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Meditazione secondo Krishnamurti 3

Terza parte del viaggio nei meandri del reale significato del meditare

krishnamurti meditazione menteParte 3 – (clicca qui per la parte 2) La verità è qualcosa di assoluto, di definitivo, di fisso? Ci piacerebbe che la verità fosse assoluta, qualcosa in cui potessimo trovare definitivamente un rifugio. Noi vorremmo che fosse qualcosa di permanente, a cui potessimo aggrapparci per essere felici. Ma c’è una continuità nella verità, che consenta di sperimentarla ripetutamente?

Ripetere un’esperienza significa coltivare la memoria. Nei momenti di calma mi può accadere di sperimentare una verità, ma se mi aggrappo a quest’esperienza, che ormai è un ricordo, e la faccio diventare qualcosa di fisso, di assoluto, ho ancora a che fare con la verità? La verità implica la coltivazione della memoria? Oppure si può scoprire la verità solo quando la mente è calma?

Quando la mente non ha più a che fare coi ricordi e non alimenta la memoria come centro necessario per riconoscere i fatti, ma è consapevole di tutto quello che dico e che faccio nelle mie relazioni, nelle mie attività quotidiane, quando vede la verità di quello che accade di momento in momento, si muove sulla via della meditazione. Può esserci comprensione solo quando la mente è calma, e la mente non può essere calma finché ignora se stessa. Questa ignoranza non si toglie di mezzo con una disciplina o sottomettendoci ad un’autorità, antica o moderna che sia. La fede in qualcosa crea soltanto resistenza e isolamento, e dove c’è isolamento non può esserci alcuna tranquillità.

 C’è tranquillità solo quando comprendo tutto quello che accade dentro di me, quando mi rendo conto delle varie entità, in conflitto tra loro, che costituiscono il “me”. Siccome questo è un compito estremamente difficile, noi preferiamo rivolgerci ad altri per imparare dei trucchi, che chiamiamo meditazione. La meditazione è il principio della conoscenza di sé; senza meditazione non abbiamo alcuna possibilità di conoscere noi stessi.

Meditazione significa svuotare la mente da tutte le sue immaginazioni, da tutto quello che ha costruito. Forse non volete farlo, ma non importa; limitatevi ad ascoltare. Se lo fate, scoprirete che nella mente può esistere uno spazio straordinario, uno spazio che è libertà. Fin dall’inizio dovete pretendere che in voi ci sia libertà; non rimanete in attesa, nella speranza che la libertà la troverete alla fine. Dovete scoprire che cosa comporta essere liberi nel vostro lavoro, nelle vostre relazioni, in tutto quello che fate. Allora vedrete che meditazione è creazione.

Noi usiamo la parola creazione con estrema facilità, senza pensarci molto. Un pittore dispone un po’ di colori sulla tela e si emoziona tremendamente; è il suo modo di sentirsi soddisfatto, è il mezzo che usa per esprimersi. Questo gli serve per guadagnare dei soldi o per aumentare la sua reputazione; lavora per il suo mercato, ma lui la chiama creazione. Tutti gli scrittori “creano” e ci sono scuole che insegnano a scrivere in maniera creativa. Ma niente di tutto questo ha davvero a che fare con la creazione.

Queste sono solo risposte condizionate di menti che vivono chiuse in una particolare società.
La creazione che intendo io è qualcosa di completamente diverso. Richiede una mente che sia in uno stato creativo e non importa se quello stato si esprime oppure no. Non ha molto valore esprimersi. Lo stato creativo non ha causa e la mente che è in quello stato muore, vive, ama in ogni momento.
Questa è meditazione.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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