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Io ho un sogno

Di Stefano Censi

Immagino tutti conosciate Martin Luther King e il suo discorso, rimasto famoso nella storia per le parole iniziali: “I have a dream”. Oggi ho deciso di scrivere un discorso simile, ma in riferimento al complicato mondo del Karate e delle arti marziali in generale. Non sono un bravo scrittore come lui e non voglio salire in cattedra, anche io sono umano! Spero solo che questo possa essere uno spunto di riflessione che vi possa aiutare nella pratica. 
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“Io ho un sogno. Io desidero che la pratica del Karate (come di ogni arte marziale) porti un allargamento di vedute al praticante, che questo con il tempo
impari a uscire dalla scatola e pensare fuori dagli schemi. Non voglio che si continui a seguire un maestro solo per il titolo che ha o per i pezzi di carta appesi al muro, ma per l’ispirazione e la raffinatezza tecnica che trasmette, per ciò che dice e fa ogni giorno. Non vorrei che si praticasse in maniera statica, senza mai cambiare e provare cose nuove. Osate! Come per un film, se non lo vedete non potrete mai esprimere un giudizio accurato e dare la vostra impressione (questo vale solo
 per i film seri però, i cinepanettoni sono solo pellicola da macero). Alla fine, quindi, se ciò che avete provato vi piacerà continuerete, altrimenti cambierete strada.

 

Io spero che ogni karateka nel mondo impari a non mettere il proprio stile, la propria federazione e il gruppo a cui appartiene sopra un podio, sminuendo e mancando di rispetto a tutti gli altri suoi “compagni di pratica”. La critica costruttiva non dovrebbe sfociare in questa competizione infantile de “il mio è meglio del tuo”. Non lasciamo che la polvere della superbia faccia chiudere i nostri occhi. Una critica non può essere un semplice elenco di difetti, ma deve contenere anche spunti di miglioramento e giustificazioni dell’errore. 

Io vorrei che fosse data l’occasione a chi desidera di partecipare ai giochi olimpici. È ovvio e normale che ci sia una percentuale di persone nel mondo (più o meno ampia) contraria all’entrata del Karate nelle olimpiadi, ma non possiamo lasciare che per questa avversione sia negata la possibilità a grandi atleti di gareggiare in una tale competizione. Io vi chiedo, o voi che siete contrari al Karate olimpico: “Nel vostro quotidiano, nella pratica di tutti i giorni, nel mangiare e nel dormire, nell’andare a lavoro o nel leggere un libro, nell’insegnamento e nell’apprendimento, l’entrata del Karate nelle olimpiadi vi danneggia? Vi crea qualche problema? Non riuscireste a dormire per questo? Stareste forse male fisicamente o non potreste più praticare?”. Se la risposta a queste domande è si, vi consiglierei comunque di meditare sulla vostra scelta di posizione.

Io sogno che non ci sia frammentazione, ma unione nella diversità. È indubbio che il Karate, come altre arti (marziali, figurative etc.) abbia sviluppato nel corso dei secoli molte ramificazioni, a cui oggi diamo il nome di scuole, famiglie, gruppi e così via. Seppur importanti, queste diversità non dovrebbero discussione1far nascere rivalità, dovrebbero piuttosto essere oggetto di scambi di opinione e momenti di arricchimento culturale. Il mondo è bello perché vario, non perché in disordine. Ognuno potrà continuare a praticare nella maniera che ritiene più consona alla propria persona, ma se si creerà un circolo di scambio tra i praticanti sarà un bene per tutti (il sito KarateSen e i numerosi gruppi sui social network ne sono un buon esempio). Noi pratichiamo Karate, né Shotokan, né Wado, né Kyoukushin o altro. Se rimanete troppo attaccati a uno stile non potrete mai “evolvervi” (c’è nessuno? Shu-Ha-Ri?).

In breve, vorrei che il karate aiutasse l’individuo a percorrere un viaggio che lo cambi in meglio, conoscendo nuove persone, culture, usanze, tradizioni. Che lo faccia diventare una persona migliore. Il Karate è un microcosmo, una “sala di prova” per il macrocosmo della vita di tutti i giorni. Pensate al dojo come a una chiesa. Sarebbe da ipocriti essere bravi e buoni cristiani solo perché una volta alla settimana vado a messa e ripeto a pappagallo una filastrocca, no? Per il karate è la stessa cosa. Dentro e fuori dal dojo dovreste comportarvi allo stesso modo. Capisco benissimo che potreste obiettare alla mia idea con la teoria delle maschere di Pirandello, ma dovete comunque cercare di dare il meglio di voi ovunque e con chiunque. Ovviamente nessuno è perfetto:

«Quando il tuo temperamento sale, abbassa i tuoi pugni – quando i tuoi pugni si alzano, abbassa il tuo temperamento.» – Chojun Miyagi”

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Sulla Via del nebuloso Do.

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