilità dei comportamenti umani. Possiamo però definire dei soggetti che sostenuti dallo sfiancamento morale, giustificano le loro azioni con i loro problemi.

rapina omino monopoliSono i problemi che sfruttano i maghi quando le persone vogliono sentire le predizioni sul loro futuro, con la tecnica del mentalismo del “cold reading”. E sono generalmente due: Soldi e Amore.

  • Chi usa la violenza per un fine economico, lo fa esculusivamente con l’obiettivo strumentale di ottenere denaro. Picchiare o minacciare occorre solo per spillare qualche banconota. Spesso si tratta comunemente sia di bullismo che di criminalità vera e propria.
  • Gelosia. Come esplode il represso, così il geloso dopo aver sopportato male e poco, va dal suo diretto “avversario” e impone il suo territorio delineando la possessività per la propria donna/uomo.

Il resto delle categorie ? Trovalo tu ! Non si può parlare dell’essere umano in poco più di mille parole. Ogni caso è a sé stante.

Ciò che per il momento è importante è comprendere che riconoscere chi abbiamo di fronte, può: 1) aiutarci a capire con chi abbiamo a che fare e cosa possiamo aspettarci da lui/loro 2) riconoscere il problema che affligge una persona così e cercare un appiglio non violento 3) Elaborare al più presto delle tattiche di sopravvivenza qualora la situazione divenga insostenibile e la non violenza non ha funzionato.

Abbiamo messo sul tavolo solo il primo pezzo del puzzle e il quadro è già inquietante. Ma allo stesso tempo è uno stimolo alla consapevolezza, alla ricerca di tecniche più efficaci e al risveglio dal mondo fatato. I prossimi interrogativi che ci chiederemo saranno: che capacità hanno nel combattere questi soggetti ? Quali sono le loro tecniche ? Quali sono gli atteggiamenti utili in tal casi ?

Per ora prendiamoci una pausa e aspettiamo l’uscita del nuovo articolo.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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