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Leggi vigenti in Italia sulla difesa personale e la detenzione di armi

Normativa vigente in Italia sulla difesa personale e la detenzione di armi

Un tema che nella lettura risulterà forse noioso e dettato dai tecnicismi giuridici, ma credetemi se vi dico che ogni artista marziale o praticante di sport da combattimento, dovrebbe conoscere tali disposizioni del Codice (civile e penale) se vorrà mettere in atto una difesa ritenuta legittima, almeno in questo Stato. Questa è solo un’infarinatura generale, ma abbastanza completa da risolvere ogni vostro dubbio riguardo la normativa vigente.

leggi difesa personale normativaComincio subito con una nota da rimarcare più e più volte, un articolo centrale per la comprensione di ciò che stiamo per trattare, ovvero l’articolo 2043:

Art. 2043 – Risarcimento per fatto illecito – Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

Ciò in parole povere significa con un esempio banalissimo: tiri un pugno in faccia (atto illecito, contrario alle norme) a qualcuno senza un motivo ? Gli devi pagare il dentista per la ricostruzione dei denti persi. (risarcimento del danno)

Questa norma è fondamentale, poiché ci rammenta che chi attacca o chi difende, se pone in atto un atteggiamento illecito, deve senza ombra di dubbio risarcire il danno.

Quali sono i concetti fondamentali che vi guideranno in questa lettura ?

  • La difesa – Deve essere NECESSARIA ed INEVITABILE. Ciò significa che non bisogna provocare o intentare/cedere a sfide.
  • Il pericolo deve essere attuale – Non possiamo attaccare a posteriori per rispondere a un’aggressione, altrimenti verrà valutata giuridicamente come ritorsione o vendetta.
  • La difesa personale è valida solo qualora l’aggressore non possa attaccare ulteriormente dopo che è stato reso inerme dai nostri attacchi.

  • Altro punto fondamentale è che l’aggressione deve essere INGIUSTA (contraria alla legge). Non basta cioè che qualcuno ci guardi in malo modo per poter mettere in atto la nostra difesa.

  • Proporzionalità – Se un aggressore ci attacca a mani nude, non possiamo rispondere con una pistola. La difesa deve essere proporzionale all’attacco.

Detto questo, passiamo a una carrellata di articoli del Codice Penale:

– il codice penale, agli art 614 e 52 e seguenti, prevede le SCRIMINANTI al divieto assoluto di ledere all’incolumità dell’altrui persona. In particolare, per scriminante:

– la scriminante è ispirata al brocardo latino “vim vi repellere licet” e la ratio va individuata nella prevalenza attribuita all’interesse dell’ ingiustamente aggredito piuttosto che all’interesse dell’aggressore.

L’istituto è specificatamente contemplato dal codice penale all’art. 52:

-Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

La legittima difesa implica necessariamente una aggressione e una reazione, sottoposte entrambe a determinate condizioni:

Aggressione:
– oggetto dell’attacco deve essere un diritto, qualunque esso sia indistintamente, di qualsiasi natura (il codice parla di «offesa»);
– la minaccia al diritto attaccato deve essere ingiusta, ovvero contraria all’ordinamento giuridico;
– deve sussistere un pericolo attuale: non basta la probabilità di un eventuale accadimento, potendo in tal caso il soggetto leso invocare l’intervento dello Stato, attraverso i suoi rappresentanti, i pubblici ufficiali.

Reazione:
-la reazione deve essere necessaria per salvare il diritto minacciato;
– la reazione deve essere proporzionata all’offesa.

_________________________

Con la legge 24 gennaio 2006 n. 59 è stato aggiunto un comma recante le disposizioni che seguono:

– nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La disposizione di cui al secondo comma (b) si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

La riforma del 2006 ha introdotto dunque una presunzione assoluta (iuris et de iure) di proporzione fra difesa e offesa, nei casi di reazione avvenuta durante la commissione di delitti di violazione del domicilio ed in presenza di un pericolo di aggressione fisica. Inoltre al domicilio sono equiparati i luoghi di esercizio di attività economiche.

Perché operi la presunzione di proporzione è necessario che ci si trovi:

– in uno dei casi previsti dall’articolo 614, commi 1 e 2 c.p.

– che colui che pone in essere la legittima difesa abbia il diritto di trovarsi in quel luogo

– che vi sia un pericolo per l’incolumità della persona

– che la legittima difesa sia operata attraverso un’arma o un altro strumento di coercizione legittimamente detenuto da chi la adopera.

