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Una chiacchierata con Jesse Enkamp: fai evolvere il tuo karate!

(L’articolo originale in lingua inglese può essere trovato qui)

Durante il secondo fine settimana di Agosto mi trovavo a Francoforte (Germania) per partecipare al Miglior seminario nella storia del Karate.

Cosa? Non avete ancora capito di cosa sto parlando?

Ma del KNX15 ovviamente! The Karate Nerd Experience 2015!

Mi servirebbero almeno cinque o sei pagine per parlare adeguatamente del KNX15 (magari lo farò in futuro), della magnifica organizzazione di Jesse Enkamp e Matthias Golinski, dei fantastici docenti (da Hokama Tetsuhiro a Master Ken!) e così via… Per fortuna John Titchen-sensei (che ho avuto il piacere di conosce al KNX15) è stato più veloce di me nel realizzare una recensione in vero stile “KarateNerd”.

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Io per voi ho un regalo diverso.

Era quasi mezzanotte. Il vento soffiava tra gli alberi nella sede del KNX15 (elettrizzante, vero?). Il mio registratore era acceso mentre davanti a me c’era un sorridente e muscoloso ragazzo svedese. Il suo nome è Jesse Enkamp. Magari lo conoscete come il fondatore del blog KaratebyJesse o come co-fondatore di Seishin International. O magari avete visto uno dei suoi fantastici bunkai (applicazioni pratiche dei kata) sul suo canale YouTube. Magari tutte, magari altro.

Avete capito il regalo? L’ho intervistato per voi!

Anche se ero davvero molto emozionato (avevo la pelle d’oca), sono riuscito a calmarmi per portarvi la miglior intervista possibile.

Interessati? Cominciamo!

Tashi – Tutto è iniziato diversi anni fa con un blog sulle arti marziali e ora sei famoso in tutto il mondo, con seminari internazionali e libri bestseller. Com’è cominciata questa avventura con KaratebyJESSE e come si sta evolvendo?

Jesse – Ho iniziato tutto per la stessa ragione che guida ogni mio progetto e ogni cosa che faccio: perché vedo qualcosa nel mondo che penso possa essere migliorata o modificata in meglio. Mi piace leggere, così ho cominciato a cercare qualche blog o informazioni online, ma non sono riuscito a trovare nulla che mi piacesse, per cui ho deciso di creare qualcosa per conto mio, usando la mia esperienza, le mie ricerche, i viaggi e la conoscenza, per poi condividere ciò che imparavo sul web. Ecco come è cominciato tutto, principalmente perché volevo condividere ciò che stavo imparando: dato che credo che l’apprendimento sia la chiave della felicità e che non si finisca mai in questo processo, il tutto si è evoluto finora in grande e in meglio, anno dopo anno.

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T. – Chi, tra tutti i maestri che hai conosciuto, di ha dato di più?

J. – Questa è una domanda molto facile per me: è mia madre, perché lei è stata anche il mio primo maestro ed è tutt’oggi la direttrice del mio dojo. Credo che nessuno ti dia di più di tua madre, quindi per me è una domanda molto facile e questa è la mia risposta.

T. – Come mai hai deciso di scrivere “The Karate Code”? Com’è nata questa idea?

J. – Ho scritto The Karate Code perché volevo sapere cosa i maestri della culla del karate (Okinawa) pensassero fosse la vera o la giusta ragione per praticare karate. Oggi molta gente pratica karate per un’infinità di motivi (salute, fitness, sport, per perdere peso, autodifesa, meditazione in movimento…), ma ciò che mi interessava capire era come mai i vecchi maestri di Okinawa continuassero a praticare karate e cosa potevano condividere con il resto del mondo della loro esperienza.

T. – Molte persone ancora dibattono sulla dicotomia karate sportivo/moderno e karate tradizionale. Se qualcuno gareggia nel kata, ma pratica anche tegumi e altri esercizi del karate di Okinawa, sono accusati di avere “due piedi in una scarpa”. Cosa ne pensi?

