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Meditazione secondo Krishnamurti

Trattazione “a puntate” del pensiero filosofico di Jiddu Krishnamurti in merito alla meditazione

Krishnamurti meditazione trenoParte 1 – Tratto dagli scritti di Jiddu Krishnamurti: “L’ argomento che stiamo per affrontare richiede una mente capace di grande penetrazione. Dobbiamo cominciare da qui, dove siamo. Non possiamo andare lontano, se non cominciamo da molto vicino, se non sappiamo come fare il primo passo. La meditazione fiorisce nella bontà e può nascere soltanto da un cuore generoso.

Abbiamo parlato di un’infinità di cose che riguardano la vita, l’autorità, l’ambizione, la paura, l’avidità, l’invidia, la morte, il tempo. Se avete approfondito tutto questo, se avete ascoltato nel modo giusto, vi accorgerete di aver posto le basi di una mente capace di meditare. Se siete ambiziosi, non potete meditare; potete solo trastullarvi con l’idea della meditazione. Se la vostra mente è dominata dall’autorità, se è legata alla tradizione, se è abituata ad accettare e a seguire, non saprete mai che cosa significa meditare e quale straordinaria bellezza porti con sé …

Cercare nel tempo la propria soddisfazione distrugge la generosità. E voi avete bisogno di una mente generosa, di una mente ampia, piena di spazio; ma vi serve anche un cuore che sia capace di dare senza pensarci due volte, senza un motivo, un cuore che dia senza aspettarsi alcuna ricompensa. È necessaria quella spontaneità che consente di dare quel poco o tanto che abbiamo senza porsi dei limiti, senza tirare indietro la mano.

Se non c’è generosità, se non c’è bontà, la meditazione non è possibile; questo significa essere liberi dall’orgoglio, dall’ambizione di arrampicarsi sulla scala del successo, non pretendere minimamente di diventare famosi, significa morire in ogni momento della giornata a tutto quello che abbiamo accumulato. Solo questo è il terreno fertile nel quale la bontà può sbocciare e fiorire. La meditazione è la fioritura della bontà.

 

Affronterò il tema della meditazione facendo un passo per volta. Vi prego, non aspettatevi alla fine di avere una completa descrizione di come si fa a meditare. Quello che stiamo facendo ora fa già parte della meditazione.
La prima cosa da fare è rendersi conto del pensatore, senza cercare di eliminare la contraddizione che esiste tra pensatore e pensiero. Il pensatore è l’entità psicologica che ha trasformato in conoscenza la propria esperienza; frutto delle influenze ambientali che mutano costantemente, è un centro legato al tempo, che osserva, ascolta, sperimenta.

Se non capiamo la struttura, l’anatomia di questo centro, vivremo costantemente nel conflitto e una mente in conflitto non potrà in alcun modo capire la profondità e la bellezza della meditazione. Nella meditazione non può esserci alcun pensatore; questo significa che deve finire il pensiero, che è alimentato dal desiderio di ottenere un risultato. La meditazione non ha nulla a che fare con il conseguimento di un risultato, non dipende dal respirare in un determinato modo, dal concentrarsi sul proprio naso o dal risvegliare l’energia che consente di ottenere certe prestazioni.

Tutte queste cose sono assurdità infantili. La meditazione non è separata dalla vita. Mentre guidate la vostra automobile o siete seduti in autobus, mentre state chiacchierando senza fine o quando passeggiate da soli in un bosco e osservate una farfalla delicatamente trasportata dal vento, essere consapevoli di tutto questo, senza considerare una cosa più importante di un’ altra, fa parte della meditazione…” (continua, clicca qui)

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