Se manca anche una di queste condizioni la presunzione di proporzione non opera; ciò non toglie che la legittima difesa possa essere comunque riconosciuta se la proporzione tra difesa ed offesa è effettivamente presente (art. 52 comma 1 c.p.).

Gli articoli successivi al 52 del CP, disciplinano l’uso delle armi e le relative eccezioni e/o discriminanti.

Appendice: STATO DI NECESSITA’

aggressione strada leggi difesa personaleLo stato di necessità è una causa di giustificazione/scriminante prevista dal codice penale italiano all’art. 54:

– non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

La scriminante in esame presenta numerosi punti di contatto con la esimente della legittima difesa. Se ne differenzia tuttavia per due ordini di motivi:

– in primo luogo l’azione necessitata nella legittima difesa si rivolge contro l’aggressore, mentre nella causa di giustificazione di cui all’art. 54 si rivolge contro un individuo innocente, che non ha dato causa alla situazione di pericolo.

– in secondo luogo l’azione necessitata nella legittima difesa deve tendere a salvaguardare qualsiasi diritto, laddove nello stato di necessità deve mirare ad evitare il pericolo attuale di un danno grave alla persona.

Un’ulteriore definizione di SCRIMINANTE:

– con il nome di causa di giustificazione, o scriminante, o esimente, si designa l’insieme delle facoltà o dei doveri derivanti da norme, situate in ogni luogo dello ordinamento giuridico, la cui realizzazione determini la mancata configurazione della fattispecie di reato.

Se una norma impone o facoltizza il fatto penalmente rilevante, esso è lecito e non può essere irrogata alcuna punizione per esso.

NORMATIVA SULLE ARMI

Le armi sono distinte in categorie:

-da fuoco (a loro volta divise in comuni e da guerra);
-da taglio e da punta, de facto tutte le armi bianche;
-armi improprie.

Vi è poi una distinzione tra porto e trasporto. Il porto prevede una pronta disponibilità d’uso, il trasporto non la prevede: per quelle bianche e per quelle improprie il porto o trasporto prevede una giustificazione (o giustificato motivo).

nunchaku colpisce ko

Esempio —- > Nunchaku o altro: sono iscritto in una palestra dove è previsto l’uso di tali oggetti come pratica insita nella disciplina e vado ad allenarmi. In tal caso OK; altrimenti non vi è giustificazione.

Tutto ciò che e vendibile senza specifiche autorizzazioni (es. porto d’armi di qualsiasi natura esso sia) contempla la leicità del possesso nell’ambito della propria dimora (comprese le sue pertinenze) nonchè il traporto a seguito dell’acquisto nella dimora.

Esempio: Se porto un coltello ad affilare è ok. Non consiglierei, invece, di uscir di casa col coltello da affilare, andare al cinema, e poi dall’arrotino, per intenderci.

In ogni caso i riferimenti sono:

Secondo l’art. 4 L.110/1975 e art. 45 T.U.L.P.S. (Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza) -Regio Decreto del 6 maggio 1940 n.635, i coltelli di qualsiasi genere e dimensioni ( sia con lama chiudibile che con lama fissa ), le forbici, le accette, i punteruoli, gli attezzi sportivi per le arti marziale ecc… non sono considerate armi in senso stretto (salvodebite eccezzioni), ma bensì “strumenti” destinati ad un altro utilizzo quale sportivo e/o di lavoro.

La legge italiana distingue inoltre le armi bianche tra proprie ed improprie in base al combinato disposto dagli articoli 30 T.U.L.P.S. e 45 Regolamento T.U.L.P.S. e non rileva più la lunghezza della lama.

ADDENDUM:

Si segnala che con circolare 559C.7572.10179(17)1 il Ministero dell’Interno ha definito che i coltelli a scatto sono da considerare armi proprie, con tutte le conseguenze in ordine al loro regime giuridico.

In ogni caso il quadro normativo che spero sia completo:

Artt. 585, 697, 699, 704 c.p.

Art. 42 TULPS e artt. 45 e 80 del Reg. al TULPS

Art. 4 L. 18 aprile 1975 n. 110

Art. 13 L. 11 febbraio 1992 n. 157 (Legge applicativa sulla Caccia)

Ringraziamenti speciali all’amico Luciano per i chiarimenti su riportati

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