J. – Molto interessante. Secondo me se pensi soltanto a un aspetto hai vedute ristrette, poiché c’è sempre qualcosa da imparare dalle altre parti del totale. Anche se sei più interessato a un lato della medaglia, se guardi oltre la superficie c’è sempre qualcosa da imparare dall’altra faccia. Per esempio, se pratichi il cosiddetto “karate tradizionale”, puoi comunque imparare molto dalla scienza del karate sportivo: se riesci a sfruttare quella conoscenza migliorerai anche il tuo karate tradizionale. D’altra parte, lo stesso si può dire per qualcuno che pratica il karate denominato “sportivo”: se questi guardassero ai valori e all’etica del karate tradizionale, imparerebbero qualcosa che gli tornerebbe utile anche nella vita di tutti i giorni e nel karate come sport. Ecco perché penso che se sei abbastanza aperto di vedute da combinare entrambi questi aspetti diventerai il miglior karateka possibile.

T. – Com’è stato vivere a Okinawa per sei mesi? Cos’hai fatto là?

J. – Sono stato a Okinawa più di una dozzina di volte e la mia permanenza più lunga è stata di sei mesi, quando ho studiato all’Okinawan University (Okinawa Daigaku in giapponese). Sono andato là perché volevo imparare di più sul karate e volevo allenarmi tutti i giorni (cosa che ancora faccio, ma non più a Okinawa). Ho imparato molto, ma ho anche capito che a Okinawa il tempo rimane fisso, non scorre. Questo è sia un bene che un male, dato che ogni volta che torno là noto che io sono cambiato, ma Okinawa no.

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In base ai tuoi obbiettivi nel karate, questo può essere un bene o un male. Vado ancora a Okinawa, ma non più molto spesso: ogni due o tre anni magari, per incontrare vecchi amici e conoscere nuovi maestri., ma anche per rivivere molti bei ricordi che ho creato là. Non sono fissato con Okinawa, cerco di visitare altre parti del mondo perché so che ci sono ancora molti maestri in altri paesi che hanno molta esperienza.

T. – Qual è, secondo te, il futuro del karate? Verso dove stiamo andando?

J. – Non lo so. Non posso rispondere a una domanda come questa, non vedo nel futuro. Tutto quello che posso dire è che se fai del tuo meglio ora, qui e adesso, usando ciò che conosci, allora il karate ha un buon futuro. Ma conosco molta gente che non prende il karate sul serio, ma lo praticano come se giocassero a calcio o a tennis o altro. Se questo è il caso, allora penso che il karate non si evolverà. Credo che non basti solo allenarsi, ma anche ragionare: allenamento e ragionamento sono in un ciclo continuo e, in base al tuo pensare e al tuo allenamento, il karate può evolversi in meglio o in peggio. Ce lo dirà il futuro: io non lo so.

T. – E il tuo karate? Hai qualche idea per il tuo futuro?

J. – Certo: di migliorare ogni aspetto della mia conoscenza del karate, del mondo, di me stesso e delle persone che sono interessate in ciò che faccio.

T. – Alcuni dicono che il karate e il marketing non hanno niente in comune, perciò criticano il tuo lavoro e quello di McCarthy, di Iain Abernethy, etc. Cosa ne pensi?

11873773_1058792020800490_8763366686241996840_nJ. – Prima di tutto, queste persone sono dei perdenti, perché chi critica e basta è un perdente. Secondo, secondo me il marketing non ha nulla a che fare con il karate, è vero, ma gran parte del marketing si basa sul saper comunicare. Se vuoi essere un buon maestro o un buon istruttore di karate, devi padroneggiare la comunicazione, altrimenti non c’è modo per te di trasmettere il karate alle persone. Sarebbe egoistico da parte mia tenere ciò che conosco solo per me, dato che sono un bravo comunicatore. Perciò uso questo talento che ho per trasmettere la mia conoscenza del karate, anche se può non essere la più ampia o la migliore: comunico anche questo. Magari le persone che criticano questo sono quelle che hanno una conoscenza maggiore della mia, ma non sono in grado di trasmetterla in maniera efficace. Ecco perché sono arrabbiati e, secondo me, perdenti.

T. – A volte vediamo dei kata completamente cambiati per ottenere una valutazione più alta in gara. Considerando ciò, secondo te in che modo le competizioni di kata possono aiutare o rovinare il mondo del karate?

