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Il pugno perfetto – Parte 2

Continua l’analisi degli elementi indispensabili per poter parlare con sufficienza di un corretto pugno, attraverso i principi base che sono riscontrabili nella maggior parte delle arti marziali.

potenza pugnoAbbiamo accennato la scorsa volta ad alcuni elementi fondamentali del pugno, cioé energia cinetica, distanza e allineamento degli arti (clicca qui). La parola accennare è doverosa, perché ribadiamo anche in questa sede che l’argomento è molto complesso e non può ridursi a un paio di articoli.
Continuiamo quindi la nostra analisi parlando stavolta di:

Posizione del corpo – Siamo giunti precedentemente alla conclusione che il pugno, per via della catena cinetica, nasce in realtà dai piedi e non dalle braccia. E ciò che influisce maggiormente sulla catena cinetica è la percezione e la posizione del proprio corpo. Movimenti minimi diversi da soggetto a soggetto, sia a livello posturale che di fisionomia, ottengono risultati differenti nel colpo finale. Fisionomia perché come potete immaginare il pugno di chi pesa 50 chili è ben diverso da chi ne pesa 90, infatti se ricordate la formula dell’energia cinetica esposta nel precedente articolo (non per complicare le cose con la fisica) c’era un fattore “m” che esprime la massa, quello che erroneamente chiamiamo “peso” nella vita di tutti i giorni, che funge quindi da catalizzatore dell’energia. Posturale perché avere degli sbilanciamenti o non essere in corretto equilibrio secondo i principi della posizione del corpo, comporta ulteriori perdite dell’energia nonché causa inoltre errori tattici (sbilanciarsi troppo in avanti col busto può rivelarsi fatale contro un avversario).

Considerazioni valgono anche per la posizione nello spazio del corpo rispetto a ciò che colpiamo, e nello specifico dell’angolazione e della direzione. Si avrà velocità massimale se il colpo è espresso frontalmente (la via più breve fra due punti è la retta), maggior potenza invece se procede per vie laterali, un mix fra le prime due se sarà semilaterale. Se vogliamo potenziare ulteriormente l’espressività della direzione scelta, basta ricordare il principio: “tirare stretti” come se ci trovassimo in un corridoio. Immaginate un corridoio largo giusto un centimetro in più delle vostre spalle a destra e a sinistra, sarà difficoltoso per voi a tirare dei colpi se dovreste trovarvi in tale spazio angusto. Ma in questo modo esprimerete maggior efficacia perché il pugno (ma anche altre tecniche) non subiranno variazioni lungo la propria linea del movimento (in un colpo diretto il movimento rettilineo non farà zig-zag), l’energia cinetica sarà quindi ottimizzata.

 

pugno senza rotazionepugno con rotazione

I movimenti rotatori – Chi si intende di fisica conosce l’importanza e la forza dei movimenti elicoidali o a spirale, ma parlando in modo più semplice e per fare un comune esempio, sappiamo tutti come sia penetrante l’azione della vite. Sì avete capito bene, le viti che usiamo per fissare qualcosa al muro e ad altro. È proprio la forma elicoidale che permette alla vite, attraverso la rotazione, di penetrare a fondo un oggetto. Stesso discorso vale paradossalmente per la tecnica del pugno. Tornando per l’ennesima volta al discorso dell’energia cinetica, partendo dai piedi, sarà la rapida rotazione di questi ultimi, seguita in successione dall’immediata chiusura o apertura delle anche (rotazione), che permetterà al tronco di avvitarsi lungo il proprio asse che intercorre dalla sommità della testa fino al coccige (ancora una rotazione !), che trasmetterà alla spalla, al braccio e al pugno (rotazione finale) l’energia da esprimere per una efficace tecnica distruttiva (mix di velocità e forza). Colpire con movimento “piatto”, senza rotazione elicoidale, farà sì che l’energia cinetica si disperda per tutta l’area circondata dal punto colpito e in tutte le direzioni. Mentre se imprimiamo alla tecnica una rotazione velocissima, la nostra energia si concentrerà in un punto soltanto e penetrerà lungo la linea della direzione imposta. Tale movimento può essere esercitato immaginando di avere il palmo aperto rivolto verso l’alto e di girarlo come quando vediamo l’orologio. Il mio consiglio è quello di esprimere la rotazione nell’attimo finale della distensione del braccio.

Altra piccola considerazione va posta per la zona di impatto, nell’analisi del serraggio del pugno accennammo alla zona chiamata seiken (la nocca del pugno delle dita indice e medio). Ora immaginate dopo la vite, di avere un chiodo. Ciò che permette al chiodo di penetrare è la sua forma, anzi per la precisione è la sua acuminata punta. Questo perché è una zona piccolissima che riesce ad entrare al meglio negli oggetti, la superficie che colpisce è millemetricamente più piccola rispetto alla superficie dell’oggetto inchiodato. Analogamente, se sfruttiamo la piccolissima zona della nocca del pugno, useremo lo stesso principio di penetrazione e quindi impatto maggiore da concentrare in un unico punto.

Questi aspetti come i precedenti (e prossimi) spunti di analisi, verranno ulteriormente approfonditi in futuro con maggiore chiarezza e dettaglio. Per ora basta sapere come posizionare il colpo, che direzione e angolazione imprimere e soprattutto come sfruttare e ottimizzare l’energia cinetica, attraverso la rotazione elicoidale, in modo tale da avere consapevolezza di punti di forza e debolezza dei nostri colpi.

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