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Karate: tra arte e religione

Arte, tecnica e religione

saluto sudditanza maestro

Per alcuni questo titolo potrebbe risultare alquanto bizzarro, per altri un po’ più affascinati dalla spiritualità potrebbe apparire già un po’ più familiare, ma per dissipare ogni dubbio sul titolo di questo articolo non resta che spiegare quel che io intendo comunicare con quelle parole.

Esaminiamo un comune dojo shotokan, prendiamo lo stereotipo, cosa vediamo in un dojo “tradizionale” (ma anche in molti moderni) ?

Pensiamo di varcarne la soglia ed osserviamo.

Prima di entrare il praticante fa un inchino, andiamo oltre, osserviamo l’interno.

Bè la foto di Sensei Gichin Funakoshi non può mancare, sempre appesa lì al lato d’onore a ricordare le origini, il “fondatore” di questo stile (secondo i praticanti shotokan è così, ma nei loro gesti poco compare del suddetto Maestro), il Maestro per eccellenza, l’inimitabile, l’insuperabile, l’inattaccabile e il non criticabile; il Maestro che ha sacrificato la sua vita al karate e senza il quale nessuno dei tizi che calcano il tatami avrebbe ragione di essere qui, in questo dojo.

C’è una persona in ginocchio, alle spalle ha un gruppo numeroso nella stessa posizione e con cinture di vari colori, sono tutti rivolti verso l’immagine del “fondatore” appeso al chiodo, si inchinano tutti insieme contemporaneamente. Questa persona dovrebbe essere il Sensei del dojo, il più esperto, colui che guida gli allievi verso il sentiero tracciato da quel simpatico vecchietto che figura in foto.

L’allenamento inizia, c’è un’altra figura, ha una cintura nera legata ai fianchi simile a quella del suo Sensei, lo aiuta a svolgere la lezione, dovrebbe essere il Senpai, l’allievo di fiducia, il più esperto dopo il Sensei, il degno erede.

I restanti allievi eseguono con diligenza le istruzioni del Senpai e soprattutto del Sensei, nominano spesso una parola, al mio orecchio giunge come “Oss!”, la sentite pure voi?

Gesti meccanici accompagnano l’intera lezione, poi si conclude il tutto con altri “Oss!” al “fondatore”, al Sensei, al Senpai e tra gli allievi, i kohai.

Non so a voi ma a me ricorda qualcosa, di solito di domenica mattina accade qualcosa di molto simile ma in altra sede, indovinato? Già, intendo la chiesa, ma quali sono questi punti in comune?

Anche qui cerchiamo di immaginarci davanti l’ingresso.

Appena varcata la sogna il credente si inchina, andiamo oltre, osserviamo l’interno.

funakoshi quadroBè l’immagine del Cristo in Croce non può mancare, sempre appeso lì in fondo a ricordare le origini, il “fondatore” di questa religione (secondo i credenti è così, ma nei loro gesti poco compare del suddetto Maestro), il Maestro per eccellenza, l’inimitabile, l’insuperabile, l’inattaccabile e il non criticabile; il Maestro che ha sacrificato la sua vita all’umanità e senza il quale nessuno dei tizi che calcano il pavimento avrebbe ragione di essere qui, in questa chiesa.

C’è una persona in ginocchio, alle spalle ha un gruppo numeroso nella stessa posizione e con vestiti di vari colori, sono tutti rivolti verso l’immagine del “fondatore” appeso al chiodo, si inchinano tutti insieme contemporaneamente. Questa persona dovrebbe essere il parroco della chiesa, il più esperto, colui che guida i fedeli verso il sentiero tracciato da quel bel giovane che figura in fondo.

La messa inizia, c’è un’altra figura, ha un vestito nero simile a quello del suo parroco, lo aiuta a svolgere la messa, dovrebbe essere un altro parroco ma di supporto, la persona di fiducia, il più esperto dopo il parroco primario, il degno erede.

I restanti fedeli eseguono con diligenza le istruzioni del parroco di supporto e soprattutto del parroco primario, nominano spesso una parola, al mio orecchio giunge come “Amen”, la sentite pure voi?

Gesti meccanici accompagnano l’intera messa, poi si conclude il tutto con altri “Amen” al “fondatore” e gesti di pace tra i fedeli.

Ho preso la chiesa e questa religione in particolare poiché è la più vicina a noi, ma soprattutto perché è quella vera è le altre mentono sulla verità. Così lo shotokan, volete forse mettere in dubbio che ci sia un karate più vero di questo? Gli altri non sanno quel che fanno e vanno perdonati…

Insomma amici marzialisti miei, vi rendete conto delle somiglianze?

Vi rendete conto inoltre delle guerre reciproche che ci facciamo? Per fondatori (messia) diversi, per stili (religioni) diverse, per tecniche (rituali) diversi…

Quel che l’uomo fa fatica a capire è che il karate è uno e oserei dire che persino l’arte marziale è una, in quanto tutti i modi di muoverci non appartengono ad uno stile ma all’uomo, all’arte marziale, e tutti abbiamo le potenzialità anatomiche per muoverci secondo natura e come riteniamo opportuno senza interferire prepotentemente con i movimenti altrui, ma discutendo e confrontando per migliorare di conseguenza.

Allo stesso modo l’uomo fa fatica a capire che la religione è una, la vita è una, in quanto tutti i modi di essere non appartengono ad una setta ma all’uomo, alla vita, e tutti abbiamo le potenzialità intellettive per comportarci secondo natura e come riteniamo opportuno senza interferire col pensiero altrui, ma discutendo e confrontando per migliorare di conseguenza.

Concludo col dire che, secondo me, proprio colui che si stacca con coscienza dai formalismi del karate e da quelli della religione, proprio lui sa cosa vuol dire essere artisti marziali ed essere spirituali, intendendo questo come armonia con ciò che ci circonda.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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