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I Kata nel Judo: significato e storia dei Kata

I Kata del Judo: 

I cinque Kata fondamentali del Judo ( Randori no kata, Kime no Kata, Ju no kata, Koshiki no kata e Itsutsu no kata) racchiudono i principi esecutivi del Judo. Imparare a leggerli, decodificarli, e attingere alla loro forma “URA” è un procedimento d’apprendimento pratico che si dipana attraverso il suo studio “OMOTE”, di superficie.

Ma cos’è il Kata?

“SHI-KATA” viene letteralmente tradotto come “il modo giusto di fare”. Si tratta quindi di forme. In Giappone ogni cosa, anche l’ospitalità, la cortesia ed il saluto, sono codificati ed eseguiti secondo la forma tramandata. Nella terra del sol levante quindi non esiste “un modo di fare” ma “il modo di fare” per ogni cosa, che viene seguito scrupolosamente senza eccezione alcuna. 

Ma facciamo attenzione, il Kata, la forma, non è solo il modo cui qualcosa si presenta al mondo. Generalmente la forma viene divisa in: OMOTE ed URA. Di questo si tiene molto conto soprattutto nello studio delle arti marziali nipponiche che suddividono scrupolosamente le tecniche in forme eseguite in OMOTE oppure in forme eseguite in URA, e questo,  ad esempio è ben evidenziata nell’Aikido di O-Sensei Ueshiba. Tuttavia c’è un’altra lettura che sfugge all’occidentale e che invece è scontata all’occhio Giapponese. 

1) Omote – In giapponese classico significa viso. Per un giapponese omote è il lato (della persona) volto verso il mondo. La superficie, l’apparenza.

2) Ura – si usa per sottolineare quanto non è da mostrare in pubblico. L’essenza.
Nelle arti marziali omote può essere individuato come il principio esecutivo della tecnica.

Kano  Koshiki

Nel Judo, quando l’allievo ha assimilato i Kihon (fondamentali), le forme della tecnica contenute nel Go-Kyo e i metodi di allenamento ( Keiko) viene finalmente introdotto ai Kata. Essi rappresantano per il judo dei veri e propri manuali, compendi tecnici tascabili, che permettono una comprensione più approfondita dei principi esecutivi di questa disciplina. 

Tuttavia la comprensione di tali manuali non è così intuitiva e scoprire i segreti del Judo è un processo lunghissimo.

Nei Kata canonici l’attenzione è solitamente concentrata su alcuni aspetti pratici: 

  • lo spirito di essere pronti ( Yoi-no-kishin )
  • l’analisi della tecnica ( Tyakugan: gli scopi esteriori, Chikara-no-kojaku: la giusta forza, waza-no-kakyu: la giusta velocità );
  • l’atteggiamento mentale: (Kiai: concentrazione e manifestazione dell’energia, Zeitani-no-hoji: psicofisicità della posizione, Zanshin: la corretta attenzione in relazione allo sguardo);
  • l’armonia risultate dal dualismo di base (Inn-yo: positivo e negativo, Tai-no-shishuku: espansione e concentrazione, Kokyu: respirazione)

Ogni singola Forma propone uno specifico argomento di “studio” che intrecciandosi con gli altri va a formare il complesso ordito del processo di apprendimento strutturato dal Prof. Kano per gli Yudansha, che vede la sua verifica costante nel randori.

Randori-no-kata (forme del randori) espone i principi di azione (Nage no kata) e l’uso dell’energia (Katame no kata).

Kime-no-kata (forme della decisione) detto anche Shinken-shobu-no-kata (forme del combattimento reale) esprime lo spirito di decisione e di intenzione senza reiserve.

Ju-no-kata (forme della cedevolezza/adattabilità) mostra la permanenza dell’energia nella continuità di movimento

Koshiki-no-kata (Forme delle cose antiche), detto anche Kito ryu no kata (forme della scuola di Kito) ricorda l’evoluzione tecnica e didattica della tradizione del Judo.

Itsutsu-no-kata (Forme dei cinque) racchiude l’esperienza dell’armonizzare con l’Universo. 


Fonti: Kyu shin Do: Cesare Barioli – Significato dei Kata. 

 

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Sulla Via del nebuloso Do.

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