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Il Buon Maestro (Parte 1)

Di Stefano Censi

Nei discorsi tra “marzialisti” si parla spesso di questo o quel maestro. Sarebbe strano il contrario, dato che circa il 70% della pratica di un karateka dipende da chi lo istruisce. Ma chi può davvero dirsi “maestro”? Non sono qui per fare un descrizione di tutte le cariche “pseudo-religiose” di cui oggi molti si riempiono la bocca senza sapere cosa significhino (Grand Master, Shihan, Hanshi, Soke, etc.), bensì per dare la mia personale idea su come un maestro debba comportarsi, come dovrebbe essere il suo atteggiamento verso gli altri e se stesso.

“L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. L’insegnante eccellente dimostra. Il maestro ispira.” Socrate

Questo aforisma di Socrate introduce bene il mio pensiero. Come è subito chiaro, sono molti i gradi di preparazione di un insegnante e dipendono da molti fattori (prestanza fisica, cultura, personalità, l’epoca e l’ambiente in cui è vissuto e così via). È poi naturale che un istruttore abbia un campo di interesse in cui eccelle (proiezioni, kata, bunkai, kobudo, etc.). Dettate queste premesse, cercherò ora di esporre come secondo me dovrebbe comportarsi un bravo maestro.

“Non si è maestri che quando si impiega nelle cose la pazienza che esigono.” Eugène Delacroix

master-kenÈ inutile essere degli incredibili e talentuosi tecnici se non si ha la passione e la voglia necessaria per condurre una lezione. Per essere maestri occorre innanzitutto volerlo. Perché? Altrimenti sarà come fare un lavoro che si odia (o peggio ancora essere fidanzati con qualcuno che non si ama), piano piano si
perderà la voglia di continuare, si commetteranno i primi errori (tecnici e/o morali verso sé e gli allievi) e si finirà per restare con un pugno di mosce in mano. Ognuno ha i suoi motivi per voler insegnare, ma se dovessi darvi un consiglio vi direi “Fatelo per voi stessi!” (non è proprio farina del mio sacco, ringrazio Jesse e il suo articolo). Attraverso il corretto insegnamento si migliora anche come maestro. Lo scrisse anche Seneca che “insegnando s’impara”.

P.S. Per chi non conoscesse Master Ken, ecco una sua intervista e il suo canale Youtube. Però sbrigatevi, lui vi sta già cercando… e presto vi troverà!

“La scelta di un giovane dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla fortuna di incontrare un grande maestro.”Rita Levi-Montalcini, La clessidra della vita, 2008

Il bravo maestro non si ferma mai, non fa mai stagnare la sua pratica, poiché si rende conto di non essere altro che un principiante con un po’ più di pratica alle spalle dei suoi allievi. Come un medico (o un qualsiasi operatore sanitario), il maestro frequenta corsi di aggiornamento, studia su libri e riviste (non solo inerenti alla sua materia, basti pensare al cross-training) e non smette mai di fare ricerca. Tutto questo a monte di una costante passione, che scaturisce dal senso di responsabilità verso gli allievi e verso se stesso. Seppur, come diceva Leonardo da Vinci, tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro, l’insegnante deve comunque cercare di non essere superato troppo facilmente. Dovreste comportavi come dei genitori, piano piano cominciare a far muovere i primi passi all’allievo nel mondo del karate fino a che non “andrà a vivere da solo”. All’inizio si aiuta l’altro a fare tutto (lavarsi i denti come praticare kata “semplici”), poi con il passare del tempo lo silascia via via più libero, senza però abbandonarlo mai. Tutto questo però può accadere se c’è un rapporto di stima e comprensione tra maestro e allievo. È comunque indispensabile per il bravo maestro avere nel proprio bagaglio una tecnica il più possibile corretta e una cultura della disciplina insegnata abbastanza vasta. Non scordiamoci che il maestro prima di tutto deve insegnare, oltre che ispirare. Si va da lui per apprendere il karate (nel nostro caso) e ciò che insegna deve poter funzionare! Non sia mai che, per assurdo: 

A: Ehi, hai visto i praticanti di quella scuola? Sono tutti ingessati e fasciati!
B: Sì, sono famosi perché se vengono aggrediti o si trovano in pericolo e sono costretti a difendersi ne prendono proprio tante di legnate!
A: Davvero? Chissà chi è il loro maestro…

Alla base di ogni maestro c’è un’ottima conoscenza della materia. Senza di essa sarebbe come voler costruire un grattacielo in mezzo alle sabbie mobili; gli allievi, oltre al proprio tempo e al proprio denaro, ne risentirebbero anche in salute. Non sempre un bravo atleta è un bravo maestro, potrebbe anzi accadere il contrario.

È inoltre importante per un educatore avere delle conoscenze (quantomeno essenziali) del funzionamento del corpo umano, della sua biomeccanica e anche della psiche. È anche importante avere dei rudimenti in pedagogia, in quanto molti sono i corsi per i più piccoli (senza togliere che conoscere “il bambino che è in noi” serve sempre). Infine, una conoscenza a 360° sul mondo (non per forza enciclopedica, ma comunque in continua espansione), come ad esempio l’arte, la storia, la letteratura, le scienze e la filosofia, è sempre utile a chi si pone come una guida. 

Vi interessa l’argomento? Volete sapere come va a finire l’articolo? Stay tuned for the second part!

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