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Karate VS MMA: Separati alla Nascita? (Parte 1)

Analisi congiunta di MMA e Karate, alla ricerca di congruenze e punti di vista comuni

Di Stefano Censi.

Lo scorso venerdì sera, come al solito, stavo guardando degli incontri di MMA (Mixed Martial Arts, Arti Marziali Miste in italiano) in televisione. È stato in quel momento che mi è venuta in mente una discussione che ho avuto con un mio amico riguardo al complicato mondo delle arti marziali.

Anderson Silva James Irvin mmaIl mio amico sosteneva che le MMA fossero soltanto “due forsennati chiusi in una gabbia chi si uccidono, nulla a che vedere con il Karate!”. Nel mio vagabondare nei blog e forum (soprattutto italiani) della rete ho scoperto che l’opinione del mio amico non è isolata, anzi è una delle più diffuse!

Ed è a questo punto che mi è sorta la domanda:
“Le MMA sono davvero così lontane dal Karate?”

Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto chiedersi: cosa sono le MMA?

Consultando il famoso Dottor Wikipedia, si legge che ”Con il termine arti marziali miste (abbreviato spesso in MMA, acronimo del termine inglese Mixed martial arts, e a volte impropriamente chiamate free fight, no holds barred o vale tudo) si indica uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo sia di tecniche di percussione (cioè calci, pugni, gomitate e ginocchiate), sia di tecniche di lotta (come proiezioni, leve e strangolamenti)”.

 

Pankratiasten in fight copy of greek statue 3 century bCMa…sembra la descrizione del Pancrazio!

Pancrazio!

Tranquilli, non è una parolaccia!

Il Pancrazio (dal greco παγκράτιον pankràtion, pan = tutto e kràtos = potere, forza) è una famosa ed efficace forma di combattimento sviluppatasi nell’Antica Grecia. Entrata a far parte delle Olimpiadi Antiche nel 648 a.C., questa disciplina era fra le più cruenti in assoluto (ma anche fra le più seguite), tanto che si racconta che alcune volte uno dei due contendenti morì durante il combattimento. In sintesi, si trattava di un misto di pugilato e lotta, in cui era permesso di tutto (fatta eccezione per morsi e colpi agli occhi). L’arsenale di un atleta di questa disciplina variava dai colpi diretti con qualsiasi parte del corpo (ginocchiate, gomitate e testate incluse) alla lotta a terra, strangolamenti, leve articolari (persino alle dita!), proiezioni e così via…

In breve il pancrazio era un mix di tecniche di lotta e pugilato mirate all’efficacia in combattimento.

Esattamente come il Karate!

Leggendo infatti gli scritti di Patrick McCarthy (www.koryu-uchinadi.com e per informazioni in lingua italiana www.koryu-uchinadi.it), famoso ricercatore e studioso delle arti marziali, nonché traduttore delle versione inglese del Bubishi, si può capire come anche il Toudi (nome dato al Karate prima che fosse introdotto in Giappone) sia in realtà il risultato dell’unione di 5 arti originali:

Ti’gwa: La forma plebea di impatto percussivo [chiamata anche “Te” o “Di” scritta 手] introdotta a Okinawa dall’antico Regno del Siam nel corso del primo periodo di commercio interculturale.
Kata: [Hsing/Xing 型/形 in cinese mandarino] sequenze a solo di derivazione del sud del Fujian [principalmente stili della Gru, Pugno del Monaco e Mantide Religiosa del Sud] usate come forma di movimento umano sviluppata e popolarizzata dai Cinesi come metodo per promuovere la forma fisica, il condizionamento mentale e il benessere olistico, nonché per tramandare informazioni di tipo marziale.
Torite: [Chin Na/Qinna/擒拿 in cinese mandarino] metodi originari del tempio di Shaolin per afferrare e controllare, un tempo utilizzati dagli ufficiali delle forze dell’ordine, agenti di sicurezza e ufficiali carcerari nel periodo dell’antico Regno delle Ryukyu.
Tegumi: [手組] Originariamente uno stile di combattimento dai molteplici aspetti, che risale ai tempi di Tametomo, si pensa derivi dalla lotta cinese [Jiao Li/角力 dalla quale deriva lo Shuai Jiao/摔角 – denominazione moderna risalente al 1928]. Il Tegumi in seguito si è evoluto in una forma di lotta ed è infine diventato uno sport regolamentato chiamato Ryukyu Sumo.
Buki’gwa: [武器] Arte dell’uso delle armi, tra le quali spada, lancia, arco e frecce, alabarda, scudo, coltello, falcetti, bastone, randello e manganello [gli ultimi due divennero gli strumenti principali delle forze dell’ordine locale durante il periodo dell’antico Regno delle Ryukyu a Okinawa].

Possiamo quindi capire come il curriculum di un Karateka debba includere tecniche di difesa e attacco (Uke/Uchi Waza), di controllo, leva e presa nelle cavità (Kansetsu/Tuite Waza), di strangolamento e soffocamento (Shime Waza), di proiezione (Nage Waza), oltre alla lotta a terra (Ne Waza) e all’uso delle armi (Kobu-Jutsu).

Se siete incuriositi e volete sapere “come va a finire” rimanete sintonizzati per la Parte 2!

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