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Qualcosa andò storto

Karate e Olimpiadi 2020

The K is on the SUB-way (viaggiamo ormai in metropolitana, sotto terra) ! Ebbene sì, la pazienza è finita !

kumite sportivo olimpicoCome Atlante, la mia mente ha sopportato per ore, giorni, mesi miriade di notizie relative al Karate in attesa di entrare a far parte delle Olimpiadi 2020.

Molti non vedono l’ora di scrutare la disciplina nipponica tra i beneamati sport occidentali. E a tal proposito sono nate iniziative a livello mondiale (vedi “the K is on the way”) che si impegnano per supportare l’ammissione dal CIO, comitato olimpico internazionale, degli atleti di karate di tutto il mondo alle olimpiadi.

Bene o male tutte le federazioni di karate hanno al loro interno un regolamento basato su un sistema di punti e di infrazioni previsto per delle gare agonistiche. A seconda dei modi di vedere la propria Arte, tali regole si sono evolute man mano col tempo fino a raggiungere la forma odierna. E in questo non c’è NESSUN MALE.

Il Dio Denaro aleggiò imponente e incontrastato – La maggior parte di queste, però, che cosa prevede ? Una “particolare” attenzione per la salvaguardia dei partecipanti. Bene, prima nota dolente. È vero che quando ci si allena o si combatte, non bisogna superare una certa soglia di rischio o raggiungere determinati comportamenti controproducenti (se mi spacco alla mia primissima lezione o gara, non potrò studiare il karate le prossime volte, quindi meglio andare cauti e preservarsi), ma è maggiormente vero il fatto che non si sta imparando l’arte dell’uncinetto. Non me ne vogliano coloro che studiano questa magnifica tecnica per fare caldissimi e utilissimi maglioni.

Il rischio, il pericolo e il dolore sono componenti INSITE di questa disciplina. Bisogna ficcarselo in testa.

Il risultato di una politica federale che fa finta di non vedere questa componente ? Uno scemare col tempo della varietà di  tecniche classiche del karate, riducendosi spesso ai soli colpi per fare ippon in gara e un aumento inversamente proporzionale di un numero maggiore di atleti partecipanti a gare e competizioni (se ci si faceva male sul serio, sarebbero stati pochi i coraggiosi che avrebbero partecipato). Ah e non dimentichiamo il relativo aumento di protezioni per il corpo, con magno gaudio di sponsor e collaborazioni economiche su tal fronte (sarà un caso ?).

the k is on the wayIl ragionamento quindi è semplice: se ci sono pochi atleti a livello federale che partecipano alle gare, non c’è il mercato relativo alle protezioni (e in alcuni casi anche della vestizione, esistono infatti gi per il kumite, altri invece per i soli kata, etc). Per esperienza personale vi assicuro che comprare tutto il necessario necessita una spesa minima  non inferiore ai 50 euro. Un bell’affare insomma, per chi c’è dentro e per chi vi ruota intorno.

Va specificato comunque che va ringraziato chi produce questo tipo di beni, senza i quali spesso è impossibile migliorare nell’allenamento. Tutto però ha un limite sociale di profittabilità, soprattutto quando impastata con le politiche federali.

Così come vi faccio notare che un numero maggiore di iscritti (e di facili acquisizioni di gradi e cinture) comporta il sistema interno di quote federali e denaro per sostenere gli esami di cintura e stage vari (giustificati soltanto quando va chiamato un maestro dal lontano Giappone o da qualche luogo lontano). Altri soldini in tasca a qualcuno.

Perché questa polemica economica ? Perché come avrete capito, questo meccanismo non fa altro che alimentare il già ormai omnipresente potere federale nella disciplina del Karate, ergo le eventuali Olimpiadi 2020 non faranno altro che consolidare e incrementare tale potere (e denaro).

Con ciò non si vuol dire che il mestiere Karate non vada remunerato. C’è chi vive di questo, come Maestri che hanno dedicato la loro vita con sincerità alle arti marziali. Ciò che non va bene è la morbosità e il continuo ingegnarsi per guadagnare continuamente denaro su questa disciplina. Perché ? Perché i Maestri che predicano il Do e l’ autoconsapevolezza, facendo così, finirebbero con una contraddizione e col prendere in giro i propri studenti e prima ancora… se stessi.

