Home / Mentalità / La mentalità del dojo

La mentalità del dojo

Prima di intraprendere il percorso della Via (inteso come qualsiasi cosa si faccia nella vita), è bene riflettere un attimo su cosa si stia per cominciare e parlando in special modo delle arti marziali, bisogna considerare determinati elementi e porsi determinate domande.

Perché faccio arti marziali ? – Questa è la primissima domanda che colui che sta per cominciare il cammino (ma anche per colui che pratica da anni) deve continuamente porsi. Esiste una motivazione valida per cominciare un’ arte marziale ? Questa domanda non ha risposta, però possiamo certamente affermare che alcune motivazioni sono più valide di altre in base a principi morali comuni a tutti gli uomini e nella maggior parte delle “vie tradizionali”, insiti nello Spirito dell’arte marziale che si va a praticare.

Degli esempi chiariranno.

 

Il bullo – Poniamo il classico caso del bulletto di turno del paese che senza tregua vive per offendere il prossimo sia verbalmente sia fisicamente chi lo circonda. Senza entrare nei dettagli psicologici che disturbano il ragazzo, sicuramente a molti di noi è capitato nella vita di incontrare persone frustrateche “sfogano” la rabbia interiore con la violenza. Poniamo sempre il caso che questo bulletto ce l’abbia con noi, con i nostri amici, con la nostra fidanzata e ci abbia fatto passare qualche brutto minuto, casomai con l’aiuto di qualche altro “collaboratore”.

pugno violenza

Essendo l’omicidio illegale, a quel punto scatta l’idea brillante: praticare arti marziali. Abbiamo fin da piccoli visto film d’azione, video su youtube e simili, di eroi che riescono grazie alle loro doti a sconfiggere cinque, dieci, mille nemici uscendone indenni, rendendo così giustizia alle malefatte del nemico di turno, magari con qualche urlo scenico. 

Le motivazioni, in questo caso, possono essere due:

  • 1) Voglio imparare delle tecniche e andare dritto da lui e spaccargli la faccia 
  • 2) Voglio imparare delle tecniche per saper difendermi e poter proteggere quando ci sarà bisogno.

Messa così, sembra ovvio quale sia la più politicamente corretta come risposta. Nell’ Hagakure v’è scritto:

Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò:

“Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”.

Il Samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi.

L’addestramento non finisce mai.

Non vi sono più samurai, ma l’importante è sentirsi “samurai dentro”, la pratica non è finalizzata allo sconfiggere fisicamente il nostro nemico, fargliela pagare, soddisfare il sentimento egoistico di rivalsa, bensì è mirata a sconfiggere il nostro vero nemico, che si trova all’interno: noi stessi.

Solo se forgiamo il nostro cuore giorno per giorno, saremo pronti in caso di vera necessità e di pericolo, a reagire senza esitazione per un buon motivo, in maniera salda e con spirito irremovibile, ciò richiede pratica.

Ma vi propongo un aneddoto proveniente dal Judo, che vi farà riflettere ancor più profondamente:

C’era una storia riguardo il cattivo utilizzo delle tecniche apprese con la pratica del Judo: c’era uno studente che, desideroso di applicare le tecniche apprese, si recava ogni sera in uno spiazzo buio, lungo una strada poco frequentata, e aspettava che arrivasse il primo passante. Non appena l’ignaro viandante gli passava di fronte, lui saltava fuori dalle tenebre e lo attaccava con una delle sue tecniche di proiezione. A lungo andare, notizie delle azioni del giovane studente giunsero all’orecchio del suo maestro. Dopo essersi travestito, il maestro si mise in cammino su quella strada e, giunto allo spiazzo, venne attaccato dal suo studente che non lo riconobbe. Il maestro si fece proiettare a terra, dopodiché si rialzò con lentezza dicendo allo studente di darsi un’occhiata sul lato del busto. Una volta resosi conto di trovarsi di fronte al suo maestro, lo studente abbassò rapidamente lo sguardo e, sul fianco destro dell’addome, vide una striscia di grasso che il maestro gli aveva applicato addosso mentre veniva proiettato a terra. Con quel segno, il maestro voleva far sapere al suo studente che avrebbe facilmente potuto ucciderlo con un atemi-waza. Mortificato da quell’esperienza, lo studente non si azzardò mai più a testare le sue tecniche di proiezione su ignari passanti.

Quanti di noi si rivedono nel cattivo studente ? Egli ha agito in maniera irresponsabile desideroso, nella fretta, di applicare ciò che ha imparato. Questo atteggiamento è pericoloso perché ci si ritroverà un giorno a fronteggiare persone sempre più forti muniti della sola arroganza (la stessa che usa il bulletto che abbiamo tanto odiato e che ci ha fatti soffrire), non solo, ma ci si ritroverà a causare lesioni gravi (o addirittura la morte) su persone ignare e fiduciose.

meditazione serenità

Nel fare il primo passo di una strada, possiamo inciampare al primo sassolino e ritenere che tutta quella strada non è altro che un cumulo di difficoltà, ma se abbiamo dalla nostra parte una vera motivazione, anche se cadiamo al primo metro, possiamo sempre rialzarci sapendo cosa ci spinge a camminare !

LA GIUSTIZIA SENZA FORZA E’ VANA. LA FORZA SENZA GIUSTIZIA … E’ SOLO VIOLENZA

About Karatesen

Sulla Via del nebuloso Do.

Check Also

Autostima, così nell’Arte così nella Vita 2

Autostima, obiettivi e successo La volta precedente abbiamo accennato a cause comuni di sconforto e ...

Lascia un commento