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La non intenzione (parte 2)

Non intenzione, parte seconda

bruce lee non intenzioneParte 2 (parte prima qui) – Se nella prima parte abbiamo perlopiù esplicitato il significato dell’intenzione, in quest’ultima parte vedremo di analizzare la non-intenzione.

Secondo voi, nel momento in cui il nostro avversario agisce, è possibile fare dei pensieri razionali del tipo: arriva l’attacco! Devo stare attento, è un diretto! No! ha cambiato traiettoria, è un gancio! Ora mi sposto lateralmente cercando di sfruttare la sua forza e bla bla bla…

Bé tutto ciò è ridicolo, degno di un cartone animato o di qualche pellicola cinematografica, ma non corrisponde a realtà e chiunque abbia mai fatto una sessione di sparring o abbia avuto una colluttazione reale sa di cosa parlo; ma non solo! Anche un calciatore non può ragionare razionalmente con frasi: è un cross, devo saltare, colpire di testa e mirare lì; insomma la non intenzione è dappertutto, anche quando si cammina! Voi pensate ad alternare i piedi, all’angolazione, all’apertura delle gambe, o semplicemente camminate? Ora che leggete, vi concentrate su ogni singola lettera?

No! Dal momento che ci fanno un cross noi saltiamo, dal momento che dobbiamo recarci in qualche luogo camminiamo, dal momento che c’è una scritta leggiamo! Tornando a noi, dal momento che ci attaccano, in base alla natura dell’attacco e alle circostanze, noi rispondiamo!

Immaginate una diga che trattiene una massa d’acqua. Se facessimo un buco nella diga, l’acqua schizzerebbe immediatamente via da lì. Non deciderebbe se fosse il caso di farlo, se deve usare più o meno forza, se farlo ora o tra un minuto, lo zampillo semplicemente avviene! Dal momento che c’è un buco l’acqua esce e lo fa in maniera perfetta, in perfetta armonia con le misure del buco, con i tempi, con il clima e con tutte le circostanze che riuscite a partorire nella mente.

Non c’è separazione tra buco e fuoriuscita dell’acqua, un’unica natura, lo stesso dovremmo fare col nostro avversario. Non dobbiamo avere l’intenzione di applicare nessuna tecnica ne tantomeno avere risposte istintive programmate, dobbiamo semplicemente ascoltare i Beatles, cioè?

Let it be”! Lascia che sia dunque, lascia che la tua tecnica compaia in armonia con quella avversaria! Deve nascere tutto spontaneamente, come se ci fossimo messi prima d’accordo con il nostro avversario. Nel combattimento non c’è spazio per il pensiero razionale, il frutto dell’allenamento deve manifestarsi oppure no, non c’è programma, non c’è tempo, un presente infinito con il quale dobbiamo armonizzarci.

La non-intenzione è molto più potente dell’intenzione per tutta una serie di ragioni. Non c’è differenza tra il pensare una cosa e farla, non c’è differenza tra mente e corpo, reagiscono come un’unica entità. Se pensiamo ad essere veloci nel ritirare una mano dopo che ha attaccato ad esempio, non lo saremo realmente, o almeno non lo saremo nel nostro massimo potenziale. Immaginate di toccare senza accorgersene un fornello arroventato, credete di avere il tempo di pensare a questioni del tipo calore, del tipo danni permanenti, del tipo quel che volete? No! La mano schizzerà via “da sola” e lo farà ad una velocità impressionante! Non esiste una tecnica per togliere la mano dal fornello, lo si fa e basta.

Dunque concludendo, dobbiamo avere sempre il centro di noi stessi, se un tizio ci afferra il polso e la nostra intenzione diventa quella di liberarci allora difficilmente ci riusciremo, la mente schizzerà sul polso impedendoci di reagire con efficacia.
Dovremmo agire sempre con non-intenzione perché approfittiamo naturalmente dell’intenzione dell’avversario, gli impediamo di approfittare della nostra, diventiamo più potenti collegando in maniera sottile la mente al corpo. Vi sembra poco?

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