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Il Buon Maestro (Parte 2)

“Conviene all’umanità di un maestro mettere i propri discepoli in guardia contro se stesso.” Friedrich Nietzsche, Aurora, 1881
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Il maestro non dovrebbe essere venerato o temuto come una divinità, ma dovrebbe ispirare fiducia e rispetto in quanto uomo. L’insegnate è una persona normalissima, non ha poteri paranormali, non è in possesso di qualche dono divino che lo innalzi rispetto agli altri. Volendo parafrasare Don Camillo (film del 1952): “Dio vi vede nella cabina elettorale, il maestro no”. Questo citazione cinematografica vuole solo esemplificare il fatto che non si deve divinizzare il maestro, ma bisogna trattarlo con il rispetto che merita in quanto persona con più esperienza. Anche loro (e in alcuni casi oserei dire spesso) sbagliano. Non sono mica stati investiti dallo spirito santo quando hanno aperto l’associazione che dirigono o quando hanno preso l’abilitazione con qualche pezzo di carta! È un fatto preoccupante che si crei una setta intorno al maestro, invece che un gruppo amalgamato. Il buon maestro, anzi, dovrebbe cercare di prevenire questa mitopoiesi, facendo si che si si instauri un clima più di amicizia che di brigata nazifascista. Infatti, anche se molti maestri giapponesi (prevalentemente Shotokan, anche se con delle eccezioni comunque) usano nelle loro lezioni un atteggiamento militarista per gestire gli allievi, sono convinto che la paura sia nulla in confronto al rispetto e la stima. Come disse il M° Toguchi: 

 “L’essenza del Karate è la capacità di sorridere in ogni occasione. Anche nei momenti più difficili. Se non riesci a sorridere non puoi combattere, saresti rigido e potresti facilmente venire sconfitto… ma se riesci a sorridere che bisogno hai di combattere ?”

OTAKE 001 large.jpg.pagespeed.ce .jr-YMVysSIPer poter identificare questo processo di “settizzazione” e cameratismo l’allievo dovrebbe essere in grado di estraniarsi momentaneamente dal gruppo e osservare il fenomeno con occhi imparziali. Molto spesso ciò risulta arduo se fatto in solitaria, perciò aiuterebbe avere scambi di opinioni con persone non collegate direttamente con il maestro. Mi rendo conto che questo disegno pseudocomplottista di controllo delle persone à la Citizen Kane (O. Welles, 1941) possa sembrare esagerato, ma dovete comunque immaginarlo in varie forme (ristrette o estese che siano). L’innalzamento del maestro a un livello “ultraterreno” deriva dalla cultura orientale, che pone le persone più anziane e con maggiore esperienza sopra un piedistallo. Il culto atavico sino-giapponese risente anche della loro storia, in quando la struttura sociale orientale ha subito mutamenti diversi da quella occidentale (la rivoluzione scientifica, l’illuminismo e tutte le sue conseguenze, etc.). Molti occidentali poi pensano che gli insegnati giapponesi siano migliori degli occidentali soltanto perché hanno gli occhi a mandorla e un accento esotico, perché sono nati dall’altra parte del mondo. Sarebbe come andare a un ristorante di sushi solo perché il cuoco è giapponese, scoprire che è nato a Sassari e ha imparato a cucinare con Youtube! Mangereste ancora i suoi onigiri o la sua zuppa di miso? La storia ci insegna inoltre che entrare nelle fila degli studenti di un determinato maestro era cosa assai dura nei tempi passati. Per poter diventare un discepolo sarebbe stato necessario (ma non per forza sufficiente) fare doni al maestro, eseguire lavori a casa sua, pregarlo in ginocchio dalla mattina alla sera di essere accettati nella sua scuola. Oggi non è più 
così. La società è cambiata, il karate ha toccato tutti i continenti. Se volete iscrivervi a un corso di karate, oggi basta dare nome, cognome, data di nascita e un certificato medico. Il karate è cambiato perché il contesto storico-sociale in cui è inserito è cambiato, di conseguenza anche il rapporto maestro-allievo ha subito delle variazioni. Ancora ci sono maestri che accettano studenti alla maniera “antica”, anche se sono pochi e a volte sconosciuti ai più (a fianco la foto di Otake Ritsuke, caposcuola del Tenshin Shoden Katori Shinto-ryu, che fa eseguire tutt’oggi agli studenti un giuramento di sangue). Alla fine dei conti però sta a voi la risposta: “Vi sta bene o no il vostro maestro? Posso avere di meglio?”

