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È sbagliato, o sbaglio io ?

Errare è umano, evolversi è da karateka

karateka ombraDire karate è dire infinite cose, non se ne viene a capo. E forse mai se ne verrà.

Non sono molti i karateka che vanno oltre il loro naso e il senso di ricerca generale (quella voglia di sapere sempre di più su cosa sia la disciplina che si pratica) a volte rasenta livelli davvero bassi, spesso deludenti.

Perché ? Perché semplicemente sta bene così. Perché non se ne ha voglia, va bene l’ordinario, il sicuro, la routine ricreata  (e replicabile come in un laboratorio) nei dojo di mezzo mondo.

Il tuo maestro ti urla ordini in giapponese ? Ha la trippa ? Non si allena mai ? Magari è pure mezzo gobbo, e quando si mette in posizione ti risulta anti estetico e anti funzionale, rigido come un blocco di marmo perché “così gli hanno insegnato” e così va trasmesso.

Magari hai dei compagni che ti confessano dopo anni da cintura nera che “si sono scocciati”. Non vincono più medaglie, niente più stimoli, la pratica è ormai limitata, niente più miglioramenti, arrancano in mancanza di hobby sostitutivi.

Un altro invece è un gran campione, ha vinto praticamente tutto. Ma solo di kata o solo di kumite, guai a chiedergli qualcosa dell’altra “sezione” o su argomenti teorici.

Matsumura ? No, mi piace più la Kawasaki come moto giapponese…

Un altro invece fa la polemica sul “ritorno alle origini” e diventa il Don Chisciotte della Mancia del karate. “Il karate è/era questo, non quest altro !”, i kata moderni sono per loro ridicoli e non sono degni alla luce di quello che fu secoli fa.

Fermiamoci un attimo prima di andare oltre. Cosa vediamo fin ora ? Mmmmm…uomini ! Semplicemente degli uomini.

Il karate è costituito soprattutto da karateka, semplici praticanti, esseri umani. Ed è facile capire che molti di loro SBAGLIANO qualcosa.

Di quelle poche cose certe che so del Karate, è che è nato per sfidare continuamente l’errore. Non per cancellarlo, non per contrastarlo, ma per accettarlo e superarlo. Insomma capire di essere un Uomo ed essere coscienti che si sbaglia e bisogna talvolta porvi rimedio.

Quante parole smielate verso la propria passione. Filosofie precostruite ? Ma è così se ci pensiamo.

Eh già, parliamo non di una ricerca di tecnica, del fisico perfetto, dello spirito più impavido, ma di umanità. 

Gli umani, tanto divisi, quando sono chiamati a dire chi sono con la lingua che parlano, non hanno dubbi su che cosa l’umanità sia. L’umanità è un poderoso combinato di solidarietà, compassione, comprensione, amore, perdono, cura, gentilezza.

Alla luce di tutto ciò, non si può gettare fuori da questo insieme l’Arte del Karate.

Tornando a prima: se un maestro è evidentemente poco preparato, se ad uno stage vi accorgete che il suo livello di cultura della disciplina a confronto con altri maestri è separato da un mare di poca conoscenza teorica e pratica, se per primo lui non si mette in gioco, allora qualcosa non quadra.

Se per caso sentite un formicolio che dice “ma sto sbagliando io nell’applicare ciò che insegna o sta sbagliando lui ?”, è decisamente arrivato il tempo per riflettere.

Basandosi sul principio di umanità, quel formicolio che vi balena sotto pelle, nell’animo, vi farà riconoscere che quel Maestro ha rinunciato a qualcosa di più grande, ha omesso quella ricerca di dinamicità ed evoluzione continua, ha commesso l’errore di formalizzarsi e non di procedere nel suo personale cammino, volendo poi trasmettere lo stesso modus operandi ai suoi “ignari” allievi.

Il vostro amico non vuol più venire a lezione dopo anni di karate. Perdere un compagno di allenamenti è una cosa, ma se il vostro amico perde se stesso è ben più grave.

Una voglia che va via, il non sentire più la passione spingere lo spirito, è uno degli indici peggiori che non si ha più riferimenti o non li si vuole più avere. Anche in questo senso, la direzione del senso di ricerca è ormai in balia della confusione spesso limitata al poco che si sa del Karate (o di quello che si crede che sia questo Do/Jutsu), ignorando l’infinito sapere che altrove ci aspetta.