13913_986122968067396_7993934505108173981_nJ. – Innanzitutto, devo dire che io cambio un po’ i miei kata per le competizioni, perché non vado in gara per mostrare il mio karate tradizionale. Vado là per vincere. Questa è la ragione per cui esistono le competizioni: perché si vuole vincere, altrimenti non ci sarebbe alcuna gara. Ci si allenerebbe insieme e ci si divertirebbe. Alcune persone vogliono gareggiare, così stabiliamo delle regole per le competizioni e dei criteri per la vittoria. Se vuoi gareggiare, vuoi anche vincere, per cui devi voler massimizzare le tue possibilità di vittoria. Guardando al regolamento, magari hai bisogno di cambiare un po’ il tuo kata per poter aumentare e migliorare le tue chances di vittoria. Altrimenti, quale sarebbe lo scopo della competizione?
Se puoi cambiare, per esempio, un salto in un calcio volante, rispettando il regolamento, allora fallo. Ma non fraintendetemi: io pratico comunque karate tradizionale nel mio dojo. Perciò, io ho i miei kata tradizionali che tengo per la “tradizione”. È questo lo scopo della tradizione: preservare e sviluppare nuove strategie per capire il passato. Ma ho anche un lato più agonistico e competitivo, dove faccio le tecniche in maniera un po’ diversa dato che lo scopo, o l’obiettivo, è diverso.

T. – Com’è la relazione tra te e tuo fratello Oliver nelle arti marziali?

11136746_10153162022001140_6286121437303361970_nJ. – Io e mio fratello minore Oliver abbiamo iniziato la pratica del karate insieme quando eravamo piccoli. Lui è un po’ più piccolo di me, per cui ha iniziato ad allenarsi con i suoi amici e io con i miei, ma ci alleniamo comunque molto insieme. Abbiamo anche gareggiato insieme, viaggiato molto per seminari, dimostrazioni, competizioni e molto altro. Ma poi si arriva a un punto in cui per poter vedere meglio la tua montagna devi cominciare a scalare quella vicina. Abbiamo scelto percorsi diversi, in base ai nostri interessi personali, alle nostre personalità e preferenze. Anche se oggi pratichiamo cose diverse (lui pratica MMA a contatto pieno, io karate), cerchiamo comunque di comunicare e imparare l’uno dall’altro e insegnare all’altro ciò che scopriamo. Anche se in superficie arti marziali differenti possono sembrare diverse, più in profondità si tratta solo di anatomia umana e come riesci a usare il tuo corpo per raggiungere i tuoi obiettivi nella maniera migliore. Si tratta solo di principi e questi sono gli stessi per entrambi.

T. – Qui al KNX15 durante la tua lezione abbiamo studiato il bunkai del kata Niseishi (Ryuei-ryu). Non sembra affatto uno dei tanti bunkai che si vedono su internet, con parate statiche e controlli che non stanno “né in cielo né in terra”. Come riesci ad analizzare e vedere il kata sotto una luce tale da sviluppare questi (secondo me fantastici) bunkai?

J. – Ho soltanto una regola ed è il “realismo”. Il problema con il bunkai di molta gente, oggi, è che lo costruiscono in base alla loro comprensione del karate che molte volte è limitata, lineare e ottusa. Così, prima di tutto, per avere un buon bunkai e per capire il concetto di realismo, devi fare molta esperienza: devi provare jujutsu, aikido, kung-fu o taekwondo… cerca di guardare molte arti marziali diverse, osserva le loro tecniche e costruisci gradualmente una libreria nella tua mente di tante tecniche diverse. Ben presto comincerai a vedere il bunkai di un kata e a visualizzarlo, anche se a qualcuno può sembrare difficile. Inoltre, tieni presenti tutte le tecniche di un kata: non solo la mano che colpisce, ma anche l’hikite e com’è distribuito il peso in una posizione. C’è sempre una ragione per ogni dettaglio in un kata, se è uno originale. Ovviamente alcuni kata moderni sono stati creati con un altro scopo e probabilmente hanno bunkai idioti: non sono stati creati per il bunkai. Cerca kata più antichi, perché il loro bunkai è più facile da visualizzare, hanno tecniche più interessanti che possono essere applicate più facilmente.

Questo è tutto… forse.

Per concludere, l’unico consiglio che posso darvi è di allenarvi con Jesse-san.

Se volete conoscere qualcosa dovete sperimentarla.

Lo stesso vale per il Karate di Jesse e credetemi: lo volete conoscere!

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