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Obiettivo puro

Tenere sempre a mente il nostro obiettivo

obiettivoQuesto principio è semplicissimo anche se potrebbe sembrare forse un po’ troppo rigido (ma non impossibile), esso è composto da questi punti:

1. La vittoria deve essere istantanea.
2. La vittoria deve essere ottenuta senza sforzo.

Ecco qui, a questo punto potrei chiudere l’articolo, dopo questi due punti diciamo che il resto vien da sé, invece io continuo nello spiegare nello specifico ai più perplessi il significato dei punti sopracitati.
 
Ora dimostriamo l’inconsistenza delle argomentazioni contrarie.
1. Riguardo la vittoria istantanea.

Credo che converrete con me se affermo che in un combattimento è preferibile una vittoria rapida ad una ottenuta più lentamente, e che una immediata sia da preferire a quella rapida. Questo dovrebbe farci riflettere molto sul nostro bagaglio marziale esaminando bene le tecniche che sono d’intralcio alla rapidità di chiusura dello scontro (non confondete con la fretta!!!).

Da qui si può intuire come le parate (a seconda dello stile potete sostituire con schivate, deflessioni ecc…) non soddisfino l’obiettivo puro, sebbene la parata ci difende e offre grosse possibilità di contrattacco in genere di per sé non chiude uno scontro. Non possiamo accontentarci di tecniche che collaborino alla vittoria, dobbiamo allenare quelle che ce l’assicurano!
Ripeto che non nego la validità delle parate, dico solo che seppur una scelta migliore dell’incassare il colpo non è ottimale paragonata ad altre tecniche.

Che ne dite se parata è attacco diventano simultanei? Magari una mano para e contemporaneamente l’altra attacca, già si avvicina maggiormente al principio. E se facciamo in modo che parata e attacco siano la stessa cosa? La parata diventa un attacco all’arto che l’avversario ci scaglia contro, magari un gancio potremmo bloccarlo con un colpo mirato in zone anatomicamente deboli del braccio attaccante paralizzando e in casi estremi rompendo, anche questa ipotesi si avvicina davvero molto all’obiettivo puro.

Dunque sottolineo ancora, bisogna allenarsi in tecniche che di per sé pongano fine al combattimento, diversamente staremo sprecando tempo prezioso!

2. Riguardo la vittoria senza sforzo.
Credo non ci sia motivo razionale che ci spinga a combattere fino allo sfinimento prima di concludere lo scontro rispetto al vincere con il minor dispendio di energie possibile. Ora, essendo artisti marziali, e come tali aspiranti della perfezione, possiamo ben dire con fermezza di non voler vincere stancandoci poco, noi non vogliamo stancarci per niente!
Mi preme però mettervi in guardia del fatto che ciò non significa che l’allenamento alle tecniche debba essere dunque una passeggiata, l’allenamento alle tecniche è diverso dall’applicazione delle stesse! Allenare i nostri colpi dovrebbe essere sempre una dura sfida, dobbiamo faticare per rendere quelle tecniche ottimali!

Detto questo ritorno al punto. Senza sforzo non implica necessariamente la totale assenza di energia, significa più che altro il fatto che non deve entrare in nessun modo in gioco il concetto di forza (badate che ho detto forza e non potenza) in quanto il tizio più forte a livello fisico di noi lo troviamo sempre, dunque bisogna agire sui principi marziali.
Vorrei precisare che non sto esaltando gli stili “morbidi” rispetto quelli “duri”, sto dicendo che allenando di volta in volta le nostre tecniche riusciremo ad eseguirle sempre con meno tensioni perché affineremo la nostra intera struttura nell’eseguire il gesto facendo in modo inoltre che il nostro sistema neuromuscolare lo consideri ormai naturale.

Inoltre non voglio che si crei una certa indignazione nei confronti della forza fisica, è comunque sempre una valida alleata e va allenata con rigore, affermo solo che non sia utile affidarcisi in tutto e per tutto.

In definitiva su ogni tecnica bisogna porsi due domande:

1. Posto che ci abbia raggiunto un livello adeguato, questa tecnica mi permette di vincere istantaneamente?
2. Posto che ci abbia raggiunto un livello adeguato, questa tecnica mi permette di vincere senza sforzo?

Quel “posto che abbia raggiunto un livello adeguato” è indispensabile, non possiamo permetterci di scartare delle tecniche solo perché non siamo capaci noi di eseguirle.
Adesso finale a sorpresa! Ecco il terzo punto che chiude la spiegazione sull’obiettivo puro:

3. Le tecniche non dovrebbero ferire l’avversario.
L’efficacia delle arti marziali deve necessariamente fare i conti con considerazioni di tipo morale. Dal momento che quest’arte si preoccupa di raggiungere la maestria in combattimento possiamo pensare bene che colui che è capace di controllare l’avversario senza ferirlo sia superiore a colui che per fermarlo necessita di procurargli dei seri danni, fosse solo anche per un fatto di potere, ha più potere chi è costretto a ferire o chi può scegliere se ferire o meno? Bé la risposta mi par semplice, più scelta più potere.

D’altronde lo disse già il generale Sun Tsu:
“Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità.”
Non credete che questa sia la più alta applicazione dell’obiettivo puro?

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