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I Kata nel Judo: significato e storia delle forme (Pt. 3)

Randori no Kata: introduzione e lettura di  Katame-No-Kata

“Acquisiti i punti salienti del Nage-, si procede con Katame-no-Kata e di pari passo nello studio delle tecniche di Osae, Shime e Kansetsu, perché anche qui non basta acquisire il contenuto del kata, che è solo il mezzo per consentire di avviarsi in ricerche più approfondite.”
Kano Jigoro

KATAME NO KATA: compone insieme al Nage no Kata il Randori no kata, e contiene 15 tecniche suddivise in tre gruppi. Rappresenta la “forma dei controlli” rispecchiando quindi il panorama tecnico ereditato dalla lotta a terra della Tenshin-Shin’yo Ryu , scuola della quale Kano ricevette il diploma di insegnamento in giovane età. Obiettivo di questo Kata è quello di acquisire la padronanza dei principi di uso e gestione dell’energia (Ki) attraverso la pratica delle tecniche di controllo, soffocamento/strangolamento e di lussazione/rottura degli arti. A differenza di quanto determinato per il Nage no Kata, che propone un lavoro ambidestro, il Katame no Kata propone un lavoro improntato soprattutto sul lato destro, lasciando tuttavia libero Tori di studiare l’applicazione del Ki anche sull’altro lato, e permettendo quindi una armonica gestione dell’energia e della sua circolazione.

Katame no Kata1

 

Principi esecutivi e strategie di Katame no Kata:

• Cinque esempi del Ki come controllo adattato al movimento di Uke:
1,1 Kesa-Gatame (nella sua forma Kuzure)
1,2 Kata-Gatame
1,3 Kami-Shiho-Gatame
1,4 Yoko-Shiho-Gatame
1,5 Kuzure – Kami –Shiho –Gatame
Tre esempi del Ki focalizzato nel superare la difesa :
2,1 Kata- Juji-Jime: schiacciando
2,2 Hadaka -Jime: in contrazione
2,3 Okuri- Eri-Jime: in estensione
Due esempi di permanenza del Ki:
2,4 Kata-Ha-Jime: cambiando tecnica
2,5 Gyaku -Juji -Jime: cambiando posizione
Tre esempi del Ki in contrattacco:
3,1 Ude-Garami: rompendo l’azione
3,2 Ude-Hishigi-Juji-Gatame: deviando l’azione
3,3 Ude-Hishigi-Ude-Gatame: unendosi all’azione
• Due esempi del Ki in azione complessa:
3,4 Ude-Hishigi- Hiza-Gatame: hikkomi, trascinamento e conclusione
3,5 Ashi-Garami: combinazione di Nage-Waza e Katame-Waza

 

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Breve introduzione ad etichetta ed esecuzione della forma:

Il cerimoniale che apre l’esecuzione delle tecniche prevede:
Tori, alla sinistra di Joseki e di fronte ad Uke, a 4 metri di distanza;
Tori ed Uke in posizione shizen-tai si girano verso il lato d’onore ed eseguono un ritsu-rei.
Successivamente sedendosi in seiza eseguono za-rei vicendevolmente.
A seguito dello za-rei si alzano e, una volta entrati nell’area del kata, assumono la posizione
Kyoshi. Uke avanza spostandosi sulle ginocchia (shikko) e si sdraia in attesa dell’attacco di Tori.
Una volta eseguita l’entrata in tecnica da parte di Tori, Uke tenta di svincolarsi o resistere.

Interpretazioni esecutive del Katame no Kata:

Credo sia necessario fare alcune precisazioni in merito alle scuole di pensiero nate riguardo l’esecuzione di questo Kata. Pare infatti che, soprattutto in Italia, ci sia chi ne contesti l’attuale forma, stabilita nel 1960 dal Kodokan Judō, accusandola di discostarsi dall’idea inizialmente promossa dal Prof. Kano. Materia di discussione sono nella fattispecie alcune posizioni adottate durante l’esecuzione delle forme, ovvero il Kyoshi e la postura supina in cui si dispone Uke.
Per quanto riguarda il Kyoshi c’è chi afferma che la postura inginocchiata originale, e quindi corretta, fosse più larga e bassa, andando quindi a distinguere e preferire questa alla posizione definita Taka kyoshi no kamae adottata dal Kodokan. In merito alla postura di Uke invece ne viene contestata l’attuale posizione della testa appoggiata a terra, venendo vista da alcuni come atteggiamento di passiva attesa, differentemente da quella adottata in passato che vede la testa sollevata dal tatami. C’è da ricordare in ogni caso che fino alla stesura attualmente adottata dal Kodokan, da considerarsi quindi ufficiale, sono convissute molte diversità esecutive dando naturalmente vita a diverse scuole di pensiero in merito.
In conclusione dal punto di vista tecnico, tenere la testa sollevata anziché poggiata sul tatami, o adottare un Kyoshi più basso e largo non è da ritenersi errato, pur tenendo conto della forma ufficialmente adottata dal Kodokan Judō e quindi dei parametri valutativi di quest’ultimo.

Katame no Kata es

 


 

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