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Efficace o non Efficace? Questo è il Dilemma! (Parte 2)

Semplice è meglio

Vi siete lasciati sfuggire la prima parte? Andate qui!

Continuiamo da dove ci eravamo fermati: si riparte!

3) Non tutto il mondo è un dojo!

Nelle sequenze di applicazioni che citavo all’inizio, l’attaccante (Tori in giapponese) aggrediva il difensore (Uke) con tecniche stilizzate identiche a quelle presenti nel kata. L’offensiva più frequente è Oi Tzuki (pugno dopo un passo) in una posizione fondamentale come Zenkutsu Dachi. 

Pensate davvero che chi vi attacca fuori dal dojo conosca oi tzuki e zenkutsu dachi? Credete che, pur conoscendola, userebbe una posizione del genere? 

Voglio dire, la distanza (e il tempo a disposizione) non sarà mai tale da permettervi di sistemarvi in una posizione come quella. Inoltre, un pugno dritto chudan (alla bocca dello stomaco) è l’ultimo degli attacchi che potrebbe capitarvi. Ganci e schiaffi (ovviamente alla testa) sono molto più probabili come aggressioni. Per essere più precisi, dovremmo almeno avere un’idea generale di cosa sono gli HAPV (Habitual Acts of Physical Violence, in italiano Atti Abituali di Violenza Fisica), come sistematizzati da Patrick McCarthy.

L’inizio, poi, è un altro problema. Molti partono in Gedan Barai, quando la scelta più istintiva è una guardia. La migliore che ho trovato finora è quella Triangolare. Mento vicino alla spalla, mani a copertura della parte alta del corpo. Se ci pensate bene, in un qualsiasi momento di improvviso pericolo, la reazione naturale di ogni persona è alzare le mani e coprire la testa (ovvero difendere l’encefalo). Questo sistema difensivo è usato anche da molti MMA Fighters dell’UFC: è un prodotto testato!

patrick mc carthy rissa

(Chissà chi prenderà la mazzata volante…)

Potete anche non usare una guardia e mettervi in Shizen Tai (posizione naturale), con fare disinvolto, simulando un’aggressione inaspettata. La regola fondamentale è sempre la stessa: cercare di rendere il lavoro il più reale possibile!

Per fare un esempio, guardate questo bunkai e fatevi la fatidica domanda: “Affiderei la mia vita a questo tipo di difesa?”

{youtube}Fep1OcWkDE4{/youtube}

4) Forse scegli il Kata sbagliato!

Valdesi yoko geri jodan

I kata hanno subito modifiche sostanziali nel corso dei secoli, questo lo sappiamo tutti. Molti kata che pratichiamo oggi sono ad esempio il risultato di cambiamenti dovuti all’uso in gara. Prendiamo una forma divenuta molto famosa negli ultimi anni: Gankaku. La sequenza caratteristica di questo kata è composta da 4 jodan yoko-geri, partendo sempre da Sagi Ashi Dachi. In una dimostrazione di bunkai per la finale di qualche competizione, gli yoko-geri jodan possono anche essere belli da vedere, ma in un aggressione? La risposta è nel kata Chinto (presente, tra i tanti stili, nel Matsubayashi Ryu). Non ci sono jodan yoko-geri, ma soltanto Kin-geri (calci ai testicoli). Meno spettacolari forse, ma particolarmente efficaci! Anche altri kata praticati negli stili di Okinawa contengono kin-geri o comunque calci tirati non più in alto della cintura (Anan, Useishi, etc.) e per un motivo ben preciso: funzionano! 

Non fraintendetemi: non sto escludendo completamente i calci alti. Questi ultimi, infatti, se usati bene, sono efficaci come quelli bassi, poiché danneggiano la sede dell’encefalo. In una situazione di difesa “da strada”, però, a mio avviso non ci sarebbe modo di usarli. La distanza sarebbe probabilmente troppo corta, gli abiti non sarebbero adatti (tirare un calcio jodan con i jeans non è molto comodo) e non tutti hanno abbastanza mobilità articolare per arrivare con il piede sulla faccia dell’assalitore. Semplicemente, i calci bassi sono più facili e comodi da eseguire!

anderson silva kick

Tornando alla questione principale, se state studiando un kata, cercate anche di conoscere le versioni di altri stili, così da poter risalire a quella che è stata “meno modificata”.

5) Keep it simple, stupid!

Non arrabbiatevi, non voglio insultarvi. Il titolo è soltanto il nome completo del principio KISS, molto simile al Rasoio di Ockham. Entrambi questi enunciati mirano a un obbiettivo comune: semplificare al massimo! Anche nel bunkai, applicando questo principio, dovremmo ottenere azioni il più possibile semplici da attuare, non eccessivamente macchinose. Molto spesso, infatti, pensando al bunkai, mi viene in mente la famosa frase (attribuita ai militari): “Rendere difficile il facile attraverso l’inutile”

N.B. Con semplice non si vogliono però escludere tutte quelle sequenze di applicazioni che iniziano dalla prima tecnica di un kata fino allo yoi finale (mai sentito parlare di Taira Masaji?). La semplicità sta nel fatto che Uke deve trovare la via più semplice e meno rischiosa per neutralizzare l’attaccante, senza rendere macchinosa la difesa ed esporsi a eventuali rischi.

Ci sarebbero anche altre questioni da affrontare, ma per il momento mi fermo qui. Il Karate è nato come forma di auto-difesa, quindi non ritualizzate eccessivamente i lavori a coppie (Futari-geiko). Divertitevi in questa ricerca tentando, però, di dare un senso al lavoro.

“Il segreto del Karate è: Perché?Jesse Enkamp

3) Non tutto il mondo è un dojo!