Un altro dei vantaggi più evidenti è la popolarità. Già il Taekwondo ha sperimentato l’impulso sul fronte della notorietà passando alle Olimpiadi, un aumento vertiginoso dei praticanti a livello mondiale. Più allievi, più futuri maestri, più dojo, più quote federali.

Tutto ciò ben lontano dai tempi in cui a Okinawa ci si allenava in mutande in afosi dojo familiari. Questa immagine fa riflettere, anche se i tempi son cambiati.

Autocontrollo e tecniche – Autocontrollo non è fermare una tecnica a qualche millimetro per far punto, non è colpire con tecnica ammessa e minima forza per ottenere ippon. L’autocontrollo è uno stato mentale che permette al praticante del marziale di domare con il proprio spirito la situazione che si può presentare in qualsiasi istante.

Cosa ne sarà di quelle tecniche come i Kin keri (volgarmente calci agli zebedei), degli Shuto e degli Haito, delle ginocchiate, delle capocciate, della lotta a terra, dei soffocamenti e di tutto quel vastissimo panorama che l’antico To-De ci presentava ?

Vogliamo davvero che sia solo il gyaku tsuki il decretatore di un wazari e l’uramawashi per un ippon ? Vogliamo davvero vedere quella guardia bassa perché non c’è il contatto pieno ? O vedere addirittura annoverato un calcio INUTILE come lo “scorpion kick” ?!?!?!

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Trovate che la mia sia la predica di un karateka frustrato ? O è meglio riconsiderare il fatto che a lungo andare, tempo 2020, tali tecniche che stanno per scomparire saranno pressoché ritenute futili ai fini della conquista di una medaglia ? Meglio concentrarsi su quelle che danno punto, che fanno vincere.

Aumenterà la competizione fra i popoli che collezionano medaglie. Si va a pompare quell’Ego bastardo che va in direzione opposta al Do.

B-A-S-T-A !

Il karate è nato come sistema di combattimento MARZIALE per perfezionare le capacità atte ad eseguire tecniche REALI ed EFFICACI per poter DIFENDERE LA PROPRIA VITA o quella ALTRUI.

Il kumite, ma nello specifico la gara, è solo uno dei TANTI stumenti che il karate ci offre. Non è quindi la condicio sine qua non per poter comprendere e studiare la disciplina. La gara in sé non è il male.

Anzi ! La gara permette il confronto con persone differenti dalle solite che troviamo in palestra. E’ una piccola uscita dal mondo già conosciuto, per poter comprendere che c’è gente molto più forte rispetto ai soliti compagni della palestra sui quali dominiamo incontrastati. Ci sarà sempre qualcuno lì fuori che è più forte di te, ma solo una piccola fetta di essi partecipa alle gare. Io pertanto consiglio di praticare il confronto, prima a livello di contatto leggero, poi in via progressiva al contatto pieno. Ma lo studio è e rimane, tutt’altra cosa. Perché la “Grande uscita” dal mondo già conosciuto è la realtà che si affronta in strada, con l’adrenalina a mille, con in ballo la nostra vita.

kizami tsuki jodanVogliamo salivare come i cani di Pavlov, abituati alla routine dello studio dei punti da gara… o vogliamo sviluppare l’uso di tecniche che possano farci rivedere i nostri cari in situazioni estreme (con scenari pressoché infiniti) ? E non venitemi a dire che un colpo adattato e abituato alla gara a punti può stendere qualcuno. In strada ci sono mazze, spranghe, coltelli, cazzottiere, armi improprie… pistole !

C’è da dire che i primi incontri di Kumite a punti erano davvero tosti e non mancava sangue sul gi, denti rotti e fratture varie. Io mi riferisco a quello odierno.

Storicamente parlando si potrebbe dire ancora tanto. Diviene continuo muta-forma, ma sempre più lontano dal contesto in cui nacque e si sviluppò. Sono cambiati i kata nel corso di 100 anni, figuriamoci la filosofia e l’approccio verso l’Arte. Con l’aumento della notorietà del Karete, si avrà in positivo la sua diffusione, ma in negativo ci si chiederà..ma che karate si sta trasmettendo ?

Cosa sia con precisione il Karate (a livello di stili, di tecniche e di forma mentis) è cosa assai difficile da decifrare. E non voglio cimentarmi in ciò, soprattutto perché non ho questa abilità. Pertanto lascio questa impresa ad altri.

