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Obi colorate, la storia, la tradizione

Judo: gradi, cinture e un po’ di storia

La gerarchia dei  gradi e delle obi marca in un certo senso l’evoluzione intera, sia tecnica che spirituale, dei praticanti di arti marziali. E’ rinomato,  nella differenziazione dei Kyu e dei Dan, l’uso delle cinture di cotone colorate, ma come è nato e come si è diffuso  questo metodo di graduazione?
Sono state attribuite molte spiegazioni a questa tradizione, sia cerimoniali che “pratiche”, ma personalmente ritengo opportuno ricercare la verità nel “mezzo”, andando a fondere cerimonia, cultura e contesto storico.

Dove e quando è nato l’uso delle obi di cotone colorato?

La stragrande maggioranza degli artisti marziali è convinta, a torto, che l’assertore ed il codificatore di queste sia Mikonosuke Kawaishi, ovvero, il padre fondatore del Judo francese e che quindi questa invenzione sia di natalità “francese” in un certo senso. In realtà, non solo uno dei primi metodi di graduazione Mudansha , Yudansha e Kodansha di questo tipo fu creato dal Prof. Kano ma l’adozione dell’attuale arcobaleno di colori venne ideato e diffuso da Gunji Koizumi a partire dal 1927.

Il Metodo di graduazione inizialmente codificato dal Prof. Kano già nel 1886 comprendeva l’assunzione di colori differenti per “senior” e “junior” dal III° kyu in poi. Sia gli uni che gli altri indossavano la cintura celeste per il VI° kyu, la bianca per V° e IV° Kyu e mentre i primi dal III° al I° avevano accesso alla marrone i secondi vestivano obi di color viola. Invariata, e trasmessa fino ai nostri giorni, invece è la codifica delle cinture destinate ai Yudansha e Kodansha. ( Vedere schemi successivi)
Le prime cinture furono delle fasce di seta piuttosto rigide, definite “kaku-obi” , che venivano avvolte attorno alla vita per fermare il Gi. La prima cintura di cotone fu introdotta in Giappone solo nel 1907.

Tabella Kyu

Tabella Dan

Gunji Koizumi i Maestri europei di Ju Jutsu del ’900 e l’importazione di tinture chimiche in Giappone

Il sistema di Koizumi prevedeva originalmente cinque gradi, ai quali fu sommato un sesto grado. In merito alla codifica del Maestro Koizumi c’è pero da ricercare chiarezza, infatti,  già a partire dai primi del ‘ 900, c’erano dei Maestri giapponesi che in Europa (Germania per essere precisi)  adottarono  tale costume nella pratica del ju jutsu al fine di distinguere i vari gradi dei mudansha. A proposito di questo una  testimonianza ci arriva da un libro dal titolo “Die Selbstverteidigung (Jiu-Jitsu) nebst einem Anhange über Kuatsu (Wissenschaft der Wiederbelebung Verunglückter)”  scritto ad opera di Masao Tsutsumi ed Katsukuma Higashi, pubblicato a Berlino nel 1906, (dove K. Higashi insegnava Ju Jutsu a Erich Rahn, fondatore di uno dei primi dojo di ju jutsu in Europa) nel quale è riportato un metodo di graduazione basato su 7 gradi Kyu, distinti tramite l’uso di obi colorate.

Koizumi

Rosso: principianti.
Giallo: studenti di sesto grado.
Bianco: studenti di quinto grado
Verde: studenti di quarto grado.
Arancione: studenti di terzo grado.
Viola: studenti di secondo grado.
Nero e bianco: studenti di primo grado

Sempre nel medesimo anno  Takuji Hōjō pubblica un libro “Die Kunst der Selbstverteidigung bei tätlichen Angriffen nach dem japanischen Dschiu-Dschitsu” proponendo anch’egli il medesimo sistema. 

Non è quindi una coincidenza se  Koizumi adottò in Europa questo schema ispirando poi Kawaishi ed il Kodokan Judo in questa scelta. Alla fine della seconda metà dell’800 , inoltre, iniziarono ad essere introdotte in Giappone delle tinture chimiche per tessuto a base di anilina, andando molto di moda i capi d’abbigliamenti colorati importati d’oltre oceano. Nello stesso periodo tinture di colori solidi venivano perfezionate in Germania, tra cui anche AGFA BLACK-E, introdotto successivamente (1898) in Giappone, ed utilizzato per la tintura delle Obi dei portatori di Dan. “L’adozione dell’attuale arcobaleno per le obi di cotone colorato, sembra essere strettamente legata alla disponibilità di tinture chimiche  a colori solidi in Giappone”  Joseph Svinth, intervenuto durante la conferenza AISE in onore del centocinquantesimo anniversario della nascita del fondatore del judo, si esprime così in merito a questo argomento. Aggiunge inoltre che “l’avvento delle cinture marroni, blu e verdi durante la Prima Guerra Mondiale e l’arrivo di cinture colorate con tonalità brillanti per le arti marziali che si vedono oggigiorno attorno alla vita di tutti i praticanti, coincide con la diffusione di economiche tinture a base di cianuro durante gli anni 1960 e 1970.”  In definitiva quindi, seppur di natalità “Europea” la tradizione legata alle cinture colorate, in quanto  tali tinture sicuramente reperibili prima in Europa e poi a distanza di qualche mese anche in Giappone,  c’è da dire tuttavia che  possono essere definite come “prodotto” europeo ma come tradizione “giapponese. (N.B. nella maggior parte dei dojo di judo in Giappone, oggigiorno, i gradi kyu indossano la cintura bianca, mentre solo alcuni di essi alcuni adottano la cintura marrone per i tre kyu più alti ).

Donne e Obi

Piccola curiosità:

Non tutti sanno che le donne in Giappone indossano cinture differenti. Sia Mudansha che Yudansha e Kodansha , indossano una obi percorsa nel suo centro da una striscia di colore bianco. Questa striscia rappresenta la forma pura del Judo, l’essenza del JU. Il Joshi Judo, Judo delle donne, fu di grande ispirazione per il Prof. Kano “Quando volete vedere il vero judo, recatevi nella sezione femminile…” soleva dire il fondatore, a sottolineare il carattere gentile e rappresentativo della flessibilità del Judo che nelle sezioni maschili del Kodokan si era perso a favore dell’uso della forza fisica giustificata dallo spirito di competizione nella ricerca ossessiva della vittoria.

 [Part.1] Segue articolo… 😉

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Sulla Via del nebuloso Do.

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