L’errore anche qui sta nella rinuncia. Ma a volte la colpa non è di chi lascia andare la presa, forse è il maestro che non è riuscito a trasmettere il suo Io marziale, forse sono i compagni d’allenamento che non hanno saputo far emergere uno spirito di comunione in direzione di una unica ma molteplice Via, forse ciò che viene insegnato non varia nel tempo e la ripetizione senza cambiamento uccide la voglia.

poster karate

Il campione che studia solo il kata o il kumite è lì che imperterrito si allena. Non manca un colpo, è la precisione fatta persona. Ma sta studiando solo quello in cui è bravo…

Decidere di andare in contro a ciò che NON si sa fare piuttosto che in ciò in cui siamo fenomeni, è almeno da parte mia una scelta di coraggio e voglia di migliorarsi continuamente. Più volte è stata ribadita l’unitarietà della disciplina del Karate, che non può ridursi al mero combattimento o alla semplice esecuzione di una forma.

La guida di questo articolo sarà sempre il titolo: “è sbagliato o lo sbaglio io ?”. In questo caso fare delle competizioni o perfezionare ciò per cui si è portati non è un male, lo diventa qualora diventa il nostro unico obiettivo. Lo diventa quando siamo lì ad allungare la mano verso una illusoria medaglia, un pezzo di metallo che non dice e non aggiunge assolutamente niente su di noi.

kyokushinkai fightQuando invece stiamo lì a criticare il campione, asserendo filosofie o morali sulla “purezza”, forse è l’invidia che parla per noi. E al contrario di quanto affermato, si preferirebbe essere agili e scattanti come lui, dal tempo scandito e i movimenti perfetti. Vorremmo essere sul podio anche noi.

Il discorso intorno a coloro che vogliono un karate depurato dalle influenze successive stanno negando una delle essenze stesse del karate. E’ immanente, dinamico e mutevole.

L’evoluzione fa parte di questa disciplina. GUAI SE NON FOSSE COSI’ !

E allora via con le critiche ! Il bunkai del kata “x” è ridicolo, i veri allenamenti sono quelli di Okinawa, il tuo maestro che contempla anche lo sportivo è un fallito… etc etc…

Se chi lo dice ad esempio critica Unsu dello shotokan perché non è assolutamente il kata originario, e non è praticamente in grado di fare il salto a 360° verso la fine dell’esecuzione (perché non ne è capace, e ritorna anche qui il “è sbagliato o lo sbaglio io ?”), allora deve smetterla di far chiacchiere teoriche. Solo chi ha provato con tutte le sue forze può decidere o no se è adatto alla propria formazione o se gli tornerà utile.

Anche qui vediamo l’altro lato della medaglia: le influenze diverse e l’allontanamento progressivo dalla sua isola d’origine ha fatto sì che si perdesse molto del patrimonio inizialmente insegnato. E’ come dire che studiando la matematica non si abbia più notizie di integrali e derivate di funzioni, ma si è rimasti solo con le addizioni e le sottrazioni. Un vero peccato insomma !

E’ cosa buona e giusta quindi andare nella direzione del “ciò che fu” per vedere cosa manca a ciò che attualmente si sta studiando. Ma un avviso ai criticoni:

Funziona ? USALO !

Non importa se il kata applicato in una certa maniera è inutile, non rispecchia ciò che voleva intendere anni fa. Se funziona e risulta particolarmente adatto alla situazione… custodiscilo e miglioralo !

Il bunkai è in qualche modo una espressione della fantasia del praticante, elabora i movimenti (vendemmia) e cerca di estrapolarne il miglior utilizzo (vino d’annata). Sarai tu, in tua coscienza a sapere se funzionerà veramente, ma se il tuo karate è aceto, fatti due domande.

Chiudiamo la parentesi con un mio pensiero personale. Da parte mia cerco di guardare a questa disciplina secondo questa visione:

Non guardare il karate attraverso i karateka. Guarda piuttosto il karateka attraverso il Karate

Ognuno di noi non deve assolutamente aver rimpianti, né rimorsi. Ogni scelta è una scommessa ! Non è mai troppo tardi per cambiare e non è mai necessario il cambiamento qualora si apprezzi sul serio ciò che di buono si ha davanti.

 

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Sulla Via del nebuloso Do.

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