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Just Dance Karate!

Di Stefano Censi

Qualche settimana fa nel mio liceo si sono svolti i Giochi Studenteschi. Tra le varie attività io ho seguito con particolare attenzione il “Torneo di Just Dance 4”. Per chi non fosse un appassionato di console, videogames e video-ludica, Just Dance è una famosa serie di videogiochi in cui i partecipanti, agitando i controller, ballano a ritmo di musica e si sfidano per il titolo di migliore ballerino. Tra i partecipanti c’era anche un mio amico che come hobby (e a volte come professione) studia danza moderna.
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Quella non era la prima volta che lo vedevo esibirsi, ma mentre lui si muoveva a ritmo di musica, mi balenò in mente un argomento su cui scrivere:
Danza e Karate
.

Diverse volte in televisione e nella rete mi capita di vedere l’esibizione di alcune “Crews” (gruppi che ballano hip hop e altro) e non si può fare a meno di notare la loro preparazione fisica. Resistenza, pliometria, coordinazione, forza, elasticità e fluidità sono indispensabili se vuoi partecipare a competizioni di questo genere.

Proprio come nel Karate!

Queste esibizioni tecnico-compositorie hanno gli stessi caratteri fondamentali di un kata (individuale e a squadre), fatta forse eccezione per l’applicabilità.

Analizziamoli più da vicino!

Nella Street Dance esiste una tecnica chiamata Popping che consiste in una “rapida contrazione e successivo rilassamento dei muscoli, che causa una sorta di scatto nel corpo del ballerino, chiamato pop (schiocco) o hit (colpo)” come ci dice Mr.Wikipedia.

Loro lo chiamano Popping, io lo chiamo Kime. Sono esattamente la stessa cosa, una breve contrazione isometrica neuromuscolare. Da una parte abbiamo Mr. Wiggles, dall’altra Antonio Diaz. Entrambi usano la stessa tecnica e forse neanche si conoscono!

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Qualche anno fa, in un numero della rivista giapponese JKFan, Nao Morooka (atleta di spicco del kata in Giappone), aveva illustrato le somiglianze tra esercizi di hip hop e il kata Chatan Yara Kushanku (Shito Ryu). Il movimento del corpo nel hip hop era molto simile all’ashi-sabaki del karate, considerato anche il fatto che la nostra arte marziale sfrutta strutture anatomiche uguali per tutti (due braccia, due gambe e un’anca per unire il tutto).

Parlando di questo argomento non si può non citare la Capoeira.

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Arte marziale spesso confusa con una danza, la capoeira è nata da tribù africane fatte schiave dai portoghesi nel 1800. Questa disciplina, per fare un altro esempio, è molto simile in alcune movenze alla breakdance, quando il ballerino rotola per terra o si muove in verticale su una mano sola. Non fatevi ingannare dalla fluidità e dalle acrobazie dei praticanti di Capoeira: potrebbe costarvi caro in combattimento!

9271955Anche una disciplina come il Tai Chi Chuan (accostabile al Liquid Dancing), che all’apparenza può sembrare una danza senza significato, se applicata, nasconde una potenza incredibile (se non si credete domandatelo al signor Yang Jwing Ming).

La fluidità dei movimenti e la presenza (non sempre) di movimenti lenti non è un rituale vuoto, ma un metodo di trasmissione del sapere, una capsula del tempo (come tutti i kata, i tao lu e le altre forme a vuoto delle arti marziali) che contiene incredibili strategie di difesa e offesa.

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C’è ancora qualche tradizionalista che non vuole uscire dalla sua scatola?

Bene, prendiamo allora in esame le danze tradizionali di Okinawa (Eisa).

Spesso anche queste celano al loro interno delle applicazioni marziali che non vi aspettereste mai! Basterebbe semplicemente guardare su YouTube Sekichi Uehara mentre pratica il Motobu Udundi (lo scomparso M°Shiroma Seihan esegue Bu no Mai) o le danze con le armi a Okinawa per rendersene conto.

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Molti maestri di Toudi, del Regno delle Ryu Kyu, erano anche danzatori, interpretando a volte ruoli femminili (come accadeva anche nel teatro Kabuki). Non mi dilungo troppo in questo argomento, non è il momento adatto, ma se volete saperne di più, leggete qui.

C’è poi un progetto sviluppato dal Dott. Lucio Maurino (più volte campione europeo e mondiale WKF di kata), chiamato Sound Karate, in cui il kata viene praticato a ritmo di musica. Ciò aumenta la coordinazione e la reattività neuromuscolare, come mostrato dai risultati di questo studio.
Lo so, può sembrare una “diavoleria” moderna, ma questo Sound Karate potrebbe aiutare molti giovanissimi principianti a migliorare nelle attività motorie divertendosi. Infatti, questa disciplina resta uno strumento di miglioramento delle capacità motorie, avendo principi e obiettivi diversi da quelli di un’arte marziale (il bunkai non ha ne capo ne coda).

Apriamo ora una piccola parentesi.

Oltre al Karate (Kata), molti altri sono gli sport in cui sono presenti esercizi tecnico-compositori. I più famosi sono la ginnastica artistica, il pattinaggio su ghiaccio, l’equitazione, il nuoto sincronizzato e i tuffi.

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Ora ditemi: cosa hanno in comune queste discipline?

Tutte sono giudicate con il sistema del punteggio e con dei coefficienti di difficoltà (e tutti sono sport olimpici)!

Solo noi karateka siamo così “speciali” da optare per l’eliminazione diretta con il sistema “a bandierine”.

Non chiedete a un ginnasta cosa ne pensi su questo sistema di giudizio: potrebbe morire dal ridere! Avete il coraggio di immaginarvi una gara olimpica di ginnastica artistica con l’eliminazione diretta?

Senza dover elencare i (tanti) difetti del “sistema a bandierine” della WKF, voglio solo ricordare che il karate è in lista per entrare nei giochi olimpici del 2020. Senza dover discutere dei pro e dei contro di questo evento, penso che il kata partirebbe con “una o due marce” in meno se dovesse rimanere questo regolamento arbitrale.

Chiudo la parentesi.

Ho fatto storcere la fronte a qualcuno? Le mie spiegazioni sembrano i deliri di un matto?

Può essere.

Quello che ho scritto sopra è stato frutto di una ricerca, di uno studio, che ha allargato il modo in cui io (e spero anche qualcuno dei miei pochi lettori) vedo il karate. Alla fine non è importante se il viaggio ci ha portato al porto da dove siamo partiti o su lidi lontani e sconosciuti. La parte migliore di tutto questo è stato proprio il viaggio, il navigare che ha forgiato la nostra mente e che ha costruito ciò che ora siamo.
Quindi vi dico: godetevi il viaggio!

Concludo dicendo che questo articolo vuole essere, tra le tante cose, un modo per far capire che due cose che sembrano molto diverse, spesso sono assai simili (può valere anche il contrario però, vedi la pirite).

Non fermatevi alle apparenze, non createvi pregiudizi.

“Tutto è Karate e Karate è ovunque.” WKF (World Karate Federation)

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Sulla Via del nebuloso Do.

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