Home / Judo / Storia Judo / Shi Tenno

Shi Tenno

Shi Tenno  – I quattro esseri celesti del Kodokan Judo

Tsunejiro Tomita, Il Gatto Shiro Saigo, Il Diavolo Yokoyama Sakujiro, e l’instancabile  Yamashita Yoshiaki.

L’avvento del Kodokan Judo del Sig. Kano visse una forte avversione da parte dei Maestri di Ju Jutsu dell’epoca che tentarono di stroncare sin dall’inizio i suoi intenti. Assai frequenti furono le sfide fatte al Kodokan,sotto la forma del Dojo Yaburi (distruzione del Dojo) ad opera dei maggiori esponenti del Jujutsu di quel tempo. Il conflitto trovò il suo culmine nel torneo del 1886 indetto dalla polizia di stato, che avrebbe eletto dei nuovi istruttori per l’accademia, scegliendoli dalla scuola che ne sarebbe uscita vincitrice. La sfida ebbe come protagonisti la scuola Totsuka (conservatrice) ed il Kodokan Judo (innovatore). Ne uscì vittorioso il Kodokan aggiundicandosi 12 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta per un totale di 15 incontri. 
A difendere lo schieramento della scuola del Prof. Kano intervennero quattro personaggi passati alla storia con il soprannome di “shi tenno”, i quattro esseri celesti. 
shitenno

Sakujiro Yokoyama.
Soprannominato “Oni”,il diavolo. Nacque a Nogata di Toyotama nella provincia Musashi. Non si sa quando precisamente.Si formò come ju-jutsuka Studiando assieme a Heitaro Inoue della scuola Tenshin-shin’yo-ry , poi passò al judo dopo averne riconosciuto la grande efficacia. Grande amante del sake e temibile combattente aveva l’abitudine di allietare le serate degli allievi del Kano-Juku, raccontando le sue spacconate davanti ad una buona bottiglia di vino di riso.
Non appena si iscrisse al Kodokan nel 1886 si allenò sotto la guida del Prof. Kano che tuttavia, non lo considerava un seguace, ma un Zuishuin, “quasi un collega”, essendo già egli, shodan di ju jutsu all’epoca.
Morì pugnalato per strada a Taisho Gannen nel 1912, non voleva cedere il passo e proiettava tutti quelli che non si spostavano, secondo l’antico costume del Saya-ate (“urtare il fodero”). Nel del periodo Tokugawa la spada aveva più valore della vita ed urtare il fodero era un’offesa alla dignità del Samurai, che richiedeva le scuse immediate o un duello a morte. A causa di questo suo temperamento focoso, e dei suoi comportamenti che poco si confacevano all’etica del Kodokan, venne spesso richiamato e sospeso dal Kodokan per le Uchi-majiri (zuffe di strada) che scatenava. Tuttavia, come si dice, “il lupo perde il pelo ma non il vizio” ed il vizio per lui fu purtroppo fatale.

Tsunejiro Tomita220px-Tomita-Tsunejiro
Nacque Tsunejiro Yamada, in un villaggio vicino Yugashima, nelle montagne di Amag appartenenti alla regione di Izu.
Il padre di Kano lavorava come segretario del Ministro della Marina, Awa Katsu (1823-1899), dopo la Restaurazione Meiji. Quando andò sulle montagne Amagi, in cerca del legname necessario per la costruzione delle navi, notò Yamada e decise di portarlo a Tokyo con l’idea di assumerlo in qualità di domestico affinchè aiutasse suo figlio Maggiore Kano. Il giovane divenne ben presto più di un semplice domestico per Jigoro, del quale fu infatti uno dei primi discepoli. In questo periodo Kano frequentava la Scuola di Lingue Straniere e divideva una stanza per lo studio con suo fratello Kensaku, al primo piano della casa di Saga-cho a Fukagawa. In questa piccola stanza si allenava al Ju-jutsu al quale iniziò anche sua sorella, suo fratello e il suo studente-domestico, che riceveva anche molte lezioni più particolari in una stuoia che solevano disporre nel giardino dell’abitazione. Attorno al 20° anno di Meiji, Kano costruì una bambola snodabile (Ningyo) prima di allora era Tsunejiro ad adempiere quella funzione, subendo una infinità di cadute, ma si dice che un ottimo Uke abbia maggiori possibilità di progredire, ed infatti Tomita fu il primo 10° Dan (vivente).

