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Il karate-do comincia e finisce col saluto

Il primo dei venti principi del Nijukun e l’importanza del saluto come attitudine verso gli altri

saluto rei karate osu

“Non dimenticare che il karate-do comincia e finisce con il saluto”

空手道は礼に始まり礼に終る事を忘るな “Karate-do wa rei ni hajimari, rei ni owaru koto a wasaru na”

Comincia così l’eredità di Sensei Funakoshi, il primo passo per consentire al principiante di avvicinarsi alla disciplina e al praticante esperto di raccogliere questa preziosa lanterna con cui addentrarsi nei misteri del Do.

Perché tale principio è posto come primo ? Il saluto, ovvero Rei, è per la dottrina orientale uno degli aspetti più importanti fra le convenzioni sociali e nel vivere civile. In via generale esso si identifica con l’insieme di norme dell’etichetta e della ritualità, ma ha assunto nello specifico il significato di saluto o ringraziamento e nelle arti marziali è un gesto di rispetto reciproco.

 

Ma cos’è il Rei ? – Rei come abbiamo accennato è spesso inteso come “rispetto”, ha però in esso un’ accezione molto più ampia. Mentre noi occidentali siamo soliti rispettare una persona solo per etichetta, o a prescindere perché qualcuno è più grande di noi, o usare termini quali “mi ha mancato di rispetto”, si evidenzia il fatto che quando diamo rispetto, quasi lo pretendiamo, dimenticando qualcosa. E’ sì avere l’atteggiamento mentale e comportamentale di rispettare gli altri, ma per prima cosa avviene il rispetto verso se stessi. D’altronde qualora rispettiamo noi stessi, generiamo stima verso il nostro Sé che riusciamo a trasferire verso gli altri e se instauriamo nel prossimo questa stessa percezione, allora lì vi è rei reciproco.

La parte sinistra dell’ideogramma riporta la parola divinità come radicale, sottolineando quasi un principio divino quello del rispetto reciproco, con la stessa intensità con cui ci si inchina a un dio, un po’ come esprime il termine indiano namastè che significa “io saluto la/le divinità che è/sono in te”. Potete immagine come vada ben al dì la di un semplice saluto, è riconoscere nell’altro una grande importanza, prostrandoci con umiltà.

Nell’ambito delle arti marziali, il rei, assume il significato di una interiorizzazione di un mondo “oltre il sé” che raggiunge dapprima il Maestro, gli altri praticanti, il luogo dove si pratica la via (il dojo) e l’arte marziale stessa, quindi non è pura formalità infarinata di etichetta e buon costume.

I giapponesi usano dire che “senza rei c’è disordine” oppure che “la differenza tra gli uomini e gli animali è nel rei” (anche se personalmente penso che anche gli animali a loro modo hanno un equilibrio e un’espressione di rei), questo per dire che laddove vi sia un’arte marziale senza rei, c’è solo una brutale violenza, ideologica e di fatto.

Per rispondere alla prima domanda sul motivo dell’essere il primo, possiamo rispondere che se l’Arte non è permeata da un senso di rispetto dall’inizio alla fine, potrà benissimo essere ascritta a una vile forma di violenza senza scopo. Se invece vi è rispetto dal principio, ci sarà una solida base di fiducia sulla quale è possibile crescere reciprocamente, che è fondamentale per conoscersi. D’altronde, dareste qualcosa a qualcuno di cui non vi fidate minimamente o che non rispettate? Così funziona con i nostri sentimenti, le nostre tecniche e la conoscenza. Se il rei è presente, saremo ben lieti di scambiare idee, colpi ed emozioni con chi abbiamo di fronte.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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