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Tatuaggi giapponesi

Il tatuaggio giapponese attualmente è associato all’immagine della mafia chiamata Yakuza, ma questa è la risultante di anni e anni di vera e propria arte che non ha niente a che fare con la criminalità.

irezumi tatuaggiI tatuaggi, in Giapponese, “irezumi” (入れ墨, 入墨, 文身, 剳青, 黥 or 刺青 ireru inserire sumi inchiostro nero) o “horimono” (horu inscrivere mono qualcosa), sia a scopo decorativo che spirituale, nascono come pratica già dal periodo Jomon (~ 10000 aC). I due termini sono stati per anni sinonimi, ma fino alla seconda metà del secolo XVII irezumi erano i tatuaggi applicati ai criminali, mentre horimono era termine riservato per i tatuaggi di tipo figurativo applicati su basi di libera volontà del tatuato.

Tatuaggi come punizione – Mentre alcuni sono concordi nel dire che risalgano a circa 570 a.C., epoca a cui si fanno risalire risalire alcune haniwa (statuette di argilla ritrovate in antichi tumuli funerari, i kofun) scoperte nei pressi di Osaka che mostrano chiari segni di tatuaggi sul volto. É probabile che, essendo le haniwa designate ad accompagnare il defunto nell’aldilà, i tatuaggi avessero un fine estetico o religioso. Una delle piu’ antiche registrazioni sui tatuaggi è riportata nel “Nihon Shoki”, (“Cronache del Giappone”, 720 d.C.) in cui si narra che, nel 400 d.C., l’imperatore Richū dispose che il capo del clan di Azumi, per aver complottato contro il potere imperiale, venisse punito non con la morte ma con l’applicazione di un tatuaggio vicino all’occhio destro.I tatuaggi come pratica punitiva isolavano ovviamente colui che li portava. É per questo motivo che anche un altro gruppo di persone portava in Giappone tatuaggi come segno di riconoscimento: gli hinin o eta, i “non-uomini”, che avevano a che fare con cose considerate impure, come il sangue o i morti: essi venivano tatuati per rendere manifesta a coloro che li incontravano la loro condizione di intoccabili. Attorno al 700 d.C. queste pratiche caddero in disuso per ricomparire ancora nel secolo XII.

Diffusione nel periodo Edo – Ma la loro diffusione avviene nel periodo Edo (o Tokugawa) ed hanno come caratteristica principale, quella di ricoprire gran parte del corpo, in tale periodo il tatuaggio si sviluppò come un improvviso ed inspiegabile evento artistico collegato alla nascita della nuova cultura urbana incentrata sul culto del divertimento e dei kuruwa, i quartieri di piacere: in questo contesto i tatuaggi divennero un modo per visualizzare sentimenti di amore e di devozione tra prostitute e clienti. Era una decorazione tipica di una parte della società giapponese, chiamata del “mondo fluttuante”, (“Ukiyo-e” corrente artistica sviluppatasi nel periodo Edo) che comprendeva giocatori d’azzardo, commercianti, pompieri ed in genere tutti coloro che svolgevano i lavori più gravosi, tra cui anche i “mafiosi”, che all’epoca non avevano un’accezione negativa, così come nei tempi moderni.

tatuaggi giapponesi oniTale decorazione era utilizzata sia come segno di riconoscimento per il proprio coraggio e valore morale che con l’intento di distinguersi dagli altri; a tale scopo, le immagini scelte, celavano in sé un alto e profondo valore simbolico.

Per “mondo fluttuante”, si intende non solo uno stile artistico di quest’epoca specifica, ma delinea e rappresenta, attraverso le immagini, l’identificazione della nuova classe borghese che, a seguito della crisi dell’aristocrazia feudale, apportò ad una radicale trasformazione sociale, a favore delle nuovi classi emergenti borghesi.
Letteralmente il termine “ukiyo”, di origine buddhista, indicava la transitorietà delle cose e l’esigenza del saggio di rifuggire dall’attaccamento ai beni terreni, ma nel ‘600, tale significato originario fu storpiato e re-interpretato nel modo esattamente opposto ed inteso, quindi, come l’esigenza di valorizzare proprio quei piaceri effimeri e fuggevoli della vita.

“Fluttuare, perdendosi nel piacere e allontanando la malinconia della realtà e del dolore” tale era il “credo” dell’epoca, testimoniato dalle immagini, realizzate da artisti, pittori, grafici e incisori che hanno raccontato questa nuova visione estetica sopravvissuta per oltre due secoli.

tatuaggi giapponesi Kannon FudoAll’inizio del periodo Meiji il governo giapponese, che volle tutelare la propria immagine e fare una buona impressione sull’ Occidente, dichiarò di fatto fuorilegge i tatuaggi, gli irezumi quindi assunsero connotazioni di “criminalità”.
Tuttavia, gli stranieri che si recarono in Giappone furono affascinati dalla certosina competenza degli artisti del tatuaggio iruzumi e la pratica del tatuaggio divenne, quindi, clandestina. Sopravvisse per trasmissione orale, grazie soprattutto agli yakuza. Il rapporto tra yakuza, criminalità organizzata giapponese, e il tatuaggio, nasce più o meno in questo periodo.

La pratica del tatuaggio si diffuse nell’ambiente Yakuza inizialmente per garantire “credibilità” agli occhi dei protetti ed allo stesso tempo, per intimidire gli avversari. Questo è il motivo per cui il tatuaggio anche ai nostri giorni è considerato in Giappone come un distintivo della yakuza e quindi un simbolo identificativo di appartenenza alla “mafia giapponese”.

Ogni immagine scelta, con cui l’esponente yakuza voleva rappresentarsi, aveva quindi un alto e profondo valore simbolico, con il quale egli voleva enfatizzare un particolare lato del proprio carattere.

Sebbene in Giappone il tatuaggio irezumi è stato legalizzato dalle forze di occupazione nel 1945, ha conservato quindi purtroppo l’immagine della criminalità. Nella tradizionale giapponese i tatuaggi irezumi sono da allora associati all’immagine della famigerata mafia giapponese nota come “Yakuza”.
Molti luoghi in Giappone, come bagni pubblici, terme, centri benessere ancora hanno il divieto tassativo per clienti con tatuaggi, ricordatevelo se andate in Giappone ! In Giappone il tradizionale irezumi è ancora fatta da un esperto artigiano tatuista, ma è un processo doloroso che richiede tempo ed è costoso. Un tipico irezumi tradizionale che ricopre il corpo (tatuaggi, che coprono le braccia, schiena, petto e la parte superiore delle gambe, ma lasciando un spazio non tatuato al centro del corpo) può richiedere 1-5 anni con una media di una volta per settimana per completare ed un costo di 25.000 euro.

L’iconografia dei tatuaggi giapponesi è facilmente distinguibile dagli altri generi, poiché si riassume spesso nelle tradizionali immagini della simbologia shintoista: l’onda, la carpa, la cascata, i fiori di ciliegio, ecc.

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