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Influenze esterne

Meditare vuol dire anche porre l’attenzione su se stessi, in un mondo frenetico e sempre più rumoroso. Allo stesso modo dobbiamo isolarci nel silenzio per poter sentire la nostra struttura psico-fisica.

meditazione karate erroriQuanti tipi di meditazione abbiamo visto anche solo di sfuggita, oppure di cui abbiamo sentito parlare, in un districato mondo alla ricerca di sè si è creata solo altrettanta confusione, in una miriade di scuole di pensiero. Qui proponiamo una analisi critica del modus faciendi di alcune pratiche.

Alcune di queste fanno parte del filone delle meditazioni guidate, ovvero quelle in cui il maestro attraverso la sua voce indica al praticante il percorso da seguire districandosi tra i suoi pensieri, proponendo delle immagini e delle sensazioni richiamate appositamente, al fine di rilassare il soggetto praticante, procurandogli quindi un senso di piacevolezza. Ancora ci sono dottrine che visualizzano determinate figure geometriche, un immagine o una divinità in particolare e focalizzano indubbiamente l’attenzione.

Altre correnti ancora invece ricorrono all’uso dei Mantra, ripetizione di singole parole o frasi sia per via vocale che mentale, che hanno la stessa funzione della pratica descritta prima, così che le parole scelte hanno determinate qualità sonore che durante la ripetizione permettono il lasciarsi andare.

Nessuna obiezione per quanto riguarda questi approcci, ma a mio avviso la meditazione è sinonimo di consapevolezza, di sapere cosa si stia facendo sia a livello inconscio che a livello conscio, una osservazione continua del nostro essere tuttuno tra mente e corpo, in un continuo scambio tra sensazioni interne ed esterne, un ascolto cosciente. Cosa c’è di sbagliato nelle altre pratiche ? Nulla ! Hanno senza dubbio degli aspetti benefici, ma poniamoci la questione alla luce della definizione della meditazione che abbiamo proposto la volta precedente (clicca qui). Con quel significato, il meditare necessita il penetrare nella propria struttura interna, la ripetizione dei mantra ad esempio può permettere il rilassamento, ma non agisce in modo diretto a comprendersi, assume quantomeno la funzione di un qualsiasi altro hobby, cioè lo staccare dalla routine quotidiana, ma alla fine torniamo in quel vortice avvolgente. Il nostro obiettivo invece è trasformarci, non all’improvviso, ma con un lento percorso da baco a farfalla, per avere effetti non passeggeri ma continuati e presenti in ogni momento della vita. Non denigriamo nessuna tecnica, ma quelle citate non rispondono alle domande fondamentali sulle quale dobbiamo indagare, per capire come siamo fatti, per poter trovare anche solo 5 minuti della nostra vita per chiederci “perché quella persona critica questo determinato mio atteggiamento ?”, se agiamo così, stiamo agendo sulla nostra struttura, realizziamo un problema, ne consideriamo le cause e tendiamo verso una soluzione, quest’ultima farà sì che possa avvenire questa lenta trasformazione, che sarà reale solo se ne avremo coscienza. La meditazione dunque non è espressione della fede (inteso dei suoi dogmi, la fede in se invece può essere grande fonte di risposte, ma occorre pur sempre il beneficio del dubbio) o del misticismo, ma dell’indagare nell’abisso della nostra mente, diventa un approccio di realizzazione.

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