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Il Karate è un’arte marziale completa? (parte 2)

Considerazioni finali sulla completezza

karate colpi fortiParte 2 (parte 1 qui) – È, dunque, il Kudo un’arte completa?

No.

No perché la maggior parte delle tecniche di controllo e leva in piedi sono vietate. No perché non si può colpire in volto l’avversario quando è a terra. No perché la lotta a terra dura poco… No, aggiungerei, perché il dannato caschetto rende difficile chiudere la guardia al volto, e al tempo stesso fornisce una falsa sicurezza, visto che comunque è impossibile farsi male.

Ok, direte voi, ci sono le MMA. Ma anche in quel caso parliamo di uno sport, con numerose tecniche che non tenterei mai di portare sull’asfalto. E il fatto che si lotti nudi non aiuta al fine del realismo, visto che giacche, camice, bretelle degli zaini, fanno spesso parte del nostro quotidiano corredo.

Esiste, allora, l’arte completa?

Probabilmente no, se non all’interno, come si diceva all’inizio, di un micro-cosmo chiuso, rappresentato da quella singola arte.

È noto come alcune Arti Marziali, come l’Aikido e il Wing Chun, siano spesso tacciate di funzionare solo contro praticanti del medesimo sistema. Lo stesso, aggiungerei io, si potrebbe dire del Karate, soprattutto se pensiamo a quella forma di Karate (ma sì, diciamolo pure, per lo più di Shotokan!) “old style”, con posizioni bassissime, guardie in gedan barai e talloni ben piantati al suolo.

kyokushin karate completoDel resto, con un regolamento “quasi” full contact in stile Kyokushin, è necessario impostare un metodo diverso nel momento in cui si aggiungano i pugni al volto. Piccoli aggiustamenti, magari, ma fondamentali nel momento di un confronto interstile.

Se poi si accetta di finire a terra, bisogna sapere cosa fare, una volta privi dell’appoggio delle gambe. E quindi occorre allenarsi apposta, e non improvvisare tecniche improbabili o affidarsi alla certezza di riuscire a tornare rapidaemente in posizione di vantiaggio, magari anche in piedi…

In altre parole, per quanto possa costare fatica ammetterlo, il Karate NON è un’Arte Marziale completa, checché se ne dica in giro, a difesa di un sistema talmente vago e “nuovo” da rendere perfino impossibile, oggi, darne una definizione precisa.

È per questo che, personalmente, sto pensando di iniziare ad allenarmi nel Judo o nel Jujutsu, lasciando anche il Kudo (che pure ho trovato molto divertente e bene impostato) proprio per i limiti “sportivi” ai quali ho fatto prima cenno.

In altre parole, se non esiste un’arte completa, forse si può tentare di avvicinarsi alla completezza almeno praticandone più di una.

MA… (c’è sempre un “ma”, mi piace dirlo ogni tanto…)

Cosa significa “completa”, riferito a un’arte da combattimento?
Il guaio è che anche in questo caso trovarsi d’accordo sul concetto di “completo” potrebbe risultare alquanto difficoltoso, visto che la completezza dipende da alcuni fattori, tra i quali elencherei, ai primi posti:

1) il contesto al quale ci si riferisce (ovvero confronto sportivo, confronto per la vita, confronto amichevole con regole o meno, ecc.)
il periodo storico al quale ci si riferisce (che senso ha imparare a usare una katana o i nunchaku oggi? Non sarebbe più logico introdurre pistole e bottiglie rotte?)
la visione personale e gli obiettivi del singolo praticante (studio un’AM per difendermi per strada? Per vincere una medaglia? Per dimagrire?)

Personalmente mi accontenterei di considerare completo il Karate nel momento in cui fossi in grado di usare tecniche di striking, di proiezione, di controllo, di lotta a terra, senza limiti di regolamenti sportivi e riuscendo a cogliere al meglio i suggerimenti forniti dai kata, nella convinzione che chi abbia codificato questi ultimi lo abbia fatto tenendo a mente che le tecniche proposte dovessero servire sia per lottare in piedi che per difendersi a terra.

Tanto mi basterebbe.

Ma nel Karate attuale, le chiavi necessarie a far questo sono sparite, e dubito che, nonostante la bontà della ricerca “marzial-fillogica” condotta da molti, esse possano mai essere recuperate.
Tanto vale inventarsi qualcosa di nuovo, proprio come ha fatto Azuma, il fondatore del Kudo, ma senza – magari – voler pagare a tutti i costi pegno nel nome del confronto sportivo.

Chissà, magari un giorno il Karate sarà completo. O magari, nel nome della ricerca di tale completezza, esso apparirà talmente differente da come è adesso, che sarà necessario chiamarlo in un altro modo…

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Sulla Via del nebuloso Do.

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