Nelle sequenze di applicazioni che citavo all’inizio, l’attaccante (Tori in giapponese) aggrediva il difensore (Uke) con tecniche stilizzate identiche a quelle presenti nel kata. L’offensiva più frequente è Oi Tzuki (pugno dopo un passo) in una posizione fondamentale come Zenkutsu Dachi.

Pensate davvero che chi vi attacca fuori dal dojo conosca oi tzuki e zenkutsu dachi? Credete che, pur conoscendola, userebbe una posizione del genere?

Voglio dire, la distanza (e il tempo a disposizione) non sarà mai tale da permettervi di sistemarvi in una posizione come quella. Inoltre, un pugno dritto chudan (alla bocca dello stomaco) è l’ultimo degli attacchi che potrebbe capitarvi. Ganci e schiaffi (ovviamente alla testa) sono molto più probabili come aggressioni. Per essere più precisi, dovremmo almeno avere un’idea generale di cosa sono gli HAPV (Habitual Acts of Physical Violence, in italiano Atti Abituali di Violenza Fisica), come sistematizzati da Patrick McCarthy.

clip image003 - Efficace o non Efficace? Questo è il Dilemma! (Parte 2) clip image004 - Efficace o non Efficace? Questo è il Dilemma! (Parte 2)


L’inizio, poi, è un altro problema. Molti partono in Gedan Barai, quando la scelta più istintiva è una guardia. La migliore che ho trovato finora è quella Triangolare. Mento vicino alla spalla, mani a copertura della parte alta del corpo. Se ci pensate bene, in un qualsiasi momento di improvviso pericolo, la reazione naturale di ogni persona è alzare le mani e coprire la testa (ovvero difendere l’encefalo). Questo sistema difensivo è usato anche da molti MMA Fighters dell’UFC: è un prodotto testato!

(Chissà chi prenderà la mazzata volante…)

Potete anche non usare una guardia e mettervi in Shizen Tai (posizione naturale), con fare disinvolto, simulando un’aggressione inaspettata. La regola fondamentale è sempre la stessa: cercare di rendere il lavoro il più reale possibile!

Per fare un esempio, guardate questo bunkai e fatevi la fatidica domanda: “Affiderei la mia vita a questo tipo di difesa?”

http://www.youtube.com/watch?v=Fep1OcWkDE4

4) Forse scegli il Kata sbagliato!

clip image006 - Efficace o non Efficace? Questo è il Dilemma! (Parte 2)I kata hanno subito modifiche sostanziali nel corso dei secoli, questo lo sappiamo tutti. Molti kata che pratichiamo oggi sono ad esempio il risultato di cambiamenti dovuti all’uso in gara. Prendiamo una forma divenuta molto famosa negli ultimi anni: Gankaku. La sequenza caratteristica di questo kata è composta da 4 jodan yoko-geri, partendo sempre da Sagi Ashi Dachi. In una dimostrazione di bunkai per la finale di qualche competizione, gli yoko-geri jodan possono anche essere belli da vedere, ma in un aggressione? La risposta è nel kata Chinto (presente, tra i tanti stili, nel Matsubayashi Ryu). Non ci sono jodan yoko-geri, ma soltanto Kin-geri (calci ai testicoli). Meno spettacolari forse, ma particolarmente efficaci! Anche altri kata praticati negli stili di Okinawa contengono kin-geri o comunque calci tirati non più in alto della cintura (Anan, Useishi, etc.) e per un motivo ben preciso: funzionano!

clip image008 - Efficace o non Efficace? Questo è il Dilemma! (Parte 2)


Non fraintendetemi: non sto escludendo completamente i calci alti. Questi ultimi, infatti, se usati bene, sono efficaci come quelli bassi, poiché danneggiano la sede dell’encefalo. In una situazione di difesa “da strada”, però, a mio avviso non ci sarebbe modo di usarli. La distanza sarebbe probabilmente troppo corta, gli abiti non sarebbero adatti (tirare un calcio jodan con i jeans non è molto comodo) e non tutti hanno abbastanza mobilità articolare per arrivare con il piede sulla faccia dell’assalitore. Semplicemente, i calci bassi sono più facili e comodi da eseguire!

Tornando alla questione principale, se state studiando un kata, cercate anche di conoscere le versioni di altri stili, così da poter risalire a quella che è stata “meno modificata”.

5) Keep it simple, stupid!

Non arrabbiatevi, non voglio insultarvi. Il titolo è soltanto il nome completo del principio KISS, molto simile al Rasoio di Ockham. Entrambi questi enunciati mirano a un obbiettivo comune: semplificare al massimo! Anche nel bunkai, applicando questo principio, dovremmo ottenere azioni il più possibile semplici da attuare, non eccessivamente macchinose. Molto spesso, infatti, pensando al bunkai, mi viene in mente la famosa frase (attribuita ai militari): “Rendere difficile il facile attraverso l’inutile”.

N.B. Con semplice non si vogliono però escludere tutte quelle sequenze di applicazioni che iniziano dalla prima tecnica di un kata fino allo yoi finale (mai sentito parlare di Taira Masaji?). La semplicità sta nel fatto che Uke deve trovare la via più semplice e meno rischiosa per neutralizzare l’attaccante, senza rendere macchinosa la difesa ed esporsi a eventuali rischi.

Ci sarebbero anche altre questioni da affrontare, ma per il momento mi fermo qui. Il Karate è nato come forma di auto-difesa, quindi non ritualizzate eccessivamente i lavori a coppie (Futari-geiko). Divertitevi in questa ricerca tentando, però, di dare un senso al lavoro.

“Il segreto del Karate è: Perché?” Jesse En

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