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Kiba Dachi

Il kiba dachi, la posizione del cavaliere

kiba dachi karate spiaggiaVi mostriamo questa volta, la terza posizione fra quelle prime tre che si insegna al novello praticante. Devo ammettere che nonostante sia annoverata fra le principali, ciò non significa che essa sia facile. Anzi, nasconde criptiche risorse e movimenti nascosti, e almeno in ambito Shotokan, è una delle più difficili da mantenere per un tempo medio lungo, a causa della forza muscolare isometrica da riuscir a padroneggiare col tempo, insita nella posizione stessa.

Di cosa stiamo parlando ? Del kiba dachi o anche detta posizione del cavaliere (taluni aggiungono “di ferro”).

Qual è la sua difficoltà ? Per dirla in breve dopo una breve “seduta” di 5 o 6 minuti continua, si sentono letteralmente i quadricipiti andare in autocombustione, per via dello spostamento del peso del corpo incanalato maggiormente nelle gambe piegate.

Tale posizione va affrontata per gradi, e richiede una resistenza mentale al dolore. Col tempo però sono garantiti i risultati. Il continuo allenamento la renderà persino una posizione comoda e una sensazione di solidità radicata nel terreno. Necessita ovviamente, correttezza e giusto movimento.

Citando il Maestro Nando Balzarro:

Questo kibadachi è un bel problema. Posizione ingrata, faticosa, con buone probabilità inutile, sospettata persino di essere antifiosologica e quindi dannosa per le aricolazioni, sopratutto quelle del ginocchio. Curioso che proprio ad essa sia stato affidato il delicato compito di sorreggere nonchè lanciare, grazie alla vibrazione delle anche, tutte le tecniche di braccia presenti nei tre Tekki. Strana scelta quella compiuta dai Maestri “antichi” di utilizzare come unica postura presente nel kata più importante (Nahianchi) proprio il “pericoloso” ostico kiba dachi. E’ vero che all’origine (Okinawa 800, primi 900) il kibadachi si praticava più corto, più alto e con i piedi un po’ rivolti all’esterno (da non confondere con l’attuale Shikodachi). Il che non vi è dubbio, consentisse al bacino di vuoversi in apertura e chiusura, oppure in vibrazione, in modo assai più agevole. Questo però non dovrà farci considerare il “Kiba” una posizione sconsigliata dal momento che l’intervento diretto di Yoshitaka lo ha reso più lungo,basso, e quindi faticoso. Semplicemente occorre allenarlo molto, rispettando i parametri formali e gli enormi vantaggi “isometrici” (sensibile aumento della tensione muscolare e quindi della forza resistente, indispensabile per mantenere salda e stabile la posizione).

posizione ma bu cavaliereQuante volte l’abbiamo vista nei film di arti marziali ? Ricordo c’era un film di Jackie Chan dove quest ultimo veniva messo in tale posizione e costretto a rimanerci per punizione (ecco la resistenza fisica e mentale di cui parlavo), e se avesse ceduto solo un attimo, il sedere si sarebbe scottato sulle stecche di incenso accese. Questa citazione la rendo necessaria perché è questo lo spirito con cui va affrontata a livello mentale, così che sia possibile l’esorcizzazione del dolore. Nelle arti cinesi è chiamata ma-bu (馬步), in giappone invece kiba dachi (scritto 騎馬立ち). Kiba è formato da 5 radicali: 一亅口大馬

Il primo è il kanji di “uno”
Il secondo è di “bastone ricoperto”
Il terzo è il kanji di “bocca”, “orifizio”, “apertura” (una commistione di 2° e 3° radicale, forse intese come le briglie messe in bocca al cavallo ? Oppure si intende l’apertura delle gambe immaginando di essere sorretti da un bastone ?)
Il penultimo indica “grande”
L’ultimo kanji significa “cavallo”

Il secondo Kanji di Kiba ovviamente è proprio quello di Cavallo 馬

In una sintesi ad litteram ? Probabilmente è “cavaliere che sale sul grande cavallo”. Vi sono varie traduzioni ed è insito il concetto del montare a cavallo. E non è difficile a livello immaginativo, capire il perché.