“L’incarnazione più alta di un artista si fonda egualmente sul rinnegamento dei suoi maestri e sull’annientamento di tutto ciò che lui stesso era stato un tempo.”
André Malraux, La psicologia dell’arte

Che lo vogliate o no, se un vostro allievo è portato per la materia, esso si allontanerà da voi e magari vi supererà. Perché? Sto parlando della sillaba Ha in Shu-Ha-Ri. La pratica deve servire anche per aprire la mente e sviluppare un proprio pensiero critico, fondamentale nel Karate (e in qualsiasi altro ambito). Siamo nel XXI secolo, basta dare giustificazioni alla “Ipse dixit”! Fatevi delle domande, datevi delle risposte. Usate il metodo scientifico nelle vostre ricerche, andate a fondo di ciò che state studiando. Viaggiate (sempre se i fondi lo permettono) e (in alternativa) documentatevi: con internet e tutti i mass media disponibili, nella nostra società oggi l’ignoranza è il più delle volte una scelta. Voglio ora riportare il discorso che il M° Paolo Taigo Spongia (responsabile italiano IOGKF) ha tenuto alla festa celebrativa tenutasi a Naha, Okinawa, per il riconoscimento ricevuto dal M°Higaonna Morio come ‘Intangibile Tesoro Culturale’. Tra gli invitati erano presenti grandi maestri di vari stili del karate di Okinawa, come il M°Shuichi Aragaki, discepolo del fondatore del Goju-ryu Chojun Miyagi, e altri due anziani discepoli del fondatore. Spongia-sensei era l’unico occidentale presente ed è stato invitato a fare un intervento che pubblichiamo con il suo gentile permesso:

Buona sera,
Sono felice ed onorato di essere stato invitato a dire alcune parole in questa così importante occasione. Io credo che la storia di una nazione e lo stesso progresso dell’intera razza umana non si misuri sulla base delle scoperte scientifiche o dei progressi tecnologici ma che sia il risultato della vita e dell’azione quotidiana di uomini fuori dal comune. In Giappone vi siete dimostrati così sensibili a questa materia tanto da essere stati capaci di riconoscere le virtù di alcuni uomini che con la loro vita hanno segnato delle pietre miliari nella storia e nel progresso dell’umanità. Tanto da attribuirgli pubblicamente questo importante riconoscimento di essere ‘ Intangibili Tesori Culturali ‘, dei tesori viventi per tutto il genere umano. Il mio prezioso Maestro, Morio Higaonna Sensei, merita senza alcun dubbio un tale riconoscimento. Higaonna Sensei non ama i titoli onorifici, non gli piace che si ricordi il suo grado dan, desidera solo che noi lo si chiami Higaonna Sensei. Ma per tutti noi, suoi allievi, ma anche per tutti gli appartenenti al mondo del Budō Egli è un autentico Shihan, nel significato più profondo di questo termine. Egli é davvero un ‘uomo da imitare’, un modello di vita per tutti i suoi allievi e il suo Insegnamento ha orientato straordinariamente la vita di così tante persone in tutto il mondo. Un uomo non può essere definito un grande insegnante, un maestro, soltanto a causa della sua abilità tecnica, che noi sappiamo Higaonna Sensei pure esprime al più alto livello, ma un uomo diviene un grande maestro, uno Shihan, a seguito della sua dedizione all’Arte e perché ha fatto della propria stessa vita un’espressione incarnata della sua Arte, della propria vita un’opera d’arte che ispira e influenza la vita di molti altri. Higaonna Sensei insegna i piú profondi principi della nostra Arte, il Goju-Ryu di Okinawa, non soltanto nel dōjō ma in ogni azione della sua vita quotidiana, mentre cammina, mangia, parla, lavora… E attraverso le meravigliose qualità della sua personalità, sviluppate attraverso la sua dura e strenua pratica. Qualità umane quali: umiltà, forza, coraggio, determinazione e compassione. Desidero concludere questo mio intervento con le paole di Jigoro Kano Sensei, fondatore del Judō, che é stato un grande maestro ed educatore e che era molto vicino al nostro fondatore, il grande Chojun Miyagi Sensei: “Sotto il cielo non c’è nulla di piú grande dell’educazione.” Attraverso l’insegnamento e l’educazione la virtù di uno può essere trasmessa a molti e il suo esempio di vita può influenzare la vita di altri per generazioni. La vera educazione accelera il progresso dell’umanità di centinaia si anni.”

Grazie e congratulazioni Higaonna Sensei.

Si potrebbe scrivere ancora molto riguardo al rapporto allievo-maestro, ai McDojos e su come riconoscere i numerosi ciarlatani in giro per il mondo, ma per ora mi fermo qui. Vi chiedo solo una cosa: fatevi un esame introspettivo. Vi piace il rapporto che avete con il vostro maestro? Può migliorare? È tempo che lo lasciate per proseguire da soli (diventando magari uno shugyosha come Miyamoto Musashi)? Merita ancora di essere seguito? A voi la parola (e forse anche i fatti)!

 

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