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L’illusione della tradizione (Parte 2)

Cos’è PER TE il karate ?

Vi siete persi la Parte 1? Andate qui!

Molti libri sono stati scritti su questo argomento, ma uno in particolare mi intrigò appena lo sfogliai: The Karate Code, scritto dal famoso “Karate Nerd” Jesse Enkamp (www.karatebyjesse.com).

“…non importa quale percorso tu scelga per il tuo viaggio verso la cima della metaforica montagna del karate, c’è soltanto una luna da vedere per coloro che raggiungono con successo la sua sommità. […] Ma esattamente in cosa consiste questa luna immaginaria?” – The Karate Code, di Jesse Enkamp (pag. 17/18)

Il libro consiste in una serie di interviste a eminenti maestri provenienti da Okinawa e Giappone a cui è stato domandato: “Cos’è per lei il Karate?”

Tante sono le risposte, molte le verità e nessuna di loro è assoluta. Forse la luna che vediamo dal Monte Karate è in realtà composta da tutte queste visioni? Secondo me si. Ogni praticante ha la propria visione dell’arte e definire quale sia quella “giusta” è impossibile (perché molto probabilmente non esiste una risposta esatta).

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Il Karate è una bestia amorfa, in continua evoluzione e in cerca di una propria identità.

 “Ma il Karate è cambiato troppo! Ad esempio non è nato come sport e quindi non si può praticare come tale!“

Ovvio, il karate è nato come arte di auto-difesa nell’arcipelago Ryu Kyu grazie alle fiorenti rotte commerciali che interessavano Okinawa e il Sud Est Asiatico. Sapreste però descrivermi questo karate originario? Il karate/toudi non ha una data di nascita precisa, come non la hanno le epoche storiche (ad esempio l’inizio del medioevo con la caduta di Romolo Augusto nel 476 d.C. è soltanto una convenzione, il passaggio tra i due periodi è stato molto lungo, non netto), e per questo non possiamo dire come “fosse alla nascita”. Nell’assurdo caso in cui potessimo farlo, ci imbatteremmo comunque nel fatto che con gli anni tanti maestri si sono succeduti e hanno portato cambiamenti (anche radicali) nel Karate, mutandolo. L’essenza è sempre la stessa? Trascurando la definizione di essenza del karate, la risposta che dareste a questa domanda è la stessa che vi verrebbe in mente leggendo il Paradosso di Teseo:

“La nave con cui Teseo e i giovani di Atene ritornarono aveva trenta remi ed era stata preservata dagli ateniesi fino al tempo di Demetrio Falereo, avendo loro tolto le vecchie assi marce, sostituito il vecchio legname con uno nuovo e più forte, in modo che la nave diventasse un esempio concreto tra i filosofi della logica domanda sullo sviluppo delle cose; una fazione riteneva che la nave fosse rimasta la stessa, mentre l’altra sosteneva che fosse differente.”
Plutarco, Theseus

La nave è la stessa o è cambiata?

Sta a ognuno di noi dare la risposta che ritiene valida.

Ciò non negherebbe comunque che il karate si sia evoluto e che questo meccanismo di mutazione sia tuttora in moto.

“Il Karate è come andare in bicicletta. Quelli che insistono nel rimanere fermi cadranno inevitabilmente.” Jesse Enkamp

Ora, però, lasciatemi fare una precisazione. Quanto scritto non vuole essere una giustificazione per cambiare i kata e le tecniche indiscriminatamente. I kata vanno studiati cercando di rimanere il più possibile fedeli all’insegnamento del maestro, o perlomeno evitando che la loro forma vada persa nel tempo. Si devono tenere a mente le tappe di questa evoluzione, senza necessariamente bloccarla. I cambiamenti devono essere giustificati, ad esempio per risolvere problemi fisiologici legati a posizioni poco naturali (torsione eccessiva del ginocchio, etc.). Per riassumere si può usare un proverbio giapponese: “Studiare l’antico per meglio comprendere il nuovo” (On Ko Chi Shin).

Il poeta giapponese Matsuo Basho (1644-1694) ci ha dato una definizione a mio parere perfetta di cosa voglia dire Tradizione:

“Cerca non di seguire (ciecamente) le orme degli uomini del passato, ma piuttosto continua a cercare ciò che loro cercarono.”

Non rimanete fermi sulle orme dei maestri del passato, rendendo vano il loro lavoro, ma cercate invece di migliorare ciò che loro hanno sviluppato. Uscite dalle vostre “scatole mentali” e guardatevi attorno. Siete davvero così spaventati dal cambiamento e da ciò che non si accosta al vostro modo di pensare? Potremmo dire che la tradizione è l’omeostasi forzata delle nostre idee.

“Senza tradizione, l’arte è un gregge di pecore senza pastore. Senza innovazione è un cadavere.” Winston Churchill

Che la tradizione sia allora un abbaglio della nostra mente che tenta di ingannarci, convincendoci che noi non dobbiamo cambiare ciò che facciamo e il modo in cui lo facciamo perché siamo nel giusto? Ma quale sarebbe il “Giusto”?

“La tradizione è l’illusione della permanenza.” Woody Allen

“Ma allora tu che Karate fai? Sportivo o Tradizionale?”

Io pratico Karate. Lascio agli altri queste (inutili) speculazioni.

 

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Sulla Via del nebuloso Do.

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