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L’uso dell’anca in Oi Tsuki

Anca in Oitsuki

Shorin ryu oi tsuki(Questo articolo è la continuazione di quest’altro) Parlare dell’uso dell’anca nel Karate, significa in primo luogo aver presente con chiarezza quali siano le meccaniche che ne regolano il corretto impiego: nel linguaggio tecnico del Karate di Okinawa, tali meccaniche vengono spesso racchiuse nel principio denominato Gamaku, e che altro non è se non un semplice gioco di “oscillazione” del Koshi (ossia del gruppo rappresentato dai fianchi, le anche, la schiena e in parte la porzione posteriore delle spalle) da applicare nel momento in cui si esegue una tecnica o un dato movimento.

Stabilito che Oitsuki possa essere inteso come “principio”, osserviamo ora cosa accade quando lo applichiamo al Gamaku: nel caso di Gyakutsuki, il “tamburello” roteato dal m. Miyagi del vecchio Karate Kid appare evidente nella sua trasposizone al corpo umano.

Per semplificare, nel momento in cui ho assunto, per dire, Hidari zenkutsudachi, la mia anca sinistra sarà in posizione avanzata. Se eseguo Migi gyakutsuki, nel momento in cui il pugno destro avanza, anche l’anca destra si porterà in avanti.

A questo punto, per imprimere potenza al colpo, chiuderò il Tanden e farò in modo che l’anca sinistra bilanci l’avanzamento della destra, facendo sì che essa avanzi a sua volta: nel risulterà un movimento a frusta, di rimbalzo, molto efficace.

Nel caso, tuttavia, di Oitsuki, appare impossibile sfruttare tale “rimbalzo” (evidentissimo negli stili di area Shorin e un po’ meno in quelli di area Shorei). Non è così, per fortuna, e ora vediamo come mai.

Quando avanzo con la solita gamba sinistra, e mi preparo a lanciare il pugno sinistro, se permetto al pugno stesso di “trascinare” con sé il resto del corpo, rischio uno squilibrio nella direzione data dal pugno. In avanti, per esempio, se eseguo un Seiken tsuki. Di lato e interno alla mia guardia nel caso di un gancio, e così via.

Per evitare allora di trovarmi in una posizione squilibrata, e per questo svantaggiosa ai fini del proseguimento della tecnica, dovrò bilanciare quel vettore aggiungendone un altro: sarà ancora una volta l’anca opposta che, col suo apparente avanzare (proprio come se lo ossa del bacino fossero snodate al punto da potersi richiudere a libretto!), mi riporterà in uno stato di equilibrio.

A questo punto gestire il mio baricentro sarà più semplice, e per quanto abbia caricato il mio intero peso in quel pugno, se avrò applicato correttamente Gamaku non rischierò di cadere, di finire in balia dell’avversario (che potrebbe facilmente proiettarmi o altro), o di oltrepassare goffamente il bersaglio, offrendo a chi ho di fronte un lato cieco.

Ci prendiamo una pausa prima di riprendere con la seconda parte dell’articolo, per ora riflettete, e provate mentalmente a concepire il movimento d’anca sù citato.

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