Eppure il Karate deve pur essere qualcosa. Non possiamo rimanere nel vago, nel mistico, nell’esoterico. Occorre qualche riferimento.

Ma come posso io, giovane karateka, dire cosa sia o non sia la mia disciplina ? Ricorrerò agli avi ! Bhè, coloro che hanno studiato e diffuso per primi l’arte marziale okiwanense.

E come diavolo si riesce a fare un’analisi del genere ? Ormai sono tutti morti e stecchiti. Penso di farlo citando due  tipi di testimonianze: quelle scritte, e quelle tramandate coi gesti.

Per quanto riguardo le testimonianze scritte, abbiamo una ricca documentazione e forse risulterò banale citando Funakoshi un suo aforisma/principio.

“Non pensare a vincere, pensa piuttosto a non perdere”.

Mi potrei fermare anche qui, la frase la dice lunga. L’attitudine mentale che contempla come unica possibilità la vittoria provoca eccessivo ottimismo ed è causa di impazienza e sofferenza soprattutto in caso di perdita del senso di umiltà e nel sottovalutare gli altri. Una esortazione quindi non a saper sopperire qualsiasi attacco, ma alla tendenza al non essere vulnerabili al proprio interno quando questo si verificherà.

Ora ditemi con la cultura dello sport e della consolidata tendenza alla medaglia, come si faccia a sviluppare una invulnerabilità interna senza uno studio del sé (shin) che si sviluppa efficacemente con dolore e pericolo, prima che della tecnica (gi) e del corpo (tai), sulla quale la pratica sportiva si focalizza con un buon 80 %. E di questo 80 % va tenuto conto che del Gi si studiano solo le tecniche utili alla gara, non tutte. Ecco perché Funakoshi in vita era contrariato al confronto agonistico.

Le cose si complicano se poi vanno richiamate le testimonianze tramandateci dai gesti. Parliamo proprio di Kata e Bunkai (i contenitori temporali delle tecniche di karate). Ho visto atleti bravissimi, campioni a livello mondiale, eseguire gesti altamente tecnici, posizioni perfette, di una precisione robotica. Poi ho visto i loro bunkai. Spettacolari sì… ma veramente un giro assurdo per potersi difendere. Salti e capriole, proiezioni vistosissime, passaggi poco reali per poter pompare il voto dei giudici di gara, quando il kata ci suggerisce invece semplicità, immediatezza ed efficacia reale.

bunaki poco efficace

Ciliegina sulla torta: semmai il karate dovesse essere ammesso alle Olimpiadi, queste saranno di fatto incentrate solo sul kumite sportivo a punti. Per me è assurdo… il Karate va visto in un’ottica unitaria e complementare. Non può e non deve essere separato il kihon dal kata e dal kumite, queste tre componenti si abbracciano in una infinita spirale. E’ sempre più raro vedere karateka che praticano questa unità e trinità allo stesso tempo.

Raro perché se vuoi diventare un campione di kumite, studiare il kata, secondo certe logiche è inutile. E viceversa se vuoi essere un campione di kata, allena la posizione perfetta, allena i GESTI.

Di tutto ciò vi parla una persona che ha partecipato e partecipa a gare agonistiche da anni con ottimi risultati sul podio, ma avrei preferito medaglie di ghiaccio. Il processo sembra ormai inarrestabile e ciò che si andrà a trasmettere sarà sempre di più qualcosa che assomiglia a uno sport e non a un arte marziale.

«Oggi sono un uomo più saggio di quanto fossi ieri. Sono un essere umano, ed un essere umano è una creatura vulnerabile, che non può assolutamente essere perfetta. Dopo la morte, ritorna agli elementi, alla terra, all’acqua al fuoco, al vento, all’aria. La materia è vuota. Tutto è vanità. Noi siamo come fili d’erba o alberi della foresta,creature dell’universo, dello spirito dell’universo e lo spirito dell’universo non ha nè vita nè morte. La vanità è il solo ostacolo della vita.

…Potrai addestrarti per un lungo, lunghissimo tempo, ma se ti limiti a muovere mani e piedi saltando avanti e indietro come una marionetta, imparare il karate non sarà diverso dall’imparare una danza. Non raggiungerai mai il cuore di quest’arte. Avrai perso l’occasione di afferrare la quintessenza del Karate-Do.»

(M° Gichin Funakoshi)

Olimpiadi per il karate? No grazie.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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