Senso statico – Regole pratiche per eseguire un corretto Kiba Dachi:

  • Larghezza due volte le proprie spalle (alcuni usano anche due volte e mezzo, ma è una esagerazione che può fare solo chi è molto allenato, anche se non vedo i benefici a livello motorio di una simile pratica). Due volte il vostro Yoi per capirci al volo. Altri stili invece hanno una posizione molto più alta di questa indicata, cercheremo in altro occasioni di parlarne.
  • I piedi sono paralleli. Questa è la principale differenza con la posizione dello Shiko Dachi, che invece li ha rivolti esternamente di 45°. Importante: per avere il concetto di parallelo, bisogna avere come parametro di riferimento il taglio del piede, quindi saranno questi ad essere rivolti in avanti. Portando inevitabilmente la parte dell’alluce a volgere leggermente verso l’interno.
  • Busto eretto immaginando un filo dalla testa al coccige. Personalmente alleno la correttezza dell’allineamento della colonna, semplicemente mettendomi vicino a una parete. Questo perché i glutei devono essere in retroversione (immaginate di portare il vostro organo genitale verso l’ombelico), dunque in tensione, questo per salvaguardare la zona lombare. Infatti molti risentono dolori, poiché hanno perennemente in tensione i muscoli della parte bassa della schiena. Per dirla diversamente e più terra terra, non bisogna portare il sedere in fuori.
  • Le ginocchia devono protendere in avanti e “puntare” sul secondo dito del piede, ricordando che l’alluce verge leggermente verso l’interno.

Un suggerimento: quando vi poggiate alla parete, sentite la bassa schiena aderire al muro, perché le linee naturali del corpo tendono a formare una curva, che il più delle volte se non “controllata” tende a schiacciare le vertebre lombari. Rilassate la pancia in questa operazione, siate contratti solo nei glutei (unico vostro sotegno insieme alle gambe).

Una volta compreso come poggiarsi in modo dritto, provate senza parete ricordando la sensazione precedente. Il tutto sembrerà strano perché non siamo affatto abituati a stare correttamente posizionati con la schiena, il tutto è assolutamente normale.

  • Peso distribuito per un 70 percento sulle punte e un trenta sui talloni. Altro suggerimento: evitate di formare una conca tra tallone e metatarso nella parte interna del piede. I piedi sono ben poggiati al suolo.
  • Piegarsi fino a formare con le gambe almeno un angolo di 45 gradi.

posizioine kiba dachi come fare

Funzione della posizione – Conta molto sottolineare la valenza nelle leve, ci consente di scaricare improvvisamente il nostro peso a piombo sull’articolazione dell’avversario e può usarsi anche come “sgambetto” per alcune tecniche. Vi sono molte leggende riguardo questa posizione e andrebbe sfatato il mito delle spalle al muro, di una lotta su un ponte stretto o su un fiume impervio o ancora della lotta a cavallo. Questa posizione ha una valenza a 360° e in tutte le direzioni, i Kata come ben sappiamo vanno interpretati e non presi alla lettera. Ritorneremo presto sugl’ “usi” di simili movimenti.

Conta anche sottolineare come questa posizione sia potente lateralmente, ma debole frontalmente (argomento che abbiamo trattato nel punto di triangolazione).

Sensazioni da provare – Mentre si è in questa posizione è fondamentale sentire il coccige che sprofonda verso il basso e la punta della testa invece che punta verso l’alto, i piedi spingono sul taglio senza perdere la distribuzione del peso citata all’inizio, come se pronti a partire a destra o a sinistra. Un errore comune è quello di distribuire più peso su una gamba rispetto che a un’altra, il centro di gravità è perfettamente in mezzo alla distanza dei piedi.

Sentiamo inoltre le ginocchia che puntano in avanti, ma che divergono verso l’esterno, puntarle verso l’interno porta le così dette ginocchia valghe, una grave patologia che si forma col tempo (e con la pratica errata).

Termina qui l’analisi in senso statico di questa posizione. Torneremo a parlare del “come muoversi” in kiba dachi, con usi e probabili applicazioni delle infinite possibilità che questa potente e salda posizione ci offre.

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