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Come rendere vivo Oitsuki ?

Hikite e Oitsuki, considerazioni

oitsuki hikite(continua da qui) Posto che il principio di Oitsuki può rivelarsi utilissimo in caso di combattimento libero, e posto che quanto sarà riportato di seguito va riferito principalmente alle dinamiche del Karate di matrice “tradizionale” e “jissen”, cerchiamo ora di capire come si possa utilizzare nella pratica questo particolare modo di eseguire le tecniche con gli arti superiori.

Prima di addentrarci nello studio di Oitsuki in applicazione, però, sarà utile aprire una breve parentesi su un altro aspetto importante del Karate, nell’attesa magari di approfondire la questione in un articolo futuro: sto parlando di Hikite, ossia la “mano che si ritira” nel momento in cui si esegue un qualunque movimento con le braccia.

Erroneamente tradotto con “mano ritirata”, Hikite indica in realtà una “mano che tira”. Spesso ci è stato detto che più forte si esegue Hikite, maggiore sarà la potenza della tecnica eseguita con l’altra mano.

 

È mia opinione che questo sia falso. La spiegazione è, secondo me, piuttosto semplice, e ha ovviamente a che fare col principio già enunciato del Gamaku.

Se lascio che Hikite sia ritirato con forza all’indietro, aprirò l’anca corrispondente che, a sua voltà, indietreggerà in disaccordo con la regola del Gamaku. Ne risulterà l’applicazione alla tecnica che sto eseguendo con l’altro braccio, di un vettore in direzione opposta, laddove l’uso di Gamaku sortirà l’effetto esattamente inverso.

Di conseguenza un Hikite troppo “tirato”, ridurrà la mia “potenza” effettiva.

Va inoltre considerato il fatto che una delle applicazioni primarie di Hikite sia quella di tirare a me l’avversario. La tecnica eseguita con il braccio opposto dovrebbe pertanto essere indipendente dall’enfasi posta sulla mano che tira…

Una volta apprese le basi di Gamaku, ci si accorgerà facilmente di poter eseguire pugni e parate di notevole potenza, perfino senza alcun Hikite. Anzi, la mano opposta può rimanere inerte, ferma dietro la schiena o sulla cintura, e non cambierà assolutamente nulla!

Questa premessa si rende necessaria nel momento in cui si desideri studiare dei sistemi efficaci, sia nel Kihon che nel Kumite, per allenare Oitsuki.

Cominciamo proprio dal Kihon, distinguendo un Kihon “tecnico” (quello classico, con una guardia essenzialmente Chudan e posizioni nelle quali il peso sia distribuito prevalentemente in avanti) da uno “applicativo” (ossia con una guardia da combattimento reale, più alta – quasi in stile pugilistico – e posizioni con il peso distribuito con maggior equilibrio tra le due gambe).

Nel primo caso, si eseguirà Oitsuki nel modo tradizionale, facendo attenzione ad applicarlo sia con un avanzamento della gamba prima che parta la tecnica di braccio, sia al contrario, ossia con il pugno che, in una certa misura sembra “trascinare la gamba”.

In realtà, in entrambi i casi, la tecnica di braccio (ho parlato di pugno, ma lo stessio vale, per esempio, con le gomitate, con la mano aperta, con le dita etc.) viene “lanciata” a tutti gli effetti dall’anca (sempre in accordo con il principio del Gamaku”. L’impressione che braccio e gamba collaborino tra di loro, è dovuta solo al ritmo imposto dalla rotazione dell’anca.

Se, per esempio, eseguo Oitsuki lanciando prima il braccio e poi la gamba, devo fare attenzione a non lasciarmi governare dalla tecnica, abbandonandomi a essa e creando una situazione di squilibrio nella direzione della tecnica stessa.

Sarà invece importante controllare la spinta della tecnica e della gamba corrispondente, applicando correttamente Gamaku al fine di dominare il movimento e mantenere l’equilibrio intatto.

Rimanendo ancora in tema di Kihon classico, utile sarà anche studiare l’applicazione di Oitsuki muovendosi diagonalmente, in Taisabaki, o arretrando, sia in linea retta che in uscita laterale.

In tutti i casi, fondamentale sarà, nell’ottica di applicare Gamaku, non mantenere il tallone saldamente ancorato al suolo, ma lavorare al più sul suo leggero sollevamento, mantenendo al più basso il Sokutei (taglio interno del piede). Lasciare il tallone al suolo significherebbe spingere il peso in basso e dietro di noi, proprio in direzione del punto di contatto tra il pavimento e il tallone stesso.

Da un punto di vista meccanico, inoltre, l’atteggiamento posturale che si verrebbe così ad assumere renderebbe impossibile servirsi di Gamaku in modo appropriato, dato che si bloccherebbe la gamba posteriore impedendo la rotazione e contro-rotazione corrette dell’anca.

Manca solo ora l’analisi finale per concludere (ne siamo certi ?) il discorso su Oi Tsuki, dissemblato nelle sue piccole parti e ricondotto a una visione unitaria ! Non mancate !

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