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L’occhio pieno riempie la mano vuota

Possibili applicazioni di tecniche a mano vuota rivisitate con le armi

sai armi karateTitolo bizzarro? Beh un po’ si, a me piace di tanto in tanto essere ermetico nei titoli, ma niente paura, sarà presto svelato l’arcano.

Nell’ambito del karate se ne sono dette talmente tante che sono un po’ incerto nel dire la mia; fazioni su fazioni, partiti contrastanti, simboli, diatribe di ogni specie ed ogni genere di “oscenità marziale” infangano da tempo questa povera arte.
Ma, con sprezzo del giudizio altrui, inizio con la mia osservazione.

Per lungo tempo ho visto e rivisto video su video che trattano di arti marziali e risse varie, ho esaminato (per quel che si può attraverso un video) nel dettaglio ogni spostamento, sguardo, tecnica e quant’altro il filmato mi proponesse.

 

Mi soffermo ora in particolare sull’utilizzo delle armi quali bastoni lunghi o corti, spade, coltelli e simili. Svariate arti si sono specializzate sulla pratica di una o più (alcune addirittura in tutte) delle armi da me elencate; abbiamo il kendo per la spada, bojutsu per il bastone, kobudo per svariate armi tradizionali (anche i remi delle barche), kali per tutto e di più (anche armi improprie come penne, sedie, oggetti vari) e la lista potrebbe continuare ancora per molto.

Bene, un modo di pensare del kali (molto intelligente a mio parere) è quello di sviluppare tecniche di lotta a mani nude in modo tale che, mettendo in una o entrambe le mani un’arma, il movimento tecnico non cambia (o varia di poco).

Ciò consente di allenare il corpo in molteplici situazionalità con un solo movimento, dunque significa risparmiare tempo e raggiungere un’ efficienza marziale notevole e completa.

A questo punto mi son chiesto: e se il karate nascondesse qualcosa? E se la mano vuota si potrebbe riempire?

Con queste domande nel cuore, continuando la ricerca, ho notato che in effetti c’è più di quanto immaginiamo riguardo l’uso delle armi nella nostra arte, “ma dove?” chiederete voi, e io vi risponderò: dappertutto! Ogni tecnica può nascondere l’arma che porta con sé, e non c’è sorgente migliore dove pescare che nei nostri kata!

E così giorno dopo giorno, ogni tecnica che eseguivo la vedevo sotto svariati punti di vista non solo sul piano della lotta a mani nude ma anche riguardo l’uso delle armi! Scoprì come l’age-uke diventasse attacco di coltello o una parata con la spada, l’oi-tsuki un affondo con il bastone lungo, il gedan-barai un attacco al ginocchio con il bastone corto, il manji-uke una parata con il bastone lungo e tanto, tanto altro ancora.

A poco a poco la mia tanto amata mano vuota cominciava a riempirsi, ogni gesto assumeva molteplici sembianze, l’occhio cominciava a guardare in altro modo l’intera sfera del karate, del mio karate, l’occhio era pieno!
Ciò mi fa riflettere sul tanto abusato concetto di yin-yang.

Yin essendo la passività, il buio, il nero e così via, deduco sia simbolo anche della vacuità, dunque la mano vuota è una mano yin. Fin dai tempi antichi i saggi orientali ci insegnano come sia nefasto il bloccarsi e stagnarsi in un polo, ci insegnano come il ciclo yin-yang deve alternarsi per mantenere l’equilibrio e l’armonia universale.

Perché allora lasciare il karate nel vuoto? Non sarebbe giusto, per una completa armonia marziale alternare il tutto con il polo yang delle armi? Non apporterebbe una crescita tutto ciò? Non ci permetterebbe di acquisire uno spirito più indagatore, temerario e creativo?

Io credo che i vantaggi siano innumerevoli, credo che il karate abbia ancora tanto, troppo da dire, basta solo imparare le sue svariate lingue e prestargli un sincero ascolto.

Adesso una sorpresa! Vi propongo un breve video che mostrerà alcune tecniche con armi a partire dai movimenti formali del karate, questo video si pone come nobile e arduo obiettivo quello di stimolare la ricerca e la curiosità, mi auguro che dopo la sua visualizzazione molti di voi provino a scovare le tecniche e le strategie nascoste nei movimenti che già allenate con tanta fatica e sudore! Buona caccia!

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