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Efficace o non Efficace? Questo è il Dilemma! (Parte 1)

Il problema dell’efficacia

Partecipando a seminari, competizioni e incontri di vario genere, mi è capitato molte volte di vedere alcune sequenze di bunkai (l’applicazione di movimenti contenuti nei kata). Purtroppo, poche volte quello che vedevo mi ha soddisfatto. Tecniche assurde, parate impossibili, applicazioni che non stanno né in cielo né in terra! Parlando con i miei compagni di allenamento, mi è stato chiesto “Ma cos’è di preciso che non ti convince?”. È stato proprio quando stavo rispondendo loro che mi sono detto: “Perché non coinvolgere tutto il web in questa discussione?”.

Ecco fatto!

1) Non pensi “fuori dagli schemi”!
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A giugno ho preso parte a un seminario diretto da Hanshi Patrick McCarthy e durante l’introduzione una questione da lui sollevata mi ha colpito particolarmente.

Il Maestro ha detto: “Molta gente, quando analizza il Karate, lo fa solo in questa direzione (indicando davanti a sé). Io allora mi sono detto che sarebbe stato interessante cambiare prospettiva e ho cominciato a guardarlo da qui (girandosi e indicando la direzione opposta). Il karate è lo stesso, solo guardato da un modo diverso!”

Quella frase (e molte altre dette durante quello stage) mi hanno letteralmente “aperto un mondo nuovo”! Mentre ci addentravamo sempre più nella parte
pratica, sono rimasto stupefatto da come Hanshi McCarthy riuscisse a “trasformare” i movimenti dei kata in tecniche a cui non pensereste mai! È stata una scoperta continua! La guardia finale di Suparimpei (o Sanseru) diventa uno strangolamento con immobilizzazione del braccio, Sagi Ashi Dachi in Rohai diviene un modo per liberarsi da un Bear Hug frontale e tanto altro ancora…

 

Tornando al tema principale, l’importante è: pensare lateralmente! Non so se avete notato che fino a ora, parlando dell’esecuzione a vuoto (senza avversario) di un kata, non ho mai usato il termine “tecniche”, ma sempre movimenti. Infatti il kata è fatto di movimenti e sta al praticante trasformarli in tecniche (in base al livello di preparazione). Juji Uke può essere una parata, una deviazione e pugno, una proiezione e persino uno strangolamento (se non ci credete andate qui)! Quindi, durante la pratica non fermatevi alla prima conclusione, spesso la più ovvia, ma fate lavoro di ricerca!

2) Non usi l’immaginazione!

Quando eseguite il bunkai, il più delle volte si ha un’eccessiva rilassatezza mentale. Mi spiego meglio. Durante l’allenamento non rimanete nel caldo, soffice e rilassante dojo con i fidati amici di allenamento, ma immaginate di essere in un vicolo buio, mentre piove, è freddo e un omone che non avete mai visto, con un aria minacciosa, vi sbatte contro il muro e vi tira un gancio al mento. In più, inserite l’adrenalina e la paura! Cosa fareste in una situazione del genere? (N.B. Il fatto che vediate l’omone è un vantaggio e una facilitazione. Il 90% delle volte l’attacco neanche si vede arrivare!) Se volete aggiungere difficoltà ulteriori, aumentate il numero di aggressori e magari date a ognuno di loro un’arma diversa. Non vi basta? Aggiungete allora il caso in cui non ci sia nessuno nelle vicinanze, fatta eccezione per vostra nonna settantenne (che ovviamente dovete proteggere). Soddisfatti? Lo so, è una situazione apocalittica, ma non si sa mai che un giorno…

Pensate poi all’Hikite (la mano che tenete al fianco nel kata). Chi vi dice che debba rimanere lì anche nel bunkai senza fare niente? Potrebbe benissimo essere una mano che ha preso e che tira verso noi. Una forma di Kake-te (mano che afferra).

“Ma il kake-te si esegue con la mano aperta, non può essere come dici tu!”

Kake-te varia da una scuola all’altra: mano completamente dritta, con le dita piegate, da aperta a completamente chiusa (come nel Ryuei Ryu, dove è chiamata Washi Zukami). Non “fossilizzatevi” su piccoli, microscopici e inutili dettagli.

Esercizi Bonus

1) Due contro uno!

Durante l’allenamento provate a farvi attaccare da due compagni contemporaneamente e a difendervi con il bunkai nella maniera più fluida e istintiva possibile. Il segreto è cercare di mettere tra voi e l’assalitore il suo compagno, ovviamente dopo averlo “neutralizzato”, e non finire a terra o al muro. La lotta a terra è molto interessante da studiare, ma se gli avversari sono più di uno è impossibile da applicare. Infine, una cosa ovvia ma importante: non date mai le spalle all’avversario!

2) Difendere il Boss!
Pensate di essere una guardia del corpo e che il vostro protetto venga assalito. Date uno scudo/grande colpitore al “boss” e cominciate. Mentre tentate di difendere il vostro capo (che deve essere dietro di voi tutto il tempo), non potete però afferrare l’aggressore. Difficile, èh?

bodyguarding-karate-exercise

(Grazie a KarateByJESSE per il disegno)

Tranquilli, l’articolo non è ancora finito! Restate in attesa per la seconda parte!

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Sulla Via del nebuloso Do.

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