Yamashita Yoshiaki
Nato nel 1° anno dell’era Keio (1865), veniva da una famiglia agli ordini del Generale di Odawara. Fu l’Uke di Jigoro Kano nelle sue dimostrazioni piu’ importanti.Si dice che entrò a far parte del Kodokan all’età di 20 anni, tuttavia nel “Dai nihon judo Shi” (1939) l’iscrizione al “registro dei Giuramenti” del Kodokan riporta la data 14 agosto 1884, ma Yamashita era allora diciannovenne. Questa incongruenza potrebbe essere spiegata in due modi. La prima spiegazione ovviamente è un errore, la seconda spiegazione è culturale, in Giappone infatti fino al 1902 l’età si calcolava dando un anno sin dal giorno di nascita. Fu l’iscritto numero 19, ed ebbe la fortuna di praticare con Tomita, Yokoyama e Saigo, acquisendo ben presto una notevole destrezza, soprattutto grazie all’attenta guida del Prof. Kano che dedicava molte ore ad educarlo al Judo. Divenne famoso per il Kazu-geiko al kodokan, totalizzando 9617 randori/Keiko (incontri singoli) nell’arco di un anno (circa 28 al giorno). Storicamente Fu il primo decimo dan, titolo che però gli fu assegnato postumo, dal fondatore.

Shiro Saigosaigo
Nato Shiro Shida il 4 febbraio del 2° anno dell’era Keio (1866), a Wakamatsu di Aizu. Era il 3° figlio della famiglia Shida e venne adottato da  Saigo Tanomo Chikamasa (1829-1905, detto Hoshina Chikamasa), un consigliere del clan Matsudaira nonchè parente del Generale Saigo Tomonori della provincia di Aizu.
Alla fine dei Bakumatsu, questo vecchio aveva preso gli ordini Shintoistinto ed era stato assegnato al Tempio di Nekko Tosho-gu, trasmettendo gli insegnamenti segreti delle tecniche Oshiki-uchi, tradizione di combattimento del clan Aizu, a Takeda Sokaku Minamoto Masayoshi (1858-1943) fondatore del Daito-ryu Aiki-budo.
Shiro aveva sposato la figlia di Tanomo, assumendo quindi il nome di Shiro Saigo per poterne continuare la tradizione. E’ forse una delle figure più celebri e discusse del Judo che ebbe grande risonanza in parte grazie al romanzo scritto da Tomita Tsuneo “Sugata sanshiro” che ne racconta ed elogia le gesta (ripreso successivamente anche dal celeberrimo regista Akira Kurosawa che si ispirò a questo libro per l’omonima pellicola girata nel 1943). Di statura molto piccola (1.50 m) era dotato di una agilità eccezionale, ed era reputato uno dei più abili combattenti della scuola di Kano. Divenne famoso con il soprannome “neko” , il gatto, appellativo conquistato soprattutto grazie alla approfondita conoscenza di tutte quelle tecniche che gli permettevano di assorbire una caduta sfuggendo al controllo di Tori. Tra di esse Saigo era solito applicare: chugairi, dai-sharin e mae-ukemi che gli permettevano di ricadere in piedi e rimanere illeso pur subendo una proiezione. Tuttavia egli passò alla leggenda soprattutto a causa del suo tremendo Yama Arashi, una tecnica temutissima, e si dice mortale, se applicata da un combattente di taglia piccola su di un avversario molto alto. Ci rimane di lui, oltre la leggenda, una fiaba dal titolo “Furuneko Misinshai” nella quale l’autore, racconta la storia di un Maestro d’armi che apprende l’essenza del budo grazie ad un vecchio gatto, scoprendo al suo risveglio che si era trattato solo di uno strano sogno. 

 


 

Questo articolo ha preso forma anche grazie alle informazioni storiche ricavate dal libro “L’avventura del Judo” del Maestro Barioli Cesare (casa editrice – Vallardi) 

About Karatesen

Sulla Via del nebuloso Do.

Lascia un commento