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Oitsuki: il famoso pugno squilibrato del Karate

Oi Tsuki, pro e contro

oi tsuki pro controAnni e anni a ripetere “vasche di tecniche” a vuoto, movimenti apparentemente semplici ma resi difficili dal continuo sentirci ripetere comandi come “mettici l’anca!”, “abbassa le spalle!”, “prima la gamba, poi il braccio!”…

Anni e anni di tecniche spesso male eseguite, di pugni bloccati a mezz’aria, di sequenze di colpi stampate una dopo l’altra come le immagini di un fotoromanzo…

E di tutte le tecniche, la più celebre, la più inafferrabile dal punto di vista biomeccanico e applicativo, sembra essere sempre quella: lo “squilibratissimo” Oitsuki.

Ma Oitsuki, è o non è una tecnica efficace?

Chi scrive queste righe (mi sembra giusto porre tale premessa), è assolutamente certo dell’utilità di questa particolare tecnica… anzi, oserei per una volta servirmi di una terminologia alla quale ricorro quando faccio lezione, e sostituire alla parola tecnica un altro genere di dicitura, ovvero PRINCIPIO.

Ecco, Oitsuki è un principio caratteristico senz’altro del Karate, per comprendere il quale si è reso necessario, nel secolo e mezzo circa di sviluppo di questa disciplina, adottare un particolare movimento che, negli anni, si è trasmesso a noi come un vuoto involucro perdendo il più delle volte di reale sostanza.

Ciononostante, Oitsuki rimane un principio cardine nel dinamismo del Karate. E già il nome, che evidentemente non è stato messo lì a caso, ci fornisce un primo suggerimento sul modo corretto di servirci di esso.

Oi viene da un verbo che ha come significato primario “seguire”, “essere conseguenziale a”.
Tsuki non significa “pugno”, quanto piuttosto “affondo”, “colpo”.

Dunque, potremmo tradurre Oitsuki con “colpo a seguire” – ossia colpo che segue un movimento differente.

Perché mai, dovremmo ora domandarci, Oitsuki si esegue con un affondo del braccio teso che si estende poco dopo l’avanzamento della gamba?

Il problema, in altre parole, si pone prevalentemente nella difficoltà di mantenere il corpo in equilibrio avanzando per lo più in contemporanea con un arto inferiore e uno superiore, laddove è palese il fatto che, quando ci muoviamo, lo facciamo alternando gli arti (si pensi anche al modo in cui camminano i quadrupedi nella maggior parte dei casi).

A un livello più avanzato di pratica, si pone senz’altro un secondo dubbio, ossia quale sia il modo di “mettere l’anca” su un colpo nel quale, portando in avanti il braccio sullo stesso lato della gamba, sembra quasi inevitabile che l’anca di quel lato superi longitudinalmente l’anca opposta, creando un ulteriore squilibrio.

oi tsuki paratoCominciamo col primo problema, che in un certo senso potrebbe essere considerato il minore se si tiene conto di un fattore troppo spesso dimenticato nella pratica del Karate: i colpi della nostra bella Arte, infatti, non sono mai realmente diretti, e anzi il Karate offre una vasta gamma di pugni circolari, il più delle volte “dimenticati” in quanto “vietati” dai contesti agonistici.

Secondo punto da tenere in considerazione: nonostante il più delle volte si esegua un Kihon “a vasche”, andando cioè avanti e indietro per il dojo, in caso di combattimento (ma anche nei kata) si presentano occasioni innumerevoli di rotazione, di uscita, di spostamento sui lati.

Nell’ottica di un Taisabaki, per esempio, Oitsuki si rivela un’arma vincente per contrattaccare. Nell’ottica, invece, di un assalto in Oikomi (ossia in avanzamento), Oitsuki è utilissimo per superare o rompere la guardia avversaria.

In altre parole, sia che ci muoviamo in linea per lo più retta, sia che cerchiamo un movimento circolare o laterale rispetto al bersaglio, possiamo facilmente usare l’arto del lato in avanzamento per ottenere un attacco che, accompagnandosi al vettore della gamba (semplifico al massimo, ma in realtà parliamo di un vettore legato anche all’anca, alla schiena, alla spalla…) che ci slancia in avanti, risulta enormemente potenziato rispetto a un attacco in “gyaku”.

È come quando spingiamo qualcosa, cercando di allontanarla da noi il più possibile: se siamo in una posizione con una gamba avanzata, il braccio su quel lato ci sembrerà “più forte”, “più efficace”.

Aggiungo poi che Oitsuki diventa così un principio da applicare per una spallata, una gomitata, un assalto con tutto il lato del corpo in avanzamento.

Se usato con un gancio permetterà di raggiungere l’angolo cieco dell’avversario, anziché telefonargli una mazzata frontale e facilmente evitabile se questi è minimamente allenato. Se usato su un montante consente di spingere di più con l’anca avanzata per imprimere maggior potenza al pugno…

E qui per ora mi interrompo, perché è uscita la seconda parola chiave, ovvero “anca”. Ma per questo vi invito ad attendere la seconda parte dell’articolo!

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