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Conosci prima te stesso, poi gli altri

Nosci te ipsum, conosci te stesso

conosci te stesso e gli altri sun tsu nijukunMazu jiko wo shire, shikoshite tao wo shire. Conosci prima te stesso, poi gli altri.

Riportiamo un brano della famosa opera di Sun Tsu, “l’Arte della Guerra”:

Conosci il nemico e conosci te stesso: in cento battaglie non sarai mai in pericolo. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vittoria o sconfitta sono pari. Se non conosci né il nemico, né te stesso, in ogni battaglia sarai in grave pericolo.

La strategia d’attacco

Non c’è cosa più difficile di questa, lo dico davvero. Imparare a combattere, imparare il Karate o qualsiasi Arte richiede un impegno minore. Chi è così saggio al mondo ? Chi riesce nonostante le turbolenze interne ed esterne a raggiungere l’equilibrio necessario a vivere ? Eppure qualcuno ha potuto.

Non parliamo di misticismo, né di spiritualità. Ma di cose di tutti i giorni. Quante domande, quante mancate risposte vorticano al nostro interno, creando ancor prima che si manifesti ai nostri occhi un nemico tangibile, uno ancor più furbo, evanescente e abile: noi stessi.

Ogni giorno lottiamo con le nostre paure, le nostre debolezze e spesso ne fuggiamo, trovando scuse e giustificazioni. Viene spontanea la domanda: come pretendiamo di riuscire quindi in altre imprese quando alla base non vi è una sicurezza ? E non è tutto, lo stesso discorso vale per gli altri ! Già, quante sofferenze e dolori patiamo per le incomprensioni, le diatribe e gli scontri ? Ma basta riflettere, per comprendere che essi vivono il nostro stesso dramma. Noi siamo così e non possiamo essere altrimenti per una lunga serie di circostanze, favorevoli e non favorevoli.

Quando ci scontriamo dunque, siamo realmente noi ? O sono quei mostri, quelle sofferenze che prendono vita e si scontrano con i patimenti altrui ? Fortunatamente la cosa meravigliosa è che la vita è un continuo apprendimento senza sosta né limiti.

Se possiamo analizzarci, se possiamo intravedere quel nocciolo solitario scavando dentro noi stessi, sapremo riconoscere anche quello nascosto nel peggiore dei criminali. E cos’è questa, se non compassione ? Cum è con, pati (passus) è soffrire nell’antica lingua latina, non ha accezione negativa di commiserazione, avere pietà (in modo dispregiativo). Dunque è “soffire con (te)”, partecipare alla sofferenza altrui. In altre parole empatia.

Ecco il filo conduttore che il grande Sun Tsu delineò, la linea che unisce noi e gli altri. Capendo noi stessi saremo in grado di percepire e capire gli altri, facendo attenzione ai termini usati, perché potremo capirli, ma non è detto che ci andremo d’accordo. Riusciremo a scrutare la loro anima, ma non ad essere i buon samaritani sempre e comunque.

In che modo tutto ciò come è collegato con l’arte marziale ? Nei nostri dojo, avendo a che fare più o meno per un tempo mediamente prolungato con le stesse persone, soprattutto quando combatteremo, sapremo distinguere con sempre maggior chiarezza le tecniche usate spesso dall’avversario. Anche lui conosce le nostre. In questo modo conosciamo gli altri durante il kumite.

Allo stesso modo quindi dovremmo essere consci dei nostri stessi limiti, di quegl’attacchi o movimenti che sull’altro non funzionano.

Sempre citando il passo di Sun Tsu, se avremo consapevolezza delle nostre possibilità e di quelle altrui, in cento “battaglie” non correremo grandi rischi, al contrario, se in modo negligente non tenteremo di capire né noi né gli altri, saremo sempre in grave pericolo. E così anche nella vita, non trovate ?

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