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Il karate di Sakumoto Tsuguo: reportage e intervista

Di Stefano Censi

 

Sabato 14 settembre.

Pomezia. Più precisamente “Olimpia, città dello sport”.

Più di 4 ore di viaggio per arrivare a destinazione.

Ma ne è valsa la pena.

In questa magnifica struttura sportiva infatti si è tenuto uno stage di altissimo livello per quanto riguarda il karate. Si tratta dello Stage di Karate Interstile con il M°Tsuguo Sakumoto e il M°Kohei Yamada.

Avete letto bene: Tsuguo Sakumoto.

Cintura nera 9° dan Ryuei-ryu, presidente della commissione tecnica WKF e pluricampione mondiale nel kata durante gli anni ’80 (3 WUKO World Championships, 2 World Games e 2 World League).

Questa leggenda del karate è nuovamente in Italia, direttamente da Okinawa, la culla del karate.

Il seminario, organizzato dall’associazione Kenbukan Roma del M°Kohei Yamada e dal Comitato regionale Lazio Karate della FIJLKAM si è articolato in circa 4 ore di allenamento, tra il gruppo dei giovanissimi e la sezione adulti. La gente accorsa era molta e proveniente da tutta Italia. Erano presenti anche nomi di rilievo nazionale e internazionale del karate italiano, come Lucio Maurino, Cinzia Colaiacomo, Roberta Sodero e Sara Battaglia.

Ma basta parlare di “politica”, tuffiamoci nella lezione vera e propria.

Si inizia con il corso dei bambini. Dopo un breve riscaldamento diretto dal M°Maurino il M°Sakumoto comincia analizzando i punti chiave del kata Kururunfa (Goju-ryu). Dai kansetsu-geri agli ashi-dori finali, tutto viene illustrato nei minimi dettagli, mostrando anche il bunkai di ogni movimento (un ringraziamento va infatti anche al M°Takeshi Yamada che ha assistito il M°Sakumoto per quanto riguarda le applicazioni pratiche).

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Dopo diverse ripetizioni del kata, si passa al kata Fukyugata Ichi.

 

Seppure un kata di base che si insegna di solito ai bambini, il maestro ha analizzato ogni movimento cercando di far capire a tutti la biomeccanica di un corretto gesto di karate. Dal movimento dei piedi all’uso di fianchi e braccia, tutto era spiegato con molta attenzione.

Dopo aver eseguito anche questo kata per diverse volte, il M°Sakumoto ha insegnato ai presenti il primo kata del Ryuei-ryu della serata: Niseishi. Letteralmente “ventiquattro”, questo kata è uno degli esercizi base della scuola okinawese che insegna il maestro, ma rimane comunque una forma molto brillante e interessante.

Si conclude la parte dedicata ai bambini con alcuni kihon (fondamentali) per pugni e calci. Siamo solo all’inizio però. Ora inizia la lezione per gli adulti.

Dopo il saluto e un breve discorso del Presidente del settore Karate Lazio Fijlkam, il Sig. Giuseppe della Lama, si comincia subito con il riscaldamento.

Primo kata: Kururunfa. Analizzandolo a fondo, il M° Sakumoto ha parlato dell’importanza del kime, della rilassatezza, della corretta postura e del modo di muovere il corpo. Si passa poi al kata Suparimpei. Anche questa volta, analizzando il kata di livello più avanzato del Goju-ryu, il maestro ha parlato e dimostrato elementi importanti del karate, come l’uso del Gamaku (l’area del bacino e dei fianchi), del Kokyu (la respirazione), del Muchimi e di molto altro ancora. Anche questa volta, come per ogni kata, non potevano mancare diverse ripetizione del kata sotto lo sguardo vigile di Tsuguo Sakumoto.

Ora si entra nella parte clue dell’evento: Paiku e Anan, due importanti kata del Ryuei-ryu.

Iniziamo con Paiku (lett. “Tigre Bianca”). Una forma dal ritmo incalzante, dai veloci passi scivolati e da movimenti delle mani inusuali per chi pratica karate giapponese (ovvero di una scuola non okinawese).

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Dopo aver eseguito questo kata diverse volte, durante una pausa per riprendere fiato, il M° Sakumoto ci regala due perle della sua scuola: esegue infatti i kata Anan-ni e Paiho (forma della gru bianca). Questi kata sono un tesoro molto prezioso, in quanto pochi al mondo sanno eseguirli correttamente.

Dopo queste due performances, si riprende subito con lo studio del kata Anan. Questa forma ha reso famoso nel mondo il M°Sakumoto e il suo stile, in quanto è con questo kata che l’atleta giapponese è riuscito a vincere 7 competizioni di livello mondiale. Kata abbastanza complicato e dai ritmi frenetici, si nota molto la sua origine cinese (mani prevalentemente aperte, respirazione “profonda”, calci bassi alle articolazioni, movimenti a “zig-zag”). Seppur molto complesso, questo kata è comunque stato analizzato (come i precedenti) a livello teorico, esecutivo e applicativo (sempre con l’aiuto dei Maestri Yamada Kohei e Takeshi).

Breve pausa per recuperare e fare qualche domanda di carattere tecnico e storico al maestro e poi si sono ripetuti tutti i kata della serata no dopo l’altro. Ormai tutti esausti, il M°Maurino cura gli esercizi di stretching e seri-undo.

Infine, saluto generale con i partecipanti, foto e autografi sul diploma di partecipazione e tutti a casa.

Anzi no! C’è dell’altro.

Sono infatti riuscito a fare una breve (ma interessante) intervista al maestro Tsuguo Sakumoto.

Ringrazio profondamente il maestro Kohei Yamada, che si è gentilmente offerto di tradurre la conversazione tra me e il maestro Sakumoto, nonché il M° Takeshi Yamada, che ci ha aiutati tutto il tempo con molta disponibilità.

Ma veniamo al sodo:

Stefano Censi: Quando ha cominciato la pratica del karate? Ha iniziato subito con il Ryuei-ryu?

Tsuguo Sakumoto: Ho iniziato karate quando avevo 14 anni, ma all’inizio seguivo delle lezioni di karate Goju-ryu. Poi sono andato all’università e, dopo essermi laureato, all’età di 21 anni ho cominciato ad allenarmi con il Maestro Kenko Nakaima nel Ryuei-ryu.

S.C. : Lei è il presidente dell’Associazione mondiale Ryuei-ryu Karate Kobudo Ryuho-kai. Può parlarci del suo stile e in cosa è diverso dagli altri?

T. S. : Nel Ryuei-ryu si tenta di portare attacco e difesa contemporaneamente. Inoltre si usano molti tipi di passi scivolati e spostamenti dei piedi (ashi-sabaki).

S. C. : Quali sono le armi del Ryuei-ryu? Quanto si allena lei nel kobudo?

T. S. : Nel Ryuei-ryu si utilizzano armi come bo, sai, kama, timbe, eku, e suruchin. Io mi alleno circa un’ora e mezza ogni giorno per quanto riguarda il kobudo.

S. C. : Cosa pensa del futuro del karate? È d’accordo con l’entrata della nostra disciplina nelle Olimpiadi?

T. S. : Penso che le Olimpiadi possano portare benefici al karate, come ad esempio la visibilità. Nel 2020 i Giochi Olimpici si svolgeranno a Tokyo e stiamo già preparando una dimostrazione di karate. Vorremmo fare come nel 1964 per il Judo; non si sa mai che nell’edizione successiva…

S. C. : Come vede invece il suo futuro nel karate? Ha dei progetti?

T. S. : Tra le diverse attività, sto cercando di creare un “ponte” fra i diversi popoli per formare un clima di armonia. Vorrei che i praticanti di karate formassero una grande famiglia (a big family), senza pensare a questo o quello stile. Le differenze non sono poi così importanti. Mi piacerebbe che si potesse raggiungere la pace nel mondo anche attraverso il karate. Lo so, sembra un’impresa molto ardua, ma già nel 2008 il Karate for Peace (svoltosi a Okinawa) è stato un successo, quindi spero per il meglio.

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S. C. : Vengono molti stranieri (gaijin) da lei a Okinawa per allenarsi e migliorare?

T. S. : Certo, sono molti e stanno anche aumentando. Arrivano persone da Russia, Hong Kong, Macao, Sri Lanka, Spagna, Francia, USA, Taipei, Australia, Nuova Zelanda, Europa del Nord e ovviamente dall’Italia.

S. C. : Com’era essere campione del mondo di kata? Quanto tempo e come si allenava?

T. S. : Mi allenavo ogni giorno per circa 7 ore. Facevo anche tipologie di allenamento diverse dal karate (cross-training), come ad esempio weight-training (sollevamento pesi) e lavori sulla velocità (pliometria, etc.).

S. C. : E il suo maestro, Kenko Nakaima, era d’accordo con questo suo “spirito agonistico”?

T. S. : Non molto, anzi non era molto felice che partecipassi alle gare di kata.

S. C. : Oltre al karate lei ha praticato altre arti marziali?

T. S. : Si, sono 1° dan di Kendo e 4° dan di Judo.

S. C. : Purtroppo non abbiamo più tempo per altre domande, ma grazie infinite per le sue risposte e la sua disponibilità.

T. S. : Grazie, è stato